Paralimpiadi

Pistoletto rivisita le sue opere in chiave disabilità

Una grande fonte di ispirazione per questa sensibilità verso la disabilità viene da Jean Bassmaji, che realizza protesi stampate in 3D insieme all’imprenditore di Faenza Massimo Moretti

di Maria Luisa Colledani

(FILES) French former basketball player Tony Parker holds the Olympic torch next to French athlete and France's paralympic flag bearer Nantenin Keita (3L) and Alexis Hanquinquant (L) and French Paralympic athlete Marie-Amelie Le Fur (2L) during the opening ceremony of the Paris 2024 Olympic Games in Paris on July 26, 2024, as the Louvre Museum and the Pyramid are seen in the background. French athlete Nantenin Keita will be the flag-bearer for the French national team during the First Summer France 2024 Paralympic Games, on August 28, 2024. (Photo by Olivier MORIN / AFP)

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Michelangelo Pistoletto è l’artista che ha creato Casa Italia a Parigi. Al Pré Catelan, al Bois de Boulogne, atleti, tecnici, tifosi si ritroveranno per festeggiare e parlare di sport ogni sera fino all’8 settembre. Il maestro, che già aveva collaborato con Casa Italia ai Giochi di Torino 2006, ha scelto di rivisitare alcune delle sue opere più famose, il Terzo Paradiso, i Quadri specchianti, le Sfere di giornali, in chiave paralimpica pensando al claim Phisique du role e racconta: «Le Sfere, lavoro degli anni 60, contengono chip che emettono suoni e diventano percepibili anche alle persone con disabilità visive; i quattro Quadri specchianti incarnano alcuni atleti dell’Italia paralimpica».

Una grande fonte di ispirazione per questa sensibilità verso la disabilità viene a Pistoletto da Jean Bassmaji: «È un cardiologo siriano che vive in Italia da sessant’anni e di cui conosco bene l’associazione AMAR Costruire Solidarietà, fondata nel 2017 a Reggio Emilia». Bassmaji, con l’imprenditore di Faenza Massimo Moretti, che produce stampanti 3D, ha portato all’università di Damasco tre stampanti con le quali si realizzano protesi in 3D, dopo che gli studenti di Ingegneria erano venuti in Italia per la formazione. Lavorano soprattutto per i bambini che, crescendo, hanno bisogno di cambiare spesso la protesi. È una storia di solidarietà importante cresciuta negli anni e che Giacomo, il figlio del dottor Bassmaji, ricorda così: «Nel luglio 2019 è stato inaugurato il primo AMAR 3DMed, un laboratorio per la costruzione di protesi meccaniche di arti superiori presso la facoltà di Ingegneria meccanica ed elettrica dell’Università di Damasco. L’officina ha una capacità di produrre 500 protesi all’anno, ma la carenza di energia elettrica continuativa limita l’attività a 230 protesi all’anno, distribuite gratuitamente, a tutti, senza limitazioni o vincoli legati a credi religiosi, appartenenze politiche o altre limitazioni».

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Il sogno di AMAR, nonostante la guerra, continua e, un anno fa, è stato inaugurato il secondo AMAR 3DMed Lab, alla facoltà di Ingegneria meccatronica dell’Università di Aleppo. Il gruppo di ricerca ha sviluppato il progetto portando alla realizzazione di una protesi elettromeccanica capace di sollevare 3,5 chili dotata di movimento di chiusura e rotazione della mano, con estetica anatomica grazie all’utilizzo di un’epidermide in silicone. Laddove il cuore umano arriva, può creare oasi di bene.

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