Pnrr, spesa a 45,65 miliardi a fine 2023. Ecco i numeri ufficiali del Governo
I calcoli indicano che l’anno scorso le pubbliche amministrazioni hanno realizzato spese per 21,1 miliardi invece dei 40,9 previsti nella Nadef 2022
di Manuela Perrone e Gianni Trovati
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A fine 2023 l’Italia è riuscita a spendere 45,65 miliardi di euro del Pnrr. Il contatore, riportato nella bozza di quarta relazione semestrale sullo stato di attuazione del Piano presentata dal Governo nella cabina di regia con Regioni ed enti locali, indica che «la spesa effettuata nel 2023 è stata di 21,1 miliardi di euro, valore di poco inferiore a quanto registrato cumulativamente nel biennio 2021-2022». Valore, però, anche decisamente inferiore ai 40,9 miliardi di euro segnalati nelle previsioni ufficiali (le ultime sono scritte nella Nota di aggiornamento al Def 2022). L’accelerazione della spesa, insomma, è ancora tutta da realizzare.
I calcoli governativi propongono anche un aggiornamento alla luce della revisione del Piano. In questo caso la spesa reale si ferma a 43 miliardi. In cima alla classifica dei ministeri per spesa complessiva al 31 dicembre 2023 c’è il dicastero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, con 14 miliardi. A seguire, il ministero delle Imprese e del Made in Italy con 13,76 miliardi; qui pesano i crediti d’imposta per le imprese e gli altri bonus erogati con meccanismi automatici. Terzo, con 6 miliardi, il dicastero delle Infrastrutture e dei trasporti, che però è anche il primo per risorse totali da spendere: ben 33,78 miliardi (su 151,4 totali) entro il 2026.
Nella premessa alla relazione, la premier Giorgia Meloni rivendica i risultati italiani, ringrazia il lavoro del ministro Raffaele Fitto e del Governo tutto, e ricorda il riconoscimento, nella rapporto della Commissione Ue sulla valutazione intermedia del Dispositivo per la ripresa e la resilienza presentato ieri, del primato dell’Italia «per numero di obiettivi e traguardi raggiunti». «L’introduzione di nuovi investimenti e riforme - sottolinea Meloni - permetterà all’Italia di rispondere alle sfide del mutato scenario internazionale e di salvaguardare le risorse e la realizzazione delle opere già pianificate. Il tutto inserito in una visione di crescita e di sviluppo di lungo periodo della Nazione».









