Proteine vegetali

Plant based, in Italia le vendite raggiungono 669 milioni. Ma rallenta il trend di crescita

Good Food Institute: i volumi sono cresciuti del 5,8% ma il settore deve raggiungere un pubblico più ampio

di Maria Teresa Manuelli

 Alamy Stock Photo

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

l mercato italiano del plant based ha raggiunto 669 milioni di euro nel 2025, con una crescita annua del 4,5% in valore e del 5,8% in volume. Lo rileva il report sul mercato italiano al dettaglio degli alimenti a base vegetale 2023-2025 del Good Food Institute (Gfi), elaborato su dati Circana e che sarà diffuso la prossima settimana. Il fatto che i volumi crescano più dei valori è, secondo Gfi Europe, il segnale che la domanda è reale, non gonfiata dall’inflazione. In quasi tutte le categorie il prezzo medio al chilogrammo è anzi diminuito tra il 2023 e il 2025, nonostante l’inflazione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Con 342 milioni di euro di vendite nel 2025 ( 51% del totale) le bevande a base vegetale restano il segmento trainante. Il volume delle vendite è cresciuto del 6,2% rispetto al 2024, raggiungendo 170 milioni di litri, e la quota sul mercato complessivo (bevande vegetali e latte animale) è salita all’8,5% in volume e all’11,8% in valore. Si registra uno spostamento verso prodotti a base di avena e mandorle, entrambi più costosi rispetto a soia e riso, che perdono quote. L’avena è passata dal 27,5% al 33,7% del volume tra 2023 e 2025, con una crescita del 18% nel solo 2025. Per Gfi Europe è il segnale che in questa categoria ormai matura il gusto pesa più del prezzo, che rimane più alto del 45% rispetto al latte vaccino (con l’Iva del latte al 4% contro il 22% delle bevande).

Loading...

I prodotti sostitutivi della carne (234 milioni di euro) sono la seconda categoria per valore (+4,1%, in netto calo rispetto al +16,3% del 2024). Le vendite unitarie hanno raggiunto 95,9 milioni, con un aumento annuo del 5%. Il mercato è dominato dai burger, con quasi il 60% del volume delle vendite. Il prezzo medio al chilogrammo è sceso a 13,17 euro (-3% in due anni). Il report Gfi Europe segnala come dato di confronto la crescita parallela di tofu, tempeh e seitan che nel 2025 hanno raggiunto 40,1 milioni in valore (+22% sul 2024) e 4,12 milioni di kg in volume (+73% rispetto al 2023).

Il tofu, che da solo rappresenta i tre quarti di questo segmento, costava in media 8,35 euro al kg, molto meno della carne vegetale. Tuttavia, nel 2025 il volume delle vendite delle alternative vegetali alla carne è rimasto 4,3 volte superiore a quello di tofu, tempeh e seitan complessivamente.

Con 25,9 milioni di euro di vendite, i fermentati vegetali alternativi al formaggio sono la categoria più piccola, ma anche quella con i tassi di crescita più elevati (soprattutto tra gli spamabili): +17,1% in valore e +15,6% in volume nel 2025 rispetto al 2024. La quota di mercato sul totale dei formaggi resta però marginale: 0,29% in volume.

I prodotti sostitutivi dello yogurt hanno chiuso il 2025 con un valore delle vendite di 60,5 milioni di euro (+3,7% sul 2024), ma il volume è cresciuto solo dell’1,9% a 9,52 milioni di kg, sostanzialmente fermo rispetto al 2023. La quota di mercato è scesa dal 2,01% del 2023 all’1,84% nel 2025, per effetto della crescita più rapida dello yogurt “tradizionale” (+11% in volume nello stesso periodo).

L’alternativa veg alla panna ha invece registrato una ripresa dopo il calo del 2024: il valore delle vendite ha raggiunto 6,91 milioni di euro (+3,6%) e il volume 1,36 milioni di litri (+2,9%), senza tuttavia recuperare i livelli del 2023. È l’unica categoria in cui il prodotto vegetale costa meno dell’equivalente animale

Nel 2025 i prodotti di marca hanno mantenuto la quota maggiore - 433,4 milioni di euro in valore - ma la private label ha continuato a crescere più rapidamente, con un +7,3% in valore e +6,7% in volume rispetto al +3,1% e +5% dei prodotti branded. Il rallentamento del ritmo di crescita della private label rispetto al 2024 coincide, secondo il report, con il recupero del potere d’acquisto delle famiglie italiane, tornato ai livelli pre-crisi nel 2025 secondo la Banca d’Italia.

«La crescita delle vendite di alternative vegetali a carne e formaggio ha subito un rallentamento – osserva Helen Breewood, senior market and consumer insights manager di Gfi Europe –. Ciò suggerisce che questi prodotti stiano faticando a raggiungere un pubblico più ampio, dopo l’iniziale entusiasmo. Per consolidarsi il settore plant based dovrebbe intercettare le diverse esigenze di una vasta gamma di consumatori: da coloro che sono fortemente motivati da fattori quali il benessere degli animali e la sostenibilità, a coloro che potrebbero essere più interessati alla salute, fino ai consumatori tradizionali, le cui priorità sono il gusto, la qualità e il prezzo».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti