Anniversario

«Prima le fabbriche»: il modello Friuli a 50 anni dal terremoto

Il sisma del 1976 colpì 279 aziende industriali, fermando il 40% del sistema produttivo udinese - Il ricordo di Paolo Fantoni

di Barbara Ganz

Nella foto scattata l’11 maggio 1976: al centro Gianni Agnelli, all’epoca presidente di Confindustria, in vista allo stabilimento Snaidero a Majano. Alla sua destra Rino Snaidero, fondatore dell’azienda e Rinaldo Bertoli allora presidente dell’Associazione degli Industriali di Udine, oggi Confindustria Udine

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Paolo Fantoni aveva 18 anni: ricorda bene la notte del sisma, i rumori delle case crollate, la distruzione della fabbrica di Gemona: «Solo più tardi abbiamo saputo che era crollata anche quella di Osoppo, dove lavoravano 350 persone. Il giorno dopo mio padre e alcuni operai erano già in azienda, per ricostruire. L’8 maggio abbiamo dato comunicazione che gli stipendi del mese erano a disposizione,come segnale di fiducia. Due roulotte facevano le veci rispettivamente della direzione e dell’ufficio del personale».

La ricostruzione

Lo stabilimento di Osoppo è stato sostituito da uno nuovo, già in costruzione all’epoca del sisma: il sito distrutto ha completato la riconversione a metà degli anni Ottanta e oggi ospita la produzione di pannelli per il gruppo, che è arrivato a 1.100 addetti, di cui 700 proprio a Osoppo. La scelta fondamentale «fu quella di sistemare la popolazione in tendopoli per evitare l’emigrazione di massa e tenere le persone vicine alle fabbriche», ricordano oggi gli imprenditori simbolo delle aziende ripartite dalle macerie.

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Cinquant’anni dopo, il Friuli ricorda il terremoto, che il 6 maggio 1976 colpì la regione devastando un’area di 5.700 chilometri quadrati, interessando 137 comuni e circa 600mila abitanti. Nell’area epicentrale crollarono o furono irrimediabilmente danneggiate circa 17mila abitazioni, causando 989 morti, oltre 3mila feriti e 100mila senza tetto. Furono colpite 279 aziende industriali, di cui 166 associate all’Associazione degli industriali friulana, con oltre 10mila dipendenti. Circa il 40% del sistema produttivo udinese si fermò.

6 maggio 1976, il terremoto in Friuli

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Prima le fabbriche

Fra le realtà colpite grandi aziende come la Snaidero di Majano e la Pittini di Osoppo. «Il Friuli dimostrò che, mettendo al primo posto la ripresa economica e produttiva, si ricostruisce non solo il tessuto materiale, ma anche quello sociale», sottolinea Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine. In prima fila allora l’Associazione degli Industriali della Provincia di Udine – oggi Confindustria Udine – con un ruolo centrale svolto dal sistema imprenditoriale nella rinascita del territorio che «quella notte perse tutto, ma non la determinazione. Gli imprenditori non si arresero: riaprirono le fabbriche anche in locali di fortuna, mantennero i posti di lavoro e posero le basi per una ricostruzione che divenne modello nazionale. Una ricostruzione ‘oltre la dimensione dell’esistente’ mutuando una frase di Andrea Pittini», ricorda Pozzo.

«È intorno alle fabbriche che bisogna ricostruire, ma prima dobbiamo farle sopravvivere fornendole di uomini e mezzi», fu il principio guida espresso allora dal presidente dell’Associazione Rinaldo Bertoli e che divenne il pilastro del “Modello Friuli”. Con le presidenze, successive, di Rinaldo Bertoli, Gianni Cogolo e Andrea Pittini l’associazione svolse un ruolo forte, a sostegno delle imprese del territorio: aprì tre giorni dopo la scossa una sottoscrizione che raccolse oltre 3,5 miliardi di lire, destinati a prefabbricati, alloggi per lavoratori e strutture di emergenza. Promosse soluzioni concrete come l’occupazione provvisoria, la lavorazione in conto terzi e accordi con banche e sindacati. Grazie all’impegno di Confindustria nazionale, con la visita del presidente di allora, Gianni Agnelli, furono chiesti e ottenuti prestiti a tasso zero e interventi rapidi. Le imprese edili associate diedero vita al Consorzio Corif, che divenne interlocutore unico per la realizzazione delle infrastrutture.

In poco più di un anno, la riattivazione produttiva fu praticamente completa. A fine 1978, i posti di lavoro industriali nelle zone terremotate non solo furono recuperati, ma aumentarono di circa 2mila unità (+10%). Tra il 1971 e il 1981, le unità industriali in provincia di Udine crebbero del 44,7% e gli addetti del 26,7%, con una spinta decisiva proprio dalle aree più colpite. All’indomani del terremoto a mobilitarsi furono anche i tecnici di Autovie Venete, immediatamente a disposizione della macchina di emergenza: in particolare, fu grazie alla sottoscrizione dei dipendenti della Concessionaria autostradale che a Magnano in Riviera fu costruito un posto medico per prestare i primi soccorsi alla comunità colpita dal sisma.

La nascita dell’università

«Il terremoto poteva essere la fine di tutto e, invece, è stato un inizio», è la riflessione del rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari: «Si inserisce qui la storia del nostro Ateneo. Il sisma poteva seppellire gli sforzi di chi da qualche anno rivendicava con forza un’università in Friuli, ma ciò non accadde». Al contrario, la popolazione e le istituzioni si mobilitarono da subito per raggiungere le 50mila firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per la nascita dell’Ateneo. Le firme furono circa 125 mila, molte delle quali raccolte nelle tendopoli post terremoto. «Grazie a questo sforzo collettivo, il Friuli ottenne l’Università con una norma contenuta nella prima legge organica di finanziamento della ricostruzione - ricorda il rettore -. La norma istituì e diede avvio all’“Università degli Studi di Udine”, l’unica in Italia nata per volontà popolare, che iniziò l’attività accademica il 1° novembre 1978».

Il programma

A Gemona del Friuli, in onore delle vittime del terremoto, si celebra oggi la ricostruzione del Friuli nel più alto momento istituzionale di questo cinquantesimo anniversario.

La cittadina nel pomeriggio accoglierà il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Il Capo dello Stato atterrerà alla base aerea di Rivolto intorno alle 16. Prima tappa della sua visita sarà l’omaggio al memoriale delle vittime del sisma, in cimitero. Da lì Mattarella si sposterà al Cinema Teatro Sociale dove alle 17 è previsto il Consiglio regionale straordinario.

In sala oltre trecento persone: inclusi i sindaci dei comuni terremotati, rappresentanti del mondo istituzionale, militare, accademico, della magistratura e delle categorie economiche. Un maxischermo è stato allestito in piazza del Ferro, e meteo permettendo è previsto nel pomeriggio un sorvolo delle Frecce Tricolori.

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