Agroalimentare

Promozione all’estero e taglio produttivo le leve per far ripartire il vino

Al Forum della Cucina Italiana focus sul settore vitivinicolo penalizzato dai dazi di Trump e dalle offensive anti alcol. Importante per l’Italia anche una riduzione ragionata della produzione

di Giorgio dell'Orefice

 IMAGOECONOMICA

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«C’è una ricerca Ikea che ci fornisce indicazioni importanti per il futuro del vino. Secondo questa ricerca dalle case anche degli italiani e in particolare dei giovani è scomparso il tavolo della cucina. Si mangia in piedi, sul divano, persino a letto. Ma sempre meno a tavola. In questa ottica se vogliamo raccontare ai consumatori, e in particolare ai giovani, che il vino va bevuto ai pasti facciamo attenzione. Potrebbe rivelarsi una strategia sbagliata».

Un settore in difficoltà

Nel racconto del presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi nel corso del primo “Forum della Cucina Italiana” organizzato a Manduria (Taranto) da Bruno Vespa in collaborazione con Ice Agenzia e Comin & Partners ci sono tutte le perplessità sul futuro dei produttori di vino made in Italy. Un settore che ha pagato un prezzo salato (si stima circa 300 milioni di euro in mano di mancate esportazioni negli Usa) ai dazi del presidente Trump e allo svantaggioso cambio euro dollaro. Certo non è stato aiutato negli ultimi anni dall’offensiva salutista che ha assimilato il vino alle altre bevande alcoliche senza differenziare tra abuso e consumo moderato e legato ai pasti. E ora guarda con preoccupazione anche al nuovo complesso scenario internazionale che rischia di penalizzare il settore con nuovi rincari dei costi dell’energia e dei trasporti.

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Promozione e ricerca di nuovi mercati all’estero

Una chiave per cercare di dare una risposta efficace è di certo la promozione e in genere la ricerca di nuovi mercati all’estero.

«Il vino è uno dei settori su cui più ci stiamo concentrando – ha aggiunto il presidente di Ice Agenzia, Matteo Zoppas – anche perché c’è stato nei mesi scorsi un tavolo di crisi a Palazzo Chigi presieduto dalla Premier, Giorgia Meloni. Con la nuova rafforzata dotazione di risorse attribuita a Ice stiamo mettendo in piedi una nuova progettualità che punta all’apertura di nuovi mercati. Una leva importante può essere rappresentata dagli accordi commerciali stretti dalla Ue con Mercosur, India e Australia. Intanto a Vinitaly di quest’anno ci sarà un incremento del 20% dei buyer esteri».

Antinori: riportare le deleghe del Turismo al ministero dell’Agricoltura

«Di sicuro la promozione all’estero è la strada da battere – ha aggiunto la presidente del Gruppo vini di Federvini, Albiera Antinori – anche utilizzando come volano il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Unesco. Un’altra possibilità potrebbe venire da un possibile ricongiungimento delle deleghe del ministero del Turismo con quelle dell’Agricoltura. Una strada che già era stata percorsa quando a via XX Settembre era ministro Centinaio e che a mio avviso potrebbe tornare utile in un frangente come l’attuale. Senza dimenticare che le motivazioni legate all’enogastronomia sono uno dei principali driver del turismo straniero nel nostro Paese».

Frescobaldi: è necessario anche ridurre la produzione

«Fermi restando tutti gli sforzi per stimolare la domanda – ha concluso Lamberto Frescobaldi – io sono convinto che sia necessario lavorare sul lato dell’offerta. Produciamo ancora troppo vino che poi facciamo fatica a collocare sul mercato. Occorre stoppare la realizzazione di nuovi vigneti e ridurre drasticamente le rese produttive che in alcune aree del paese raggiungono il valore monstre di 400 quintali a ettaro. Capisco che si tratti di un tasto dolente per molti produttori ma una realtà della quale dobbiamo prendere atto. Dobbiamo produrre meno per riportare il settore in equilibrio».

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