Ciclismo

Pogacar infrange l’ultimo tabù vincendo la Milano-Sanremo

Peccato per Filippo Ganna, rimasto indietro quando la squadra di Tadej, la potentissima Uae, ha usato Isaac Del Toro per lanciare il capitano a una ventina di chilometri dal traguardo

di Dario Ceccarelli

Tadej Pogacar (SLO) Ansa

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Prima o poi era destino. Lo si sapeva. Non poteva sfuggirgli all’infinito. Ma incredibilmente, quindi da vero Marziano, l’ha presa quando stava perdendola. Dopo una brutta caduta a 32 d chilometri da Sanremo prima della Cipressa, il penultimo strappo prima del traguardo.

Tutto graffiato sul fianco sinistro, con maglietta e calzoncini a brandelli, Tadej Pogacar, 27 anni, il Cannibale con la faccia da ragazzo, è risalito in bici e a poco a poco, ha riacciuffato tutti riprendendo la testa del gruppo in vetta. Un bolide insanguinato e pieno di lividi che viaggiava a doppia velocità degli altri, gli umani a due ruote.

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Questo inseguimento, questa rincorsa disperata ma lucidissima, è stato il vero lasciapassare per la sua prima vittoria alla Milano Sanremo. Il resto, la nuova fuga sul Poggio, con l’inglese Pidock sempre alle sue costole anche nella successiva discesa fino alla volata di via Roma, è venuto di conseguenza, come su un piano inclinato. Il più era fatto. Certo il testa a testa tra i due è stato magnifico, ma il copione era già scritto. La Sanremo, la penultima classica monumento mancante allo sloveno, non poteva più sfuggirgli. E quella mezza ruota di vantaggio su Pidock, l’ha solo certificata. Come a dire: scusate signori, ma io sono di un’altra categoria. Ora mi manca solo la Parigi-Roubaix, ma state tranquilli che vincerò anche quella. Non lo dubitiamo. Il Marziano finora ha sempre avuto ragione.

Stupenda questa Milano-Sanremo! Il bello di questo campione, vincitore della Classicissima con la maglia iridata (l’ultimo era stato Beppe Saronni nel 1983), è che con i suoi numeri rende ogni corsa sempre più spettacolare. Vero che alla fine vederlo sempre davanti può diventare noioso (anche il caviale stanca…) però ogni volta, quasi per dare più suspense, s’inventa qualcosa di nuovo, di non programmato, un azzardo per alzare l’asticella dell’ignoto.

Non gli basta più, seminare gli avversari a metà corsa come alle Strade Bianche: no, troppo facile, troppo scontato, figuriamoci. Questa volta, è un paradosso, ci mette anche l’handicap di una brutta caduta ad Imperia, quando ormai il gruppo viaggia come un treno per posizionarsi davanti prima della resa dei conti. In questa caduta, tra l’altro, è finito a terra anche l’altro grande favorito, Mathieu Van Der Poel, primo nel 2025, grande cacciatore di classiche. Ma l’olandese, pur rialzandosi velocemente, deve aver patito l’imprevisto perché poi, quando sul Poggio si è ritrovato faccia a faccia con Pogacar e Pidock, al primo scatto dello sloveno ha perso subito terreno facendosi poi riassorbire, alla fine della salita, dal gruppo inseguitore. Forse Vdp era semplicemente meno in forma dell’anno scorso. O forse il Marziano è stato ancor più Marziano, difficile capire.

Comunque l’unico che è riuscito a tenergli testa fino a venti centimetri dal traguardo, è stato Tom Pidock. Il britannico, fresco vincitore dell’ultima Milano Torino, ha fatto una corsa straordinaria, obbligando Pogacar a stare in guardia fino all’ultima pedalata. Ha perso di un pelo, di mezza ruota, sia perché ormai non ne aveva più, sia perché gli sembrava già un miraggio esser lì, resistendo a tutti gli strappi di Pogacar e al ritorno del gruppo, trascinato dal belga Van Aert, terzo a quattro secondi dal vincitore. Anche il belga, caduto rovinosamente pure lui, merita una citazione speciale per aver risalito il gruppo con una forza straordinaria che, diversamente, avrebbe potuto utilizzare per vincere. Ma con i se non si fa nulla, neppure la storia del ciclismo che ora vede, dopo una così lunga ricorsa, il nome di Tadej Pogacar nel suo albo d’oro.

“Non è stata la vittoria perfetta perché ho riportato delle ferite che richiederanno del tempo per essere curate” ha commentato lo sloveno. “Sono ancora incredulo di aver vinto questa corsa pazza. Ci metterò un po’ a realizzarlo”

Cosa si può ancora dire di questo straordinario campione ? Beh, che questa è la sua undicesima classica monumento. Le ha vinte tutte tranne la Parigi- Roubaix, la corsa delle pietre che si correrà in aprile. Amando le sfide impossibile, è facile che Tadej proverà a cimentarsi anche in questa impresa, magari passando prima per il Giro delle Fiandre. Davanti allo sloveno, nella top ten delle classiche, c’’è solo Eddy Merckx, l’unico avversario che, almeno nella storia del ciclismo, lo tiene a distanza. Eddy di Classiche ne ha vinte 19, tra le quali sette Milano-Sanremo. Ecco, forse, questo settebello, è un primato che difficilmente il Marziano riuscirà a strappargli. Anche se con Pogacar è meglio evitare pronostici azzardati.

Peccato per Filippo Ganna, rimasto indietro quando la squadra di Tadej, la potentissima Uae, ha usato Isaac Del Toro per lanciare il capitano a una ventina di chilometri dal traguardo. In quel frangente Ganna si è perso. Ci consoliamo con tre italiani (Andrea Vendrame, Matteo Trentin, Edoardo Zambanini) tra i primi dieci. Piuttosto che niente, meglio piuttosto.

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