Il paradosso del mindset

Quando la cultura della crescita rischia di diventare una gabbia

Lavorare sul mindset significa aumentare il benessere e la libertà di scelta, non solo i risultati

di Giovanna Prina*

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Negli ultimi anni la parola mindset è molto presente nel linguaggio manageriale. Non sempre con un significato univoco e chiaro.

Tendenzialmente il termine mindset viene interpretato come “approccio” o “atteggiamento mentale” che guida il modo in cui un team o un individuo interpreta le situazioni, prende decisioni e reagisce alle sfide presenti nel proprio contesto, di lavoro o personale.

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Ha a che fare con l’insieme di credenze e di convinzioni che ciascuno ha rispetto al modo di apprendere, di sviluppare nuove capacità, di sentirsi o essere efficaci nelle diverse situazioni.

È sia l’origine sia il risultato del modo in cui interpretiamo noi stessi e il mondo, ed influenza ciò che riusciamo a imparare, a costruire, a diventare.

All’interno di realtà in continuo cambiamento, un mindset positivo, capace di concentrarsi sulle soluzioni e non sui problemi è sempre più necessario. Le aziende quindi utilizzano diciture come mentalità di crescita o attitudine al miglioramento continuo per comunicare alle proprie persone l’importanza di un approccio flessibile, proattivo e orientato alla crescita e allo sviluppo delle capacità.

E questo è assolutamente condivisibile.

Il problema nasce quando questo concetto, nato in ambito psicologico e pedagogico per ampliare possibilità e fiducia nelle capacità di crescita e apprendimento di ciascuno di noi (per approfondire c’è il libro di Carol Dweck), viene semplificato e trasformato in un must: avere sempre e a tutti i costi un mindset di crescita, il cosiddetto Growth Mindset.

Se il mindset di crescita diventa un obbligo, si rischia di produrre esattamente l’opposto di ciò che si desidera. Le persone iniziano a recitare il mindset “giusto” e non a costruirlo realmente: cercano di mettere in atto un atteggiamento positivo verso le sfide, ma evitano quelle che potrebbero esporle troppo; dichiarano di accogliere il feedback, ma lo subiscono in silenzio; si mostrano entusiaste del cambiamento, ma interiormente accumulano stanchezza e sfiducia.

Dove non c’è spazio per ammettere fatica, dubbio, lentezza o paura, nasce resistenza. E la resistenza occultata è molto più pericolosa di una difficoltà dichiarata.

Inoltre, spesso oggi il mindset di crescita è presentato come la chiave del successo: una leva per ottenere performance migliori, carriere più rapide, risultati più ambiziosi e in alcune aziende diventa un criterio di giudizio. Se hai una mentalità di crescita, impari. Se impari, migliori. Se migliori, ottieni risultati.

Il messaggio esplicito è motivante. Quello implicito, però, può essere molto più duro: se non ottieni risultati, se non stai crescendo, se fai fatica a cambiare, se ti senti bloccato, il problema sei tu.

Tra l’altro, se l’unico scopo dichiarato è il successo personale nella professione e nella vita, chi non si sente motivato dall’affermazione continua di sé rischia di sentirsi fuori posto. Non tutti vivono la realizzazione nello stesso modo, con gli stessi ritmi o le stesse priorità.

Legare il valore del mindset solo al mondo dei risultati crea una gerarchia implicita tra persone “ad alto potenziale e di valore” e persone “meno motivate”.

In realtà il contributo più profondo di un lavoro sul mindset è un altro: aumentare il benessere psicologico e la libertà di scelta. Lavorare sul mindset non serve solo a raggiungere obiettivi più grandi, serve a:

• non identificarsi completamente con un errore

• non vivere ogni feedback come una minaccia

• non rinunciare a priori a opportunità per paura di non essere all’altezza

In questo senso, il mindset di crescita non è una corsa verso il successo. È una riduzione delle proprie gabbie interiori.

Un cambiamento di mindset quindi non può essere imposto; può però essere facilitato. E qui il ruolo dei manager è decisivo, poiché con le loro modalità possono creare un contesto per favorire davvero una mentalità di crescita. Un contesto dove:

• l’errore non umilia

• il feedback non etichetta

• la vulnerabilità non viene usata contro le persone

• i tempi di apprendimento sono rispettati

In un ambiente così, le persone iniziano spontaneamente a rischiare un po’ di più, a provare, a chiedere aiuto per crescere o cambiare approccio. Non perché devono dimostrare di avere il mindset “giusto”, ma perché si sentono abbastanza al sicuro da farlo.

Per lavorare sul proprio mindset, una persona ha bisogno di sentire che il punto in cui si trova ora non è un errore da correggere, ma una base legittima da cui partire.

Se il messaggio “devi sviluppare un mindset di crescita”, viene interpretato: “così come sei non vai bene”, la reazione naturale non è aprirsi: è difendersi.

Al contrario, quando il messaggio diventa “proviamo a capire insieme come affronti oggi le difficoltà, e cosa potrebbe aiutarti a stare meglio”, si crea uno spazio psicologico completamente diverso. Non si chiede di diventare un’altra persona, ma di ampliare gradualmente il proprio modo di stare nelle situazioni.

L’accettazione di ciò che si è e delle proprie reazioni è il terreno su cui può nascere un cambiamento autentico.

In questo modo possiamo passare da una retorica della crescita eroica a una reale attenzione sulla crescita delle persone. Un’attenzione che non divide tra persone evolute e persone bloccate, perchè consapevole che tutti, in momenti diversi, possiamo sentirci in difficoltà.

Lavorare davvero sul mindset significa aiutare le persone a vivere meglio il cambiamento, non giudicarle per come lo affrontano oggi. Significa ampliare possibilità, non creare nuove categorie di esclusione.

Quando il messaggio è “devi cambiare per avere valore”, nasce sfiducia. Quando invece è “hai valore anche ora, hai una storia di crescita alle tue spalle e puoi e sarai in grado di crescere ancora, oggi e in futuro”, nasce energia.

E, paradossalmente, è proprio da lì che il vero cambiamento di approccio comincia.

*Founder&Partner bbsette – Consulenza, Formazione e Giochi Professionali

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