Quante persone sarai stato tra 10 anni? Il successo è nascosto nel cambiamento
A volte la paura di sbagliare ci imprigiona dentro aree troppo circoscritte, perché genitori, scuola e lavoro ci ripetono di trovare il nostro destino
di Consuelo Sironi * e Giulio Xhaet *
4' di lettura
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Anno 2007. Il ricercatore di Harvard Todd Rose e il neuroscienziato Ogi Ogas si stanno dando da fare per capire quante persone soddisfatte della propria vita vivano un percorso lavorativo “tortuoso”. Ovvero, siano riuscite ad affermarsi in modo non lineare, iniziando con attività lontane da ciò che le avrebbe caratterizzate in futuro. Ex musicisti che hanno avuto successo come architetti. Ex designer divenuti famosi sommelier. Ex qualcosa, divenuti ex qualcos’altro, a volte qualcos’altro ancora, che solo dopo molti anni (se non decenni) di tentativi trovano l’attività in cui esprimersi al meglio.
Procedendo con i loro studi, Rose e Ogas rimasero sbalorditi. Nel saggio Dark Horse, ricordano: “Immaginavamo una sparuta minoranza di percorsi tortuosi tra le persone di successo e quelle più soddisfatte. Sorprendentemente, si sono rivelate la maggioranza”. Dopo innumerevoli interviste e resoconti, emerse l’elemento più curioso: tutti erano convinti di essere un’anomalia, un’eccezione.
Inoltre, chi si muove in tal modo incontra una verità molto semplice: le scelte di coloro che vivono intensamente la vita non rimangono sempre uguali, perché sono loro a non rimanere uguali. Solitamente, una persona tende a pensare di sé stessa che non cambierà molto nel corso della sua esistenza. E sbaglia. A dimostrarlo è stato lo psicologo Dan Gilbert, dopo 15 anni di ricerche.
Gilbert ha misurato preferenze, valori e personalità di 1.900 adulti tra i 18 e i 68 anni. Ad alcuni era stato chiesto di predire quanto sarebbero cambiati nel decennio a venire, ad altri di riflettere sui cambiamenti avvenuti nel decennio passato. Il primo gruppo riferì di aspettarsi ben pochi cambiamenti, mentre il secondo ne elencò innumerevoli. Elementi ritenuti un tempo immutabili erano radicalmente mutati: il tipo di vacanze desiderate, il genere musicale preferito, il carattere delle persone che si preferiva frequentare.
Ciononostante, i condizionamenti sociali, l’educazione ricevuta e le domande che ci fanno da bambini (argomento che abbiamo approfondito nell’articolo “Chi voglio essere, non cosa voglio fare”) possono ancorare il desiderio di carriera vincolandolo a un’unica strada, da intraprendere senza deviazioni. A volte l’ambizione, a volte la paura di sbagliare ci imprigionano dentro aree troppo circoscritte, perché il mondo del lavoro, i nostri genitori, la scuola ci ripetono di trovare il nostro destino, capire la nostra direzione, e tirare dritto.








