Non solo Hormuz

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa: Italia particolarmente penalizzata in caso di blocco di Bab el-Mandeb e Suez

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, è intervenuto in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sul decreto missioni

di Andrea Carli

Hormuz, Europa pronta alla missione: Francia, Italia e Londra in campo

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Non c’è solo la crisi dello Stretto di Hormuz a minacciare le rotte marittime commerciali e di approvvigionamento energetico. Una eventuale chiusura di altri due colli di bottiglia come Bāb el-Mandeb, lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, e il Canale di Suez rischierebbe di determinare una crisi sistemica per l’economia internazionale e la logistica globale, «penalizzando in particolar modo l’Italia e gli altri paesi rivieraschi del Bacino del Mediterraneo, e producendo effetti ben più ampi rispetto agli shock energetici che hanno accompagnato le guerre del Golfo».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

È quanto ha messo in evidenza il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. Intervenuto mercoledì 17 giugno in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato nell’ambito dell’esame congiunto della deliberazione del Consiglio dei ministri relativa alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per il 2026, adottata il 14 maggio, il generale ha messo in evidenza alcuni elementi che danno delle chiavi di lettura sul panorama geopolitico attuale.

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Dopo l'intesa Usa-Iran traffico navale ancora bloccato a Hormuz

Portolano: «Il problema non riguarda solo Hormuz»

Il primo: «La crisi tra Israele, Iran e Stati Uniti ha reso evidente come Teheran sia un attore regionale capace di incidere simultaneamente sugli equilibri del Golfo Persico e del Medio Oriente, sulla libertà di navigazione e sulle dinamiche di sicurezza che interessano direttamente anche il Mediterraneo Allargato. In tale quadro, lo stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei punti più sensibili dell’intero sistema economico globale», ha affermato.

Tuttavia, ha immediatamente aggiunto, «il problema non riguarda soltanto Hormuz. L’ingresso al Mediterraneo Orientale è infatti caratterizzato dall’attraversamento di due ulteriori choke points (letteralmente “colli di bottiglia, ndr), Bāb el-Mandeb e Suez, e la loro eventuale inibizione, anche non contemporanea, determinerebbe non solo effetti nell’ambito del sistema di approvvigionamento energetico, quanto anche sul piano del traffico mercantile dei container, lasciando il Mediterraneo accessibile dal solo stretto di Gibilterra».

Gli effetti di una eventuale inibizione di Bāb el-Mandeb e Suez

«Ciò - ha continuato Portolano - determinerebbe una crisi sistemica che colpirebbe l’economia e le catene della logistica globali, penalizzando in particolar modo l’Italia e gli altri paesi rivieraschi del Bacino del Mediterraneo, producendo effetti ben più ampi rispetto agli shock energetici che hanno accompagnato le guerre del Golfo. L’evoluzione del conflitto tra Usa, Israele e Iran, che ha portato ad una significativa riduzione dei transiti marittimi attraverso lo stretto di Hormuz, continua ad essere caratterizzata da minacce connesse allo stretto di Bāb el-Mandeb. In questo senso, voglio ricordare che sopra la superficie del mare transita attraverso Bāb el-Mandeb poco meno del 15% del traffico commerciale marittimo e circa il 10% del traffico energetico globale».

L’evoluzione del conflitto tra Usa, Israele e Iran, che ha portato ad una significativa riduzione dei transiti marittimi attraverso lo stretto di Hormuz, continua dunque «ad essere caratterizzata da minacce connesse allo stretto di Bāb el-Mandeb. In questo senso, voglio ricordare che sopra la superficie del mare transita attraverso Bāb el-Mandeb poco meno del 15% del traffico commerciale marittimo e circa il 10% del traffico energetico globale. Questo Stretto, tuttavia, è la porta d’ingresso al canale di Suez, dove passa il 40% circa dell’interscambio commerciale dell’Italia. Non meno rilevanti sono i fondali del Mar Rosso, che ospitano 15 delle principali dorsali digitali del cablaggio globale, rese vulnerabili dalla concentrazione imposta dai due chock points. Analogamente, la situazione nel Medio Oriente continua a richiedere particolare attenzione».

Il contesto: «Ridotta la distanza tra luogo crisi e suoi effetti»

Più in generale, Portolano ha posto l’accento sul fatto che le tensioni registrate nell’area mediorientale «hanno richiesto il rafforzamento della postura operativa da parte di alcuni contingenti e l’impiego di assetti navali e di difesa aerea destinati a contribuire alla sicurezza di partner regionali della Nato e alla tutela della libertà di navigazione, mentre gli eventi che hanno interessato le basi britanniche a Cipro e la base statunitense di Incirlik, nel sud della Turchia, hanno confermato, semmai ve ne fosse ancora bisogno, che si è fortemente ridotta la distanza geografica tra il logo tra il luogo in cui si sviluppa una crisi e le aree in cui si manifestano i suoi effetti».

Hormuz, «da tempo siamo inseriti in una coalizione di volenterosi»

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha anche fatto il punto sulla Stretto di Hormuz. «Da tempo siamo inseriti e lavoriamo in una sorta di coalizione di volenterosi attualmente capeggiata da UK e dalla Francia - ha affermato -. In questo contesto esiste una sorta di pianificazione prudenziale, una pianificazione prudenziale che comunque deve assolutamente riferirsi poi ad un quadro di stabilità nell’area e a un accordo di pace, un accordo di pace tra le parti. Noi siamo pronti, siamo pronti però a seguito dell’endorsement da parte del Parlamento della missione qualora questa poi dovesse essere autorizzata. Questa missione prevederebbe dalla parte italiana l’impiego di due cacciamine che abbiamo preposizionato a Gibuti ma anche di un’unità di scorta e di una unità di supporto logistico che andrebbe poi a coordinarsi e a cooperare con tutte le unità, tutte le componenti marittime all’interno di questa “coalizione dei volenterosi”».

«Serve coordinamento con Atalanta e Aspides»

«Naturalmente - ha aggiunto Portolano - dal punto di vista militare ho evidenziato con i colleghi della “coalizione dei volenterosi” la necessità che vi sia un forte coordinamento tra questa operazione e quelle già esistenti nell’area dell’Unione Europea, mi riferisco all’operazione Atalanta e ad Aspides. Una forte cooperazione con loro così come da parte nazionale anche un forte legame con tutta la componente della difesa italiana che attualmente è schierata nei paesi riveraschi del Golfo in supporto ai paesi che hanno chiesto nel settore della difesa aerea un incremento delle loro capacità, quindi è un sistema complesso e coordinato che poi costituirebbe la struttura di questa missione».

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