Interventi

Costruire organizzazioni “human centric”

di Nicola Spagnuolo*

Business team analyzing financial documents, charts and graphs using digital tablets during a meeting to discuss company's performance and sales using data visualization tools

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Se per tutto il 2025, le ricerche di OMIT, l’Osservatorio sulla management Innovation, hanno indagato le dinamiche interne alle aziende, cercando, tra quelle più virtuose, più innovative e più di successo, quale fosse il loro segreto, o in termini accademici, quale fosse il processo di innovazione che seguivano per raggiungere un vero vantaggio competitivo arrivando all’assunto che queste avessero fatto dell’innovazione manageriale il loro punto di forza, nel 2026 facciamo un passo oltre.

Sull’ultimo quaderno dell’osservatorio, presentato a gennaio 2026, dal titolo HUMAN CENTRIC ORGANIZATION redatto da Vittorio D’Amato e Elena Tosca, vengono analizzati, tra gli altri, i dati del Report “State of the Global Workplace 2025” di Gallup, dati a dir poco sconfortanti.

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Nel 2024, solo il 21% dei lavoratori al mondo si sente engaged senza distinzione tra nazioni, settori e dimensioni aziendali e solo il 33% ritiene di svolgere un lavoro rilevante ed è fiducioso circa il futuro. A livello Europeo l’Italia non brilla per posizionamento. Si trova al 28° posto su 38 paesi, con una percentuale di 10% di lavoratori engaged. Dobbiamo andare in Uzbekistan per trovare il livello più alto in assoluto (45%).

Di fronte a questi dati, la necessità di un cambiamento risulta evidente: il senso d’urgenza di un cambiamento è palese. Abbiamo l’opportunità o forse la necessità di mettere le persone al centro delle organizzazioni e non di mettere persone dentro le organizzazioni come è stato fatto finora.

D’Amato e Tosca, parlano di Human Centric Organizzation come una conseguenza, quasi naturale, dell’innovazione manageriale. Le Aziende devono essere lette e indagate come organismi viventi in continuo divenire, in cui viene dato senso e significato a quello che si fa, dove le persone partecipano attivamente e incidono sulla creazione di valore in un futuro sostenibile per tutti.

Ogni organizzazione è, per sua natura, portatrice di una pluralità di obiettivi e attraversata da interessi differenti, la capacità di costruire organizzazioni sostenibili nel tempo risiede proprio nell’abilità di governare questi equilibri, trasformando i compromessi tra obiettivi interconnessi in scelte strategiche consapevoli.

Le organizzazioni devono saper esplicitare e condividere il proprio purpose, inteso come lo scopo più alto e generativo, e devono essere in grado di far si che tutti i membri dell’organizzazione lo riconoscano come proprio. Uno scopo che deve essere centrato sulle persone, sulla qualità delle relazioni e sulla capacità di liberare e valorizzare il potenziale umano in tutte le sue dimensioni.

Storicamente, molte organizzazioni hanno faticato ad adottare una guida fondata su uno scopo superiore, privilegiando una visione customer-centric orientata prevalentemente al profitto. Ne è derivata una frattura evidente tra l’esperienza riservata ai clienti e quella vissuta dal team, dai fornitori e da tutti coloro che dall’interno permettono all’azienda di raggiungere i propri scopi di business.

Le Human Centric Organization superano questa dicotomia, riconoscendo che persone, comunità e pianeta costituiscono un sistema interdipendente. Mettere davvero le persone al centro significa adottare una visione inclusiva, in cui ogni individuo contribuisce a creare valore per altri individui, nel rispetto dell’ambiente e delle relazioni che rendono possibile lo sviluppo sostenibile.

Le organizzazioni incentrate sulle persone non vedono alcun confine tra ciò che accade all’interno e all’esterno delle loro organizzazioni; vedono invece solo relazioni, interconnessioni e interdipendenze. Nessuna organizzazione è isolata dal resto. Il successo di ogni organizzazione dipende intrinsecamente dal contesto sociale, economico e ambientale più ampio, sia su scala locale che globale. Non si tratta di una teorica responsabilità sociale d’impresa, pratiche ecologiche o donazioni. Si tratta della piena comprensione che tutti i sistemi sono tra loro interconnessi.

Parafrasando Karl Weick, teorico dell’organizzazione le singole imprese collaborano, competono e co-evolvono con una molteplicità di attori privati e pubblici, dimostrando livelli crescenti di interdipendenza e interessi condivisi che permettono la creazione di nuovo e maggior valore

Diventare un’organizzazione incentrata sulle persone comporta una trasformazione fondamentale dello scopo e dei valori di un’organizzazione. Si tratta di qualcosa di più di un semplice cambiamento nei modi di lavorare, nelle competenze, nei processi o nelle infrastrutture; è un cambiamento nel motivo per cui veniamo a lavorare. Non vi è ombra di dubbio che una Human Centric Organization sia anche una Learning Organization.

Ma cos’è realmente l’apprendimento organizzativo e perché è indispensabile in una Human Centric Organization?

Apprendere significa valorizzare il capitale umano: incoraggiare l’apprendimento continuo, contemplare la possibilità di errore come parte del processo di apprendimento e occasioni per valorizzare ogni singolo contributo, considerando l’esperienza una fonte perenne di apprendimento.

Pensare un’organizzazione capace di implementare al suo interno la dimensione dell’apprendimento organizzativo vuol dire concepirla come un sistema aperto e dialogante non solo tra gli attori interni dell’organizzazione, ma anche tra questi e il più ampio contesto sociale, economico e ambientale.

L’idea di mettere le persone al centro non è un esercizio retorico o una moda passeggera è un impegno concreto che ridefinisce il modo in cui le organizzazioni crescono e si trasformano e rappresenta, oggi, una competenza manageriale imprescindibile.

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