Le incognite
Ci sono però, ricorda Signorini, «alcune incognite. Una su tutte è rappresentata dall'impatto sul porto del cantiere per la demolizione del Morandi e per la ricostruzione del nuovo ponte. Ad esempio, il parco ferroviario del Campasso è completamente zona di cantiere. E l'area gate di Ponente del porto oggi viene utilizzata da Fincantieri per stoccare gli impalcati delle campate del nuovo ponte». Si tratta di due delle aree su cui l'Adsp aveva in programma lavori che «subiranno ritardi e impatti perché la precedenza viene data alla costruzione del ponte».
Tra i fondi messi sul tavolo dalla manovra Genova, comunque, ci sono anche quelli per il supporto all'intermodalità e per il ristoro delle imprese di autotrasporto danneggiate dagli effetti sulla viabilità del crollo. «Abbiamo acquisito - dice Signorini - 892mila domande (corrispondenti più o meno ad altrettanti viaggi, ndr) da 640 imprese». Quelle ammesse sono 625mila e l'operazione «sarà replicata per il biennio 2019-2020».
Le aziende colpite
Da quanto risulta dalla relazione inviata alla presidenza del consiglio, dal commissario delegato per l'emergenza, Giovanni Toti, sono 2.058 le aziende (in zona rossa/arancione, verde e in altre zone limitrofe), che hanno segnalato alle istituzioni di aver subito danni (ai sensi del dl 109/2018, poi convertito nella legge 130/2018) per il collasso del Morandi. E l'ammontare complessivo degli importi per quei danni è di 359,1 milioni di euro.
La condizione da ottemperare per i rimborsi, prevista dall’articolo 4 del dl 109, è però che l'azienda abbia subito un decremento del fatturato, mentre la maggior parte delle imprese, in particolare delle 1.385 situate nelle zone rossa e verde, ha prevalentemente segnalato un maggior incremento di costi e di altre oneri aggiuntivi e per il personale. Alla fine quindi, sono solo 400 circa le aziende delle zone rossa e verde che potranno accedere, impegnandoli interamente, ai 10 milioni di fondi disponibili (attualmente sono stati già erogati circa 3 milioni).
Le criticità
Come segnala il documento del commissario, dunque, sono numerose le criticità sulla distribuzione dei contributi segnalate dalle imprese. Nel mirino, in particolare, il breve periodo considerato dal decreto (dal 14 agosto al 29 settembre 2018) per valutare l'effettivo calo del fatturato, ritenuto non congruo in quanto il decremento è stato riscontrato anche nel medio–lungo periodo ed è a tutt'oggi riscontrabile. Le imprese rilevano inoltre la non considerazione dei maggiori costi relativi a oneri di produzione, logistica, spese di trasporto e costo personale. E la Camera di commercio di Genova, insieme ad altre associazioni di categoria, è in prima linea per arrivare a una modifica di queste clausole.
La zona franca urbana
È vero, d'altra parte, che il ministero dello Sviluppo economico, il 19 luglio scorso, ha pubblicato gli elenchi dei soggetti ammessi alle agevolazioni previste per la zona franca urbana istituita (per opera in primis dell'ex viceministro del Mit, Edoardo Rixi) in virtù dell'articolo 8 del decreto 109. Si tratta di oltre 330 aziende. Per la zona franca sono stanziati 10 milioni nel 2018, 50 nel 2019 e 50 nel 2020.
«Abbiamo chiesto al Governo, che ne ha preso atto – afferma Maurizio Caviglia, direttore generale della Cciaa – una rimodulazione degli interventi ideati a favore delle imprese. A parità di risorse, potrà esserci una diversa proposta dei commissari Toti e Bucci per dare contributi anche alle imprese che finora non ne hanno presi perché hanno subito un incremento dei costi e non un decremento del fatturato. Il bando della zona franca, ad esempio, ha impegnato finora 53 milioni. Ce ne sono circa altrettanti disponibili». L'obiettivo è di far rientrare anche questi fondi nella rimodulazione.
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