Proseguendo la panoramica in ordine di traffici, il Pireo, nel 2025, ha movimentato 4,64 milioni di teu, segnando un calo del 3,1%; mentre le tonnellate di merci non sono conteggiate ma storicamente (secondo l’Athens stock exchange) si aggirano tra 60 e 70 milioni di tonnellate. Il porto greco sta risentendo fortemente sia della crisi di Suez che di quella di Hormuz; e il fatto che la sua port Authority sia controllata, al 67%, dalla compagnia statale cinese Cosco, che concentra sotto il suo controllo un gran numero di asset strategici (tra cui anche direttamente i moli II e III del Pireo) è guardato con preoccupazione dai Paesi dell’area Nato.
Gioia Tauro nel 2025 ha totalizzato 4,49 milioni di teu, con una crescita del 14%, confermandosi primo porto container italiano di trasbordo. Pur essendo, nel Mediterraneo, un terminal di transhipment molto competitivo, si registra che una quota, molto elevata, di container non entra nell’economia italiana; il retroporto industriale è notevolmente sottodimensionato, per non dire quasi inesistente; il traffico genera meno valore urbano rispetto a Valencia, Genova o Trieste; la dipendenza da Msc e dalle strategie di rete del gruppo, poi, rappresenta contemporaneamente una forza e un rischio di concentrazione.

Porto di Genova (Adobe Stock)
Restando in Italia, il porto di Genova nel 2025 ha movimentato 2,4 milioni di teu (-1,6%), che salgono però a 2,99 milioni (+6,3%) se si conteggia anche il terminal di Savona-Vado che fa parte della stessa port Authority. Mentre le tonnellate di merci sono state 46,6 milioni a Genova (-1,71%) e salgono a 62,9 milioni con Savona (-0,8% sul 2024). Lo scalo ligure è il porto più completo in Italia, sotto il profilo urbano, commerciale e logistico, con container, traghetti, crociere, cantieristica, industria, servizi marittimi, accesso al sistema produttivo del Nord Italia. E se, da un lato, lo scalo non sembra aver sofferto particolarmente per la crisi in Medio Oriente (che anzi ha favorito un aumento dei traffici), dall’altro, registra criticità sotto il profilo dello sbocco, sia ferroviario che, soprattutto, autostradale delle merci, in particolare verso l’Ue, a causa delle pesanti carenze della rete viaria Ligure.
Passando in Francia, Marsiglia-Fos ha spostato, nel 2025, 1,45 milioni di container (+0%) e 74 milioni di tonnellate di merci (+5%). Rappresenta il sistema portuale mediterraneo in cui il tonnellaggio è maggiormente legato a un sistema industriale ed energetico complesso, con terminal petroliferi, raffinazione, petrolchimica, siderurgia, depositi, Gnl, logistica, collegamenti ferroviari; nonché l’asse fluviale del Rodano. Inoltre, è uno dei principali hub europei d’approdo dei cavi sottomarini di telecomunicazioni.
Infine Trieste, che è caso a sé. A fronte di un traffico container esiguo, di 681mila teu, tra l’altro in flessione del 19,05%, e di una movimentazione di merci di circa 60 milioni di tonnellate (+0,72% sul 2024), il porto continua a spingere sui suoi punti di forza, ferrovie e autostrade del mare, nonostante stia accusando gli effetti dei blocchi negli stretti. Nel 2025 le unità ro-ro transitate sono state oltre 317mila (+7,42%), grazie anche all’attivazione di nuove linee marittime con la Turchia. Il che conferma il ruolo del porto come hub di riferimento per i rotabili tra Mediterraneo ed Europa centrale. In crescita anche il ferro: il sistema di Trieste e Monfalcone ha movimentato 11.600 treni (+3,85%) e il solo porto giuliano 7.939 treni (+1,65%). Trieste, dunque, si configura come lo scalo italiano più strategico per energia (col terminal petrolifero Siot e i depositi costieri); collegamenti con Austria, Germania meridionale ed Europa centrale; accesso ai mercati continentali; ruolo nel corridoio Baltico-Adriatico; e, come si è detto, ferrovia.