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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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A guardarla prima dell'impianto, una protesi d'anca o di ginocchio sembra un pezzo di metallo inerte che, in quanto tale, potrebbe restare immutato per decenni all'interno del corpo. Ma non è così. Già all'indomani dell'intervento ortopedico infatti, le protesi d'anca e di ginocchio ingaggiano una sorta di guerra chimica e meccanica con l'organismo che le ospita e che non si arresta mai, nemmeno per un istante, nemmeno di notte.
Questo porta a una serie di conseguenze che concorrono all'usura della protesi e che ad un certo punto rendono necessario il reintervento. Ma quali sono i processi che più contribuiscono all'invecchiamento delle protesi ortopediche? Se lo è chiesto uno studio pubblicato su npj Materials Degradation (gruppo Nature), condotto dalla Western University e dal London Health Sciences Centre Research Institute (LHSCRI) in Canada, che ha analizzato oltre 240 componenti protesici di anca e ginocchio rimossi dai pazienti durante interventi di revisione.
Il laboratorio in cui è stato condotto lo studio, diretto da Matthew Teeter, professore alla Schulich School of Medicine & Dentistry, ospita la più grande collezione canadese di protesi d'anca, ginocchio, spalla e dentali rimosse dopo un fallimento.
Un vero e proprio archivio vivente della biomeccanica del corpo umano, che i ricercatori incrociano con reti di raccolta simili, attive in Australia, Stati Uniti e Slovenia. “Avere una protesi nel corpo cambia letteralmente la chimica del tuo organismo - spiega Yolanda Hedberg, professoressa di chimica alla Western University -. Puoi anche non avvertire dolore o altri sintomi, ma la tua chimica corporea si modifica in continuazione.”
Il colpevole principale di questo danno ha un nome tecnico un po' minaccioso: è la tribocorrosione (la ‘tribologia' è lo studio dell'attrito, dell'usura e della lubrificazione) che è ciò che accade quando movimento e reazioni chimiche vanno ad impattare sulla stessa superficie, nello stesso momento, moltiplicando così il danno, rispetto a quanto farebbe ciascuno dei due separatamente.