Cronaca nera

Presunto omicida di Villa Pamphili: indagini su identità e misteri

Le indagini svelano doppia identità e movimenti sospetti del presunto killer di Villa Pamphili a Roma.

Aggiornato elle ore 13:10

Per gentile concessione di Chi l'ha visto, Rexal Ford, il 46enne americano fermato ieri in Grecia per l'omicidio della bimba di pochi mesi trovata morta sabato scorso a Villa Pamphili e soppressione del cadavere della madre della piccola, fotografato con la bambina in braccio il 5 giugno due giorni prima del ritrovamento dei corpi.

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Anche due mesi per estradizione se coinvolti Usa

Si restringe alla nazionalità ucraina o russa l’attività di indagine degli inquirenti per accertare l’identità della donna trovata morta nel parco di Villa Pamphili a Roma il 7 giugno scorso.

Gli investigatori, coordinati dalla Procura, stanno cercando di ricostruire quando la donna è arrivata in Italia, assieme a Rexal Ford,

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il cittadino americano di 46 anni fermato sull’isola greca di Skiathos e accusato della morte della bimba di sei mesi, il cui corpo è stato trovato a circa 200 metri da quello della madre. La ragazza, circa 30 anni, secondo alcuni testimoni si faceva chiamare Stella.

Nel capo di imputazione, contenuto nel mandato di arresto europeo, viene contestato l’omicidio volontario per strangolamento con l’aggravante della minore età della vittima e occultamento di cadavere. Le altre aggravanti, come quello del legame di parentela, potranno essere contestate solo quando verrà accertato tramite esame del Dna che Ford sia effettivamente il padre della piccola.

Sul fronte delle procedure per l’estradizione, gli inquirenti stimano in almeno una ventina i giorni necessari ma se il fermato si opporrà e chiederà di essere estradato negli Stati Uniti i tempi si potrebbero allungare fino a due mesi.

Entro una settimana il californiano, intanto, dovrà comparire davanti al giudice ellenico.

L’uomo, in base a quanto si apprende, dopo il fermo è stato trasferito in carcere a Volos, città che affaccia sul golfo di Pagaseo.

L’americano a Roma si presentava come produttore cinematografico e due giorni prima del ritrovamento dei cadaveri era stato fermato dalla polizia con la piccola che indossava una tutina rosa, del tutto simile a quella trovata dalle forze dell’ordine in un cassonetto dell’immondizia.

Sono ancora in corso le verifiche sul suo conto bancario e sulle transazioni effettuate tramite carta di credito. Una attività che potrà fornire elementi per accertare se effettivamente Ford e la donna abbiano soggiornato a Malta prima di raggiungere l’Italia.

Il nome del presunto killer

Nei registri anagrafici degli Stati Uniti, Rexal Ford - il presunto responsabile della morte della bimba trovata a Villa Pamphili a Roma e dell’occultamento del corpo della madre - sarebbe registrato con un nome diverso da quello che compare sul passaporto, risultato però autentico.

E’ quanto afferma un servizio del Tg1 nel quale si sostiene anche che il Dna dell’uomo arrestato in Grecia è già stato inviato ai laboratori della Polizia scientifica. Il Dna servirà per accertare se Ford, come ha detto, è il padre della bambina.

Presto la richiesta di estradizione alla Grecia

Le autorità italiane formalizzeranno presto la richiesta di estradizione alla Grecia per avviare l’iter del trasferimento di Rexal Ford, che al momento è recluso in un istituto penitenziario ellenico.

Gli inquirenti stanno ancora raccogliendo in queste ore tutti gli elementi che possano contribuire a dare piena sostanza alle gravi accuse a carico del 46enne californiano arrestato in Grecia per l’omicidio della bimba di pochi mesi trovata morta una settimana fa a Villa Pamphili e per la soppressione del cadavere della madre della piccola.

Gli investigatori, in possesso del suo smartphone, stanno passando al setaccio tutti gli spostamenti del 45enne californiano, tracciando il tragitto attraverso i rilievi sulle celle telefoniche mentre nuovi elementi potrebbero arrivare dall’analisi del contenuto del cellulare, lo stesso che ha permesso agli investigatori di arrivare a lui.

Sotto la lente di ingrandimento ci sono anche i movimenti bancari di Ford, che vagava tra mense e mercati rionali come un clochard ma possedeva anche una carta di credito, con la quale ha acquistato i biglietti aerei per fuggire in Grecia dopo la morte della piccola.

Il giallo dell’altro nome di Rexal Ford

Un’altra stranezza è quella individuata dal Tg1: nei registri anagrafici degli Stati Uniti, l’uomo sarebbe registrato con un nome diverso da Rexal Ford, che è invece quello che compare sul passaporto, risultato autentico.

Un ulteriore punto da verificare, mentre una certezza potrebbe arrivare già tra lunedì e martedì: il Dna di Ford è già nei laboratori della Polizia scientifica e a breve si saprà se, come ha detto alle pattuglie che lo avevano fermato prima del ritrovamento dei corpi di madre e figlia, la bambina sia sua figlia.

Subito dopo il momento dell’arresto, Ford non avrebbe ancora fatto alcun riferimento a quanto accaduto alla donna: una pista - ancora da verificare - porterebbe a un matrimonio celebrato a Malta, attraverso cui si potrebbe quindi risalire all’identità della donna.

In queste ore la questura di Roma ha anche diffuso le immagini dell’arresto di venerdì scorso nell’isola di Skiathos, che mostrano il 45enne scortato dagli agenti greci e italiani fuori dagli uffici di polizia e fatto entrare in un’auto.

Al termine delle procedure di identificazione le forze dell’ordine hanno dato esecuzione alla notifica del mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria italiana a seguito delle indagini coordinate dalla Procura capitolina.

Rexal Ford in Italia non prima di 20 giorni

L’uomo potrebbe essere trasferito in Italia non prima di una ventina di giorni, ma prima i capi di accusa dovranno essere passati al vaglio dei giudici ellenici, per la verifica della richiesta di estradizione e la conformità con la legge greca e le convenzioni internazionali.

E non si può ancora del tutto escludere l’altra variabile: Ford potrebbe anche essere consegnato agli Usa nel caso in cui le autorità degli Stati Uniti ne facessero richiesta.

Intanto emergono con il passare delle ore anche dei particolari che potrebbero fornire una precisa motivazione per la quale forse il californiano si trovava in Italia: l’uomo, che probabilmente aveva notato la sua omonimia con un suo connazionale impegnato nel campo cinematografico internazionale, si era anche lui presentato in giro come sceneggiatore.

Per questo avrebbe anche fornito a una casa produttrice romana il progetto di un film da girare a Firenze, nella speranza che fosse finanziato. Del resto, almeno fin da aprile scorso, ci sono tracce di Rexal Ford nel nostro Paese, assieme alla sua presunta moglie e alla bambina.

Non si può escludere perciò che durante questi mesi i tre possano aver fatto tappa anche in altre città, pur non risultando registrati in alcuna struttura alberghiera.

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