Le previsioni sui consumi

Prodotti per la tavola, elettronica e abbigliamento: più acquisti per Natale ma la parola d’ordine è rigore

A farsi sentire sul settore degli acquisti è il peso dell’inflazione

di Davide Madeddu

A modern smartphone shop with many different new phones

2' di lettura

2' di lettura

La parola d’ordine è il rigore. Anche se, a farla da padrone saranno i prodotti per la tavola. Poi l’elettronica e per finire l’abbigliamento. Il tutto con una speranza: riuscire a compensare le perdite che si sono registrate negli ultimi mesi a causa dell’inflazione e degli aumenti legati a ciò che avviene nello scenario internazionale. È il sentimento diffuso tra gli operatori che vedono, proprio nelle ultime settimane dell’anno, un’occasione per provare a invertire un percorso che, soprattutto nei mesi precedenti, non è stato particolarmente positivo e dove resta ancora vivo il timore di nuovi rincari.

Un andamento negativo

«I dati sulle vendite pubblicati da Istat indicano un andamento negativo di alcuni settori del retail non food quali elettronica, abbigliamento e scarpe e accessori - premette Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione -. Anche le ultime rilevazioni sulla fiducia dei consumatori confermano un trend negativo, certamente influenzato anche dai drammatici eventi internazionali». Cautela quindi, anche in vista del periodo che invoglia i consumatori a fare maggiori spese. «La preoccupazione principale delle persone riguarda la sfera economica, le prospettive occupazionali e gli effetti sulla propria situazione familiare - aggiunge Buttarelli -. In vista della fase finale dell’anno, così importante per le imprese del largo consumo e non solo, questi segnali sono preoccupanti e fanno prevedere una contrazione dei consumi, in particolare per il settore non alimentare e per gli acquisti non essenziali».

Loading...

Il peso dell’inflazione

A farsi sentire sul settore degli acquisti è sicuramente il peso dell’inflazione che, come sottolinea Mariano Bella, responsabile dell’Ufficio Studi di Confocommercio, parla di un campo con forti di elementi di debolezza.

«Le previsioni sono al ribasso - dice -, c’è una debolezza dei consumi e negli investimenti per il 2024».

Parte da ottobre il responsabile dell’ufficio studi per arrivare poi a dicembre e sottolineare che «l’inflazione ha fortemente minato il potere d’acquisto delle famiglie» che hanno rinunciato a spendere su abbigliamento «con il caldo che ha disincentivato a fare acquisti», ma anche su elettronica ed elettrodomestici. Dopo i black friday e black week ora si guarda all’ultimo sprint. «I numeri sono e saranno sgradevoli - sottolinea - confidiamo in un certo recupero che non sarà sufficiente a invertire la rotta o a cambiare un dato già negativo, ma quantomeno a rendere meno pesante la botta».

I conti in tasca

Afare i conti con gli aumenti e con tutto quello che ruota non ci sono solo le famiglie ma anche le imprese che oltre ai costi di produzione, molto spesso, devono pagare mutui e fidi.

«A dicembre se consideriamo costi energetici, mutui e spese varie, il 90 per cento di quello che si guadagna se ne va - dice l’avvocato Marco Festelli, presidente di Confconsumatori -, inoltre c’è il rischio di una seconda ondata di aumenti, molto simile a quella che abbiamo visto questa estate». C’è un altro aspetto che Festelli evidenzia: «A parità di spese dello scorso anno ci sarà una minore quantità di prodotto, perché il peso dei rincari si farà sentire e inciderà sia sulle scelte delle persone sia sulle imprese».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti