Usa

Trump sospende Project Freedom: stop alla missione a Hormuz

Il presidente ha fermato l’operazione militare per riaprire lo stretto lanciata il giorno prima dopo il passaggio di soli tre vascelli. E promette «grandi progressi» verso un accordo con l’Iran

di Marco Valsania

Il presidente Usa Donald Trump. REUTERS/Evan Vucci REUTERS

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Project Freedom, la nuova grande operazione navale americana per riaprire lo stretto di Hormuz, è durata solo un giorno o poco più. Il presidente, nell’ultima giravolta a sorpresa sulla guerra con l’Iran, ha decretato ieri notte una «pausa» della missione, che prevedeva scorta e protezione di vascelli commerciali da parte della flotta americana nell’attraversare lo strategico corridoio marittimo.

La decisione ha aperto un nuovo giallo sulle prossime mosse nella crisi. Trump ha detto che la pausa sarà per un «breve periodo di tempo» e ha evocato «grandi progressi» verso un accordo con l’Iran, senza fornire ulteriori dettagli. Ha fatto sapere di voler vedere se è possibile finalizzarlo. Continuerà però immutato, ha aggiunto, il blocco dei porti iraniani.

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Certo è che Preoject Freedom era riuscita in realtà a far passare da lunedì soltanto tre navi e che lo stretto è rimasto di fatto paralizzato dalle minacce e dal fuoco incrociato tra Teheran e Washington. I dubbi sulla sua efficacia, i suoi costi e i suoi rischi erano cresciuti con il passare delle ore.

Un’unica via di uscita

L’impasse nel conflitto, secondo numerosi analisti americani e internazionali, lascia in realtà un’unica via d’uscita: un compromesso che consenta almeno all’apparenza a entrambi, Washington e Teheran, di salvare la faccia. Se si materializzerà, tra una Casa Bianca parsa spesso confusa e un regime repressivo iraniano decimato ma indurito, resta un’incognita tutta da risolvere.

Non è la prima volta, oltretutto, che Trump parla di accordi imminenti, finiti poi in un nulla di fatto. La tregua formalmente ancora in corso era scattata per dare spazio a negoziati finora rimasti elusivi. E interrogativi potrebbero restare anche successivamente: se un’intesa sarà chiara e solida e se i risultati inizialmente ipotizzati dall’amministrazione americana, negare a Teheran ogni strada verso il nucleare e eliminare le sue capacità missilistiche, saranno più vicini o al contrario più lontani. Senza contare se davvero il commercio globale attraverso Hormuz potrà mai tornare quello di prima.

Pete Hegseth: "Gli Stati Uniti non cercano lo scontro per lo Stretto di Hormuz"

Trump contraddice Rubio e Pentagono

Nell’annunciare via social media l’ultima svolta Trump, oltretutto, ha messo in dubbio il livello di coordinamento nella sua amministrazione. È parso contraddire sia il suo Segretario di Stato Marco Rubio che i vertici del Pentagono, i quali solo pochissime ore prima, avevano cantato le lodi di Project Freedom come nuova e duratura strategia alla quale dedicarsi per piegare l’Iran. Rubio aveva definito la missione come sostitutiva di Epic Fury, dichiarando la fase dei combattimenti ormai conclusa (nonostante gli scontri a Hormuz negli ultimi due giorni). Il Capo degli stati maggiori riuniti delle forze armate, generale Dan Caine, al fianco del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, aveva da parte sua affermato che la guerra non era in ripresa e che gli Usa avrebbero continuato a scortare navi attraverso Hormuz nei prossimi giorni.

Rubio è sembrato particolarmente spiazzato. Nelle sue dichiarazioni dalla Casa Bianca vestiva i panni di consigliere di sicurezza nazionale del presidente, l’altro cappello che indossa accanto a quello di capo della diplomazia. Altrettanto scomodo in questo momento: è incaricato di ricucire i rapporti con il Vaticano con un viaggio a Roma dopo gli attacchi di Trump a Papa Leone. Peccato che Trump abbia rilanciato le sue intemperanze nelle ultime ore, affermando che Leone consegnarebbe la bomba atomica a Teheran e metterebbe a rischio la vita dei cattolici in tutto il mondo.

Il cambio di marcia di Trump sull’Iran, se non sarà seguito da sviluppi davvero decisivi nella soluzione del conflitto, potrebbe anche dare risalto ad altre critiche arrivate dall’Europa. Su tutte quelle del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, che, suscitando le ire della Casa Bianca, ha di recente definito la guerra in Iran priva di obiettivi, con il regime iraniano che umilia gli Stati Uniti.

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