Milano-Sanremo 2026

Ciclismo, la nuova sfida epica tra Pogacar e Van Der Poel nella Classica di Primavera

La storica corsa ciclistica italiana si prepara a un duello mozzafiato tra i due campioni, mentre gli italiani inseguono un successo che manca dal 2018

di Dario Ceccarelli

Inaugurazione a Sanremo, sulla pista ciclabile sotto Corso Imperatrice, della Walk of Fame dedicata ai protagonisti delle Classicissime, Sanremo, Italia  (Foto di Massimo Paolone/Lapresse)

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La Sanremo è la Sanremo, dicono con un sospiro i suoi incrollabili estimatori. Nonostante tutti i cambiamenti tecnologici e climatici, sociali e storici, e il veloce passaggio dai vecchi protagonisti ai nuovi fenomeni come Pogacar e Van Der Poel, la Classica di Primavera che si corre questo sabato 21 marzo con partenza da Pavia e arrivo a Sanremo in via Roma, resta una corsa speciale, quasi magica, forse senza neanche saperlo.

E’ incredibile come abbia mantenuto il suo appeal, la sua forza attrattiva, tanto che quando arriva questo periodo chi ama il ciclismo avverte un pizzicorio al cuore. Come se sentisse un segnale, un richiamo lontano che viene dalla sua stessa storia, dalle sue leggende, dai suoi vincitori che non sono mai figli di nessuno, ma sempre campioni di grande levatura, che non per caso arrivano primi a quel traguardo dopo quasi 300 chilometri che non finiscono mai.

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Dovremmo parlare della sua storia, della sua prima edizione vinta nel 1907 da Lucien Petit-Breton , delle sette vittorie di Eddy Merckx, delle sei di Costante Girardengo e di quella indimenticabile, subito dopo la guerra, di Fausto Coppi che nel 1946 inflisse oltre 14 minuti al francese Lucien Tesseire mentre il radiocronista, il mitologico Nicolò Carosio, avvertiva gli ascoltatori che, nell’intervallo tra il primo e il secondo, “sarebbe stata trasmessa musica da ballo…”. Non dimenticando Michele Dancelli che nel 1970, spezzando 17 anni di dominio straniero, trionfò piangendo dopo una lunghissima fuga solitaria.

Pezzi di storia di quell’Italia del boom che porterà ai successi di Saronni (1983) e di Moser (1984), di Bugno (1990) e Chiappucci (1992), di Gabriel Colombo (1996). Fino al nuovo millennio con Mario Cipollini (2002), Paolo Bettini (2003), Alessandro Petacchi (2005) e Filippo Pozzato (2006). L’ultima vittoria di un italiano è quella nel 2018 di Vincenzo Nibali, l’ultimo nostro campione, abilissimo a prendere il volo sul Poggio e poi staccando tutti nella discesa prima del traguardo.

I superfavoriti

Ma questo è il passato, un bel passato luminoso che al momento però resta negli annali. Il presente è meno glorioso, dominato com’è dagli stranieri con l’eccezione di Filippo Ganna che con i suoi due secondi posti (2023 e 2025) è l’unico a tenere sul chi va là campioni come Van Der Poel, Pogacar, Van Aert e compagnia cantante. Sono loro i super favoriti. Con in primo piano lo straordinario duello tra Van Der Poel (già due volte primo) e il nuovo asso pigliatutto del ciclismo moderno, il campione del mondo Tadej Pogacar, che arriva a questo appuntamento con una voglia irresistibile di sfatare il tabù che finora gli ha impedito di vincere la Classicissima. Lo sloveno deve averne proprio una grande voglia perché ha ribadito che preferirebbe aggiudicarsi la Sanremo (e magari anche la Roubaix, l’altra classica che finora gli è sfuggita) piuttosto che conquistare il primato assoluto di sei Tour vinti (ora è a quattro).

Ecco la polpa di questa Sanremo: che siamo tutti in attesa di vedere se questo insaziabile cannibale dal volto apparentemente umano, riuscirà nell’obiettivo di conquistare una corsa che finora, per un motivo o per l’altro, gli è sempre sfuggita. «Non amo gli zero nel palmares», avverte. In cinque partecipazioni, come un lupo che si avvicina alla preda, è arrivato sempre più vicino (due volte terzo nel 2024 e 2025) senza però riuscire a farla sua. I motivi sono tanti: il primo è che il percorso della Sanremo non è l’ideale per le sue caratteristiche. Il secondo, non banale, è che sulla sua strada ha trovato un formidabile cacciatore di classiche come Mathieu Van Der Poel, un vero rapace nelle corse di un giorno avendo centrato già tre Giri delle Fiandre e tre Parigi-Roubaix. Un talento straordinario, l’olandese, che ha anche conquistato 8 mondiali nel cross professionistico.

Chiaramente, con questo curriculum, Van Der Poe, 31 anni, nipote di Raymond Poulidor e figlio di Andrie, buon corridore degli Anni Ottanta, resta il super favorito. Lui stesso, che si è preparato la scorsa settimana alla Tirreno Adriatico (2 successi), dice di sentirsi in gran forma aggiungendo di essere pronto per il tris. Parole che insomma annunciano battaglia.

Pogacar, il dominatore di questa epoca

Però, c’è un però. E quel però si chiama Pogacar. Dopo quello che ha fatto l’anno scorso, dopo la sua ultima schiacciante vittoria alle Strade Bianche, lo sloveno sembra non avere limiti. Un Marziano capace di qualsiasi impresa. Troppo superiore, troppo sicuro di sé. Un super dotato assistito da una squadra straordinaria (la Uae Emirates) e da un luogotenente come il messicano Isaac del Toro, secondo all’ultimo Giro d’Italia e vincitore dell’ultima Tirreno-Adriatico. Chiaro che anche psicologicamente Pogacar tiene tutto il gruppo sotto scacco. Quando Tadej dà il gas nessuno lo segue più. Quasi tutti, ormai, quando c’è lui, corrono per il secondo posto. Uno dei pochi a fregarsene è proprio Van Der Poel, vero purosangue nella classiche monumento. Ma la sua rivalità con Pogacar finisce qui perché nelle corse a tappe, per quanto riguarda la classifica, non c’è partita. L’olandese può conquistare qualche tappa importante, ma non sfiderà mai lo sloveno sul suo terreno. L’unico che finora è riuscito a farlo è il danese Jonas Vingegaard, vincitore di due Tour, che parteciperà al prossimo Giro d’Italia. Però il danese nelle classiche non tocca palla. Insomma, Pogacar è il dominatore assoluto del ciclismo moderno.

Non può ancora confrontarsi con Eddy Merckx per numero di vittorie (523, tra le quali sette Sanremo) però avendo solo 27 anni può aspirare a oscurarlo. Pogacar, oltre alle sue straordinarie doti agonistiche, ha infatti un altro vantaggio: non soffre la pressione. Eddy Merckx, andate a vedere i filmati, anche quando vinceva arrivava al traguardo spesso stravolto. Soffriva la rivalità con Gimondi o con gli scalatori spagnoli. Lo sloveno è invece liscio e sorridente, come se fosse appena uscito dal barbiere. Con quel sorriso profumato di uno che, pur arrivato in cima, non si è neppure stancato. Ecco perché lo stesso Van Der Poel, che pure è un gigante, deve stare attento. Perché sa che Pogacar è capace di tutto. Anche di fuggire prima del Poggio o della Cipressa. Di rifare uno di quegli exploit da ciclismo antico, ormai dimenticati dal ciclismo ipertecnologico.

E gli italiani? Poco da dire. A parte Filippo Ganna, che in questa Sanremo, se convinto, può inventarsi di tutto, gli altri azzurri fanno da contorno. Avevamo un ottimo sprinter come Jonathan Milan che in un arrivo in volata avrebbe potuto farsi valere. Ma ha dato forfait per motivi di salute. Quindi, a parte Ganna, c’è poco da illudersi. Il nostro ciclismo su strada è messo peggio del nostro calcio. Siamo all’angolo negli sport che ci erano più congeniali e più popolari. Gli altri fanno spettacolo in Champions o al Tour de France, noi viviamo di ricordi sperando che dal nulla spunti un Sinner che rovesci questa triste deriva.

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