Centro studi Confindustria

Csc: investimenti deboli, urgente accelerare sul Pnrr

La nota del Centro studi di viale dell’Astronomia: industria vicina ad archiviare la flessione

di Nicoletta Picchio

Nasce l'Rtt Index: TeamSystem e Csc monitorano la salute imprese

3' di lettura

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Lucie e ombre sull’economia italiana. Il Pil del paese, cresciuto a fine 2023 (+0,2%) grazie a servizi e costruzioni, nel primo trimestre 2024 è sostenuto da fiducia in aumento e inflazione poco sopra i minimi. Quanto all’industria, sembra vicina ad archiviare la fase di flessione. I tassi invece rimarranno alti più a lungo dell’atteso. La riduzione dei transiti nel Canale di Suez frena i flussi commerciali: le acque sono quiete per il prezzo del gas, anche se alti (a febbraio 28euro mwh), mentre il petrolio sta risalendo (82 dollari al barile).

Investimenti bloccati

È l’analisi che emerge dalla nota Congiuntura Flash del Centro studi Confindustria, che approfondisce l’aspetto degli investimenti: la loro dinamica ne 2023 si è sostanzialmente bloccata (-0,2% tendenziale rispetto ai brillanti ritmi del 2021-2022). Quest’anno potrebbe migliorare e «ciò è essenziale per la crescita di breve e lungo periodo».

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Pnrr cruciale

È urgente quindi accelerare l’attuazione del Pnrr: durante la prima metà di questo 2024 la dinamica degli investimenti potrebbe risultare piatta «ma in seguito è attesa una ripartenza, modesta, grazie al miglioramento nel credito e all’attuazione del Pnrr».

Taglio dei tassi rinviato

Sull’inflazione c’è un ampio divario Italia-Ue: in Italia è risalita di poco a gennaio, +0,8. Il divario con la Ue, +2,8, è spiegato dai prezzi energetici che calano maggiormente in Italia (-21,2%), dove erano saliti però di più. Ciò pesa sui tempi del taglio dei tassi, che si allungano: il primo taglio è atteso per maggio, non più per marzo-aprile.

Il recupero parziale della produzione

Analizzando l’industria, la produzione a dicembre ha recuperato in parte (+1,1% dopo -1,3% a novembre). L’indice HCOB PMI (l’indice della prestazione del manifatturiero in base a ordini, produzione, occupazione ecc) è salito a 48,5 da 45,3, segnalando che il calo si attenua con un recupero di fiducia delle imprese.

Export in ripresa

Sui consumi ci sono segnali misti, le vendite al dettaglio sono scese a dicembre (-0,5% ma 0,1% sui 3 mesi) però a gennaio è risalita la fiducia delle famiglie. Trainano i servizi: l’indce HCOB PMI conferma che il settore è tornato a crescere. L’export è in ripresa, tra nuovi rischi: a dicembre +1,3% (+1,8% nel quarto trimestre, -1,8% nel 2023). Migliorano le prospettive a inizio 2024 secondo gli ordini esteri, in un contesto debole: la tensione nel Mar Rosso ha provocato un allungamento delle tratte e un balzo dei noli (+170% quelli mondiali a metà febbraio) che impatterà sui prezzi all’import (+5% per un +100% prolungato, stime Ocse).

Sale il tasso di occupazione (61,9% a dicembre)

Sono in miglioramento gli indicatori sul lavoro: a dicembre 2023 il tasso di occupazione è salito al 61,9% e quello di attività al 66,8%, mentre la disoccupazione è scesa al 7,2 per cento. Il potere di acquisto dei salari, iniziato a primavera 2023, è atteso in rafforzamento ne 2024 e, solo in parte, sosterrà i consumi delle famiglie.

Eurozona: chiusura d’anno stagnante

Quanto all’Eurozona ha avuto un andamento stagnante nel 4° trimestre, a inizio 2024 c’è un lieve miglioramento della fiducia, ma molto sotto i livelli di inizio 2022. Negli Usa ci sono segnali di frenata, con la produzione industriale che a gennaio ha perso terreno (-0,1%) dopo il modesto recupero di fine 2023, la Cina è sopra le attese, +5,2%, e ciò rende migliori le prospettive per il 2024.

Migliorano le condizioni per investire

Tornando agli investimenti, nel quarto trimestre 2023 sono migliorate le condizioni per investire, pur restando negative (saldo a -20,9 da -31,0); l’incertezza si è ridotta nei tre mesi fino a gennaio 2024, la domanda è migliorata poco a inizio 2024. Per le costruzioni c’è stato a dicembre un balzo dell’indice RTT, forse legato alla scadenza del superbonus.

I flussi di credito torneranno positivi

Per le imprese si inizia ad attenuare la tensione sul credito bancario: a dicembre -3,9% (da -6,7% a dicembre). Ma andiamo peggio rispetto agli altri paesi europei: il minor credito, dovuto ai tassi alti che comprimono la domanda e una stretta sull’offerta, riducono la competitività della manifattura italiana. I dati più a breve mostrano che in Italia la flessione dei prestiti si è quasi annullata, -0,3% a dicembre da settembre, e i flussi di credito sono attesi a tornare in positivi nella seconda metà del 2024, per il calo dei tassi.

In attesa delle agevolazioni di Industria 5.0

Il costo del credito in Italia è aumentato rapidamente, più che negli altri paesi europei, ciò pesa sui costi delle imprese e sulla loro competitività. La prospettiva del taglio dei tassi potrebbe agevolare gli investimenti nella seconda parte dell’anno, ma le imprese potrebbero ritardare le decisioni a inizio 2024 proprio in attesa di questa eventualità. Molte stanno rinviando gli investimenti in attesa delle agevolazioni di Industria 5.0 dovuta alla rimodulazione del Pnrr. Positiva questa rimodulazione, che focalizza maggiori risorse verso gli investimenti per circa 12 miliardi su 14. Nel 2024-2026 la spesa del Pnrr sarà su livelli inediti e sfidanti: oltre 42 miliardi nel solo 2024. Un segnale incoraggiante sono i quasi 100 miliardi già impegnati. È urgente, quindi, accelerare.


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