Priolo, decreto del governo per l’amministrazione fiduciaria
L’ipotesi è seguire il modello della raffineria tedesca Rosneft: non si tratta di una vera e propria nazionalizzazione
di Carmine Fotina
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Avanza l’idea di salvare la raffineria di Priolo con un passaggio temporaneo sotto la gestione statale. Non una vera nazionalizzazione, secondo quanto si è ricostruito al momento da fonti coinvolte, ma un procedimento simile a quello adottato dalla Germania per le raffinerie Rosneft.
Una norma potrebbe approdare al consiglio dei ministri forse già il 30 novembre, o a quello della settimana successiva, con la possibile forma del decreto legge. Ci sono comunque ancora valutazioni dei ministeri coinvolti: Imprese e made in Italy, Ambiente e sicurezza energetica oltre all’Economia che mantiene una certa prudenza. La soluzione è complessa, tecnicamente si tratterebbe di una forzatura giuridica ma in un eventuale confronto con la Commissione il governo potrebbe far valere appunto il precedente tedesco dell’amministrazione fiduciaria. A questo si ispira un emendamento del senatore siciliano Antonio Nicita (Pd), preparato per il Dl Aiuti quater, ma il cui schema di massima potrebbe coincidere almeno nelle linee principali con l’intervento che il governo studia d’urgenza.
Isab, proprietaria di due raffinerie nel cuore della zona industriale di Siracusa, fa capo alla russa Lukoil e rischia di chiudere stretta nella tenaglia tra il mancato credito delle banche, che temono sanzioni indirette, e l’embargo del petrolio russo da raffinare che scatta il 5 dicembre.
La strada della nazionalizzazione
Al momento la nazionalizzazione, cioè l’acquisizione diretta del pacchetto di controllo societario da parte dello Stato italiano, sembra una strada molto ardita. Si lavorerebbe invece, mutuando la legge tedesca sulla sicurezza energetica, innanzitutto, come in Germania, ad estendere l’attuale campo di applicazione del «golden power», cioè i poteri speciali da parte del governo, per applicarli ad atti e delibere anche diversi e precedenti a un’operazione di cessione.
Rilevanza strategica nazionale
Poi, laddove sia dimostrato che è a rischio la continuità operativa, gli impianti, considerati un’infrastruttura critica di rilevanza strategica nazionale, potrebbero essere sottoposti a un regime di amministrazione fiduciaria temporanea (ad esempio la proposta di Nicita prevederebbe 6 mesi prorogabili al massimo fino a un anno). In sostanza, l’ipotesi normativa prevede una sorta di commissariamento statale a tempo. Durante questo periodo la proprietà potrebbe continuare a valutare eventuali offerte di cessione, che sono in questa fase caldeggiate dal governo: contatti, anche mediati da advisor, sarebbero in corso ma occorre tempo per valutarne la praticabilità.








