Recovery

Pnrr, arriva il nuovo decreto: clausola taglia-fondi e commissariamento per i ritardi

In 48 articoli la bozza del provvedimento che riscrive le coperture e ridefinisce le regole di gestione degli investimenti del Piano di ripresa e resilienza. Nel testo anche le norme per la sicurezza sul lavoro

di Manuela Perrone e Gianni Trovati

3' di lettura

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Clausola taglia-fondi e poteri sostitutivi per le amministrazioni che ritardano gli investimenti del Pnrr, riscrittura dei finanziamenti per il nuovo Piano e per le opere definanziate e un amplissimo ventaglio di norme che spaziano dagli appalti al potenziamento degli organici. Gioca a tutto campo l’ultima bozza del nuovo decreto legge Pnrr, circolata a partire dal pomeriggio di domenica, e che in 48 articoli contempla anche i nuovi interventi in fatto di sicurezza del lavoro attesi al Consiglio dei ministri lunedì.

Il puzzle delle risorse

Sul piano finanziario, servono 9,4 miliardi per accompagnare le nuove misure inserite nel Pnrr con la rimodulazione concordata con Bruxelles alla fine di ottobre. Mentre per i progetti usciti dal Piano, da recuperare con risorse alternative come promesso a più riprese dal Governo, vengono raccolti 3,5 miliardi, da affiancare alle vecchie fonti di finanziamento nazionali che vengono riattivate per i progetti preesistenti al Piano, e inseriti solo ex post con l'idea di coprirli in modo più economico con il Next Generation Eu.

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Il soccorso del Fondo di coesione e del Piano complementare

Allo sforzo finanziario, come da previsioni, partecipano sia il Fondo di sviluppo e coesione sia il Piano nazionale complementare, il gemello domestico del Pnrr che dovrà rinunciare a molti interventi per dirottare i fondi sulle nuove esigenze. Dai residui dell'Fsc il provvedimento raduna 4,9 miliardi spalmati su quattro anni, mentre dal Piano nazionale complementare raccoglie 3,8 miliardi per il triennio 2024-2026. Entro il 31 marzo, poi, il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto e il titolare dell'Economia Giancarlo Giorgetti dovranno mettere sui tavoli del Cipess la prima delle informative semestrali sullo stato di avanzamento lavori del Pnc e sulle iniziative intraprese per trovare fonti di finanziamento alternative, secondo il modello normativo già sperimentato a fine anno nella manovra per il Ponte sullo Stretto.

La clausola di responsabilità sulla spesa

Se la Commissione accerterà il mancato conseguimento di un target, «l’amministrazione centrale titolare dell’intervento, su richiesta della Ragioneria generale dello Stato - Ispettorato per il Pnrr provvede a restituire gli importi percepiti, attivando le corrispondenti azioni di recupero nei confronti dei soggetti attuatori anche mediante compensazione con altre risorse ad essi dovute su altre fonti di finanziamento nazionale». È questa (articolo 2, comma 3) la clausola di responsabilità sulla spesa più volte annunciata dal ministro per il Pnrr, Raffaele Fitto.

I poteri sostitutivi

All’articolo 2 della bozza si ridefiniscono le responsabilità per centrare gli obiettivi del Piano. Ai soggetti attuatori, compresi i ministeri, è richiesto di aggiornare sul ReGis «il cronoprogramma procedurale e finanziario di ciascun programma e intervento aggiornato alla data del 31 dicembre 2023, con lo indicazione dello stato di avanzamento alla predetta data». In caso di disallineamenti, la Struttura di missione Pnrr a Palazzo Chigi chiederà chiarimenti da fornire entro al massimo 21 giorni, pena lo scatto dei poteri sostitutivi.

Rafforzata la Struttura di missione, potrà effettuare ispezioni

Oltre al rafforzamento del Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea con l’ingresso di 12 componenti tra cui i coordinatori delle Strutture di missione Pnrr e Zes, il decreto stabilisce, come anticipato sul Sole 24 Ore nelle scorse settimane, la confluenza nella task force Pnrr di Palazzo Chigi dei componenti dell’attuale Unità di missione del Dipartimento per le politiche di coesione e il Sud (tre dirigenti e 15 funzionari). La Struttura di missione, i cui costi lievitano a 7,62 milioni per il 2024 e 7,93 per il 2025 e il 2026 (più 693.879 euro per spese di funzionamento nel 2023, 1,89 milioni nel 2024 e 2,1 milioni nel 2025 e nel 2026), è autorizzata a «procedere all’effettuazione di ispezioni e controlli a campione, sia presso le amministrazioni centrali titolari delle misure sia presso i soggetti attuatori».

La carica dei commissari straordinari

La nuova bozza conferma, oltre agli anticipi elevati dal 10 al 30% e all’allentamento delle maglie sul vincolo del 30% delle assunzioni di donne e giovani, l’arrivo di un commissario straordinario al ministero dell’Università, con struttura annessa di cinque persone, per assicurare la realizzazione dei 60mila nuovi alloggi per studenti prevista dal Recovery Plan italiano. Un altro commissario, stavolta al ministero dell’Interno e con dodici unità nella struttura, si occuperà di centrare l’obiettivo relativo al recupero e alla valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il terzo commissario, all’Agricoltura e sempre con 12 persone, dovrà garantire il target del superamento degli insediamenti abusivi per combattere il caporalato.

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