Innovazione industriale

Pomodori pelati con raggi infrarossi e ultrasuoni: così si risparmia energia e acqua

Ricerca dall’Enea e dall’Università di Salerno per ottimizzare e rendere più efficiente la pelatura industriale dei pomodori

di Davide Madeddu

Industria alimentare.  Salsa di pomodoro rosso in scatole di latta in una fabbrica alimentare. (AdobeStock)

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L’obiettivo è ridurre i consumi dell’industria del pomodoro. Il tutto, attraverso l’impiego di nuove tecnologie più efficienti e in grado di abbattere i costi dell’energia termica. È quanto prevede il progetto messo a punto dall’Enea e dall’Università di Salerno per ottimizzare e rendere più efficiente la pelatura industriale dei pomodori.

La ricerca (i risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Sustainabily) è stata portata avanti in un’azienda in provincia di Salerno che lavora circa 60 mila tonnellate di pomodori all’anno, e riguarda una valutazione comparativa degli impatti energetici, economici e ambientali tra i metodi di pelatura tradizionali e tre tecnologie innovative che vengono effettuate con infrarossi, ultrasuoni e riscaldamento ohmico (il processo termico in cui il calore viene generato all’interno dell’alimento attraverso il passaggio di una corrente elettrica).

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Nell’industria di trasformazione del pomodoro, le tecniche di pelatura più diffuse sono ancora quelle a vapore e con liscivia. Nonostante la pelatura a vapore sia considerata l’alternativa più ecologica rispetto a quella chimica, come sottolineano dall’Enea, «può produrre frutti più molli, con minore consistenza e maggiore perdita di prodotto (15% rispetto al 13,6%). Inoltre, entrambi i metodi comportano un elevato consumo di energia e di acqua e generano ingenti volumi di acque reflue che, 1nel caso della pelatura chimica, sono anche inquinate».

«Per rispondere a queste criticità la ricerca si sta orientando verso tecniche di pelatura innovative e sostenibili capaci di migliorare l’efficienza, la resa e la qualità del prodotto e ridurre al minimo sprechi e impatto ambientale - sottolinea Giovanni Landi, ricercatore del Laboratorio soluzioni integrate per l’efficienza energetica dell’Enea e coautore dello studio insieme alla collega Miriam Benedetti e a Gianpiero Pataro ed Elham Eslami del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno -. Le soluzioni che proponiamo in questo studio rappresentano valide alternative o complementi alle tecniche tradizionali, aprendo la strada a una trasformazione dell’industria agroalimentare più efficiente e sostenibile».

Lo studio evidenzia che i nuovi metodi migliorano il grado di “pelabilità” dei pomodori con un aumento della capacità produttiva (2,6-9,2%) e una riduzione dello scarto (16%-52%) rispetto alle tecniche tradizionali. Sul fronte ambientale la pelatura con tecnologia a infrarossi (denominata anche“pelatura a secco”), «risulta il metodo più ecocompatibile perché riduce l’uso di energia elettrica e termica, grazie alle radiazioni infrarosse che riscaldano rapidamente la superficie del prodotto, favorendo il distacco della buccia senza ricorrere all’uso di acqua o sostanze chimiche». Questo trattamento evita la produzione di acque reflue e risulta più veloce, meno dispendioso e con un ridotto spreco di pomodoro (9,8%).

«Nonostante i chiari vantaggi economici e ambientali derivanti dall’adozione delle nuove tecnologie di pelatura - argomenta il ricercatore - persistono criticità legate al controllo di parametri fondamentali come la temperatura dell’emettitore IR, la distanza tra il prodotto e la sorgente di calore e il tempo di esposizione». Per il ricercatore il ricorso ai nuovi metodi di pelatura «possono incentivare le aziende di trasformazione del pomodoro a valutare soluzioni tecnologiche più efficienti e sostenibili».

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