Sovrapposizione tra identità
Nelle generazioni precedenti di professionisti esisteva una sovrapposizione tra identità professionale e personale: «Sono Avvocato, sono Commercialista».
Attualmente prevale invece un’identità diffusa, con il bisogno di sperimentare identità diverse e conseguente difficoltà a impegnarsi in scelte definitive, in un periodo indefinito di moratoria che allontana dal raggiungimento di una stabile identità. Oggi il significato attribuito al lavoro è cambiato radicalmente e nella gerarchia dei valori esistenziali il lavoro rappresenta soltanto una delle voci e nemmeno una tra le prime. Ciò mette in crisi il nostro modello economico, il welfare e anche il nostro modello di vita.
Le libere professioni per loro stessa natura si presentano da sempre come un cammino lungo una vita intera che richiede: pazienza (soddisfazioni non immediate), impegno, abnegazione, sacrificio di parte della propria vita privata, investimento a lungo termine su se stessi, prospettiva temporale che trascende il presente.
Divario tra valori
La sfida per attrarre i talenti e garantire un futuro alle professioni sarà ridurre il divario esistente tra i valori di cui sono portatori i giovani in riferimento al lavoro e ciò che il mondo delle professioni richiede: ripensare il ruolo del professionista declinandolo secondo linee di interpretazione più moderne e maggiormente in sintonia con le nuove sensibilità di cui i lavoratori, soprattutto i più giovani, si fanno portatori.
Serve un patto intergenerazionale tra professionisti e futuri professionisti che preveda investimento sui giovani, orientamento, borse di studio, riconoscimento di equo compenso per garantire competenza, formazione, etica e deontologia.