Camminare “consuma” le ginocchia? Ecco cosa dice la scienza e come proteggerle nel tempo
Il team dei dottori e degli esperti anti-bufale dell'Ordine nazionale dei medici risponde ai principali dubbi sulla salute
5' di lettura
I punti chiave
- Cos'è esattamente la cartilagine del ginocchio, e a cosa serve?
- Camminare “consuma” davvero la cartilagine?
- E invece la corsa o gli sport più intensi aumentano il rischio di artrosi?
- Il peso corporeo che ruolo ha nella salute delle ginocchia?
- È vero che anche il modo in cui è “strutturato” il ginocchio può predisporre all'artrosi?
- Cosa posso fare in pratica per proteggere le ginocchia nel tempo?
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Se dopo un'attività magari più intensa del solito compare qualche fastidio alle articolazioni, non è inusuale la scelta di molte persone di rinunciare a camminare o a fare sport per paura di “consumare” le ginocchia. Le prove scientifiche disponibili, però, non sostengono questa convinzione: il movimento non danneggia la cartilagine, anzi è necessario per mantenerla in salute. I problemi, quando ci sono, dipendono più spesso da altri fattori, come il peso corporeo, i traumi del ginocchio pregressi e a volte una biomeccanica sfavorevole del ginocchio o carichi troppo intensi e improvvisi.
Cos'è esattamente la cartilagine del ginocchio, e a cosa serve?
Il ginocchio è l'articolazione tra tre ossa: il femore, la tibia e la rotula. Le loro estremità sono rivestite da uno strato di cartilagine articolare, un tessuto liscio e resistente che funziona come un cuscinetto: riduce l'attrito tra le ossa quando si muovono l'una sull'altra e distribuisce il peso e gli urti a ogni passo, permettendo un movimento fluido. È composta soprattutto da acqua, che rappresenta circa l'80% del suo peso, da collagene e da proteoglicani - sostanze che trattengono acqua e danno al tessuto la capacità di sopportare la compressione - e contiene poche cellule, chiamate condrociti, che mantengono questa struttura nel tempo. Una caratteristica importante è che la cartilagine non ha vasi sanguigni né terminazioni nervose: riceve nutrimento soprattutto dal liquido sinoviale, il fluido che lubrifica l'articolazione, e proprio per questo, da sola, non è la fonte diretta del dolore quando qualcosa nel ginocchio non funziona bene.
Camminare “consuma” davvero la cartilagine?
No, l'attività fisica abituale e adeguatamente dosata non “consuma” la cartilagine e anzi contribuisce a mantenere in salute l'articolazione. Uno studio internazionale che ha seguito oltre 5.000 persone per un periodo tra 5 e 12 anni non ha trovato alcuna associazione tra il dispendio energetico legato a camminata, bicicletta e sport amatoriali e la comparsa di artrosi radiografica, di artrosi dolorosa o di dolore articolare di nuova insorgenza. Anzi, il carico meccanico moderato regola l'attività delle cellule della cartilagine e ne favorisce il mantenimento nel tempo; è un carico che supera la soglia di tolleranza del tessuto, non il movimento in sé, a poterne favorire il danneggiamento.
Un fastidio occasionale dopo uno sforzo insolito, per questo motivo, è comune e non indica necessariamente un danno alla cartilagine, che - come abbiamo visto - non ha terminazioni nervose e quindi non è la fonte diretta del dolore. Diverso è il caso di un dolore persistente, di un gonfiore, di cedimenti o di un blocco articolare: in queste situazioni è opportuno rivolgersi al proprio medico di medicina generale.
E invece la corsa o gli sport più intensi aumentano il rischio di artrosi?
Per la corsa amatoriale i dati sono rassicuranti: in uno studio condotto nell'ambito della Osteoarthritis Initiative su oltre 2.600 persone, chi aveva una storia di corsa amatoriale non presentava un rischio maggiore di artrosi sintomatica del ginocchio rispetto a chi non correva. Il discorso cambia quando si parla di attività fisica molto intensa e prolungata negli anni: una revisione sistematica ha rilevato che un carico cumulativo molto elevato di allenamento si associa a una maggiore probabilità di artrosi precoce di ginocchio e anca, mentre l'attività sportiva moderata e amatoriale ha un effetto degenerativo minimo e non risulta collegata a un'artrosi tale da richiedere un intervento di protesi. Su questo tema la letteratura non è del tutto concorde: una revisione più recente ha osservato una relazione tra livelli di attività fisica molto elevati e un aumento del rischio di artrosi del ginocchio rispetto a livelli moderati, pur segnalando che servono ulteriori studi per stabilire con precisione quale tipo, dose e durata di esercizio siano più sicuri. Nel complesso, il fattore che sembra contare di più non è il movimento in sé, ma l'eccesso di carico ripetuto nel tempo.







