Comunicazione tra culture: delicato equilibrio tra dire e leggere tra le righe
Si può essere grandissimi comunicatori nel Paese di origine, ma risultare davvero pessimi quando ci si immerge in realtà diverse
di Giulio Xhaët *
4' di lettura
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Un giorno Erin Meyer, esperta statunitense di comunicazione interculturale, arrivò in un albergo di Nuova Delhi. Chiese al concierge un posto dove mangiare. “C’è un ottimo ristorante proprio alla sinistra dell’albergo. Si chiama Swagat. Non può sbagliare”. Erin uscì, ma non vide nessuna insegna di ristorante. “Non l’ha trovato?” Chiese stupito il concierge. “Attraversi la strada, il ristorante è vicino al mercato, sulla sinistra. Non può non notarlo!” Erin camminò alcuni minuti, ma non vide nessun mercato. Confusa, tornò di nuovo in albergo. “L’accompagno io”, si offrì il concierge. Dopo 11 minuti di cammino, oltre una grande banca e un negozio di frutta, videro l’insegna Swagat.
Erin pensò: “Perché non mi ha detto di camminare 9 minuti, attraversare la grande banca all’angolo e dopo un negozio di frutta di alzare lo sguardo per trovare l’insegna gialla del ristorante?”. Perché hanno due culture di comunicazione agli antipodi: l'americana è quella a più “basso contesto” al mondo. Quella indiana è una di quelle a più “alto contesto”. Come spiega la stessa Meyer nel suo libro La mappa delle culture, nelle culture a basso contesto una buona comunicazione è precisa, semplice e chiara. I messaggi sono espressi e compresi alla lettera. Le culture ad alto contesto invece, sono caratterizzate da una comunicazione sofisticata, sfumata e stratificata. I messaggi sono sia espressi sia da leggere tra le righe. Vengono spesso sottintesi, non detti apertamente.
Nei paesi a basso contesto, la responsabilità di far arrivare il messaggio è sul comunicatore: “Se non capisci, è colpa mia”. Nei paesi ad alto contesto, la responsabilità è condivisa: l’ascoltatore è allenato a leggere in modo profondo il contesto e il non detto tra le righe. Qui un buon comunicatore è bravo ad ascoltare quanto è bravo a parlare. Così accade che se vivi in una cultura è a basso contesto (ad esempio i paesi anglosassoni), potresti percepire un comunicatore ad alto contesto come riservato, poco trasparente, incapace di comunicare in modo efficace.
“Se le persone non dicono ciò che intendono, allora mentono.” Più sei d'accordo, senza se e senza ma, con questa affermazione, più sei a basso contesto.Se la tua cultura di appartenenza è ad alto contesto (ad esempio molti paesi orientali), potresti percepire un comunicatore a basso contesto come qualcuno che, in modo inappropriato, afferma l’ovvio (“Non c'era bisogno che lo dicessi, tutti abbiamo capito!”), o persino come supponente e paternalistico (“Ci parli come fossimo bambini!”).
La cosa forse più importante da ricordarsi, è che potreste essere ritenuti grandissimi comunicatori nel vostro Paese e cultura di origine, e risultare davvero pessimi quando comunicate immersi in altre culture. Tra gli elementi cangianti da una cultura a un’altra, inoltre, è dirimente considerare il modo con cui si conquista la fiducia di una persona negli ambienti lavorativi. In quanto, in alcuni Paesi, infatti, “ci si fida con la testa”. In altri “ci si fida col cuore”.








