Congiuntura

Pil italiano quasi fermo nel quarto trimestre. Economia tenuta a galla dal turismo straniero

L’analisi del Csc: economia debole, in fase di stagnazione. E i tassi resteranno alti per alcuni mesi penalizzando gli investimenti

di Nicoletta Picchio

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

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Un’economia debole, in fase di stagnazione: nel quarto trimestre il pil italiano è stimato quasi fermo, dopo il +0,1 del terzo; il rientro dell’inflazione aiuta, ma i tassi di interesse resteranno alti per alcuni mesi e il credito è troppo caro, penalizzando gli investimenti. Deboli i servizi, così come è debole l’industria, anche se vede qualche luce. E dal mercato del lavoro non arriva una spinta per i consumi. Gli scambi mondiali e l’export mancano di un vero e proprio slancio a causa di guerre e incertezza.

Il ruolo del turismo

È il quadro che emerge dall’analisi Congiuntura Flash del Centro studi di Confindustria, che mette in evidenza il ruolo del turismo nel tenere a galla l’economia italiana, con un andamento da record. Osservando i dati in maggiore dettaglio, l’inflazione è scesa a novembre, +0,7 annuo, da +1,7, grazie ad un andamento favorevole di tutte le componenti: i prezzi energetici calano di più, (-24,4 da -19,7) mentre continuano a frenare lentamente i prezzi alimentari (+5,8 da +6,3). La misura core, +3,1, è tuttora elevata.

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Tassi fermi negli Usa

A dicembre sono rimasti fermi i tassi di Fed, 5,50, e Bce, 4,00. Lo scenario delineato dai future negli Usa è di un primo calo a marzo 2024, il che vuol dire tassi ai massimi per 7 mesi. Nell’eurozona ci si aspettano mosse simili, i rialzi non possono essere esclusi, ma il calo dell’inflazione li rende meno probabili.

Si attenua la caduta dei prestiti

L’aumento dei tassi e il loro stare a lungo sui massimi pesa sul credito e sugli investimenti: a ottobre il costo del credito per le imprese è salito ancora, 5,46 in media, 5,95 per le piccole. Si è attenuata la caduta dei prestiti, -5,5% annuo, dal minimo di -6,7, e i prestiti in sofferenza si sono assottigliati per il secondo mese (19 miliardi). Queste difficili condizioni del credito ne riducono l’uso per finanziare gli investimenti: quelli delle imprese in impianti e macchinari hanno segnato -0,9% nel terzo trimestre e -0,4 nel secondo. Quelli in costruzioni recuperano, dopo la forte caduta del secondo. Quelli totali sono in lieve calo nel terzo trimestre, -0,1, dopo il crollo del secondo, -2,0.

La debolezza dei servizi

I servizi sono deboli, come dice l’RTT index (Csc-TeamSystem). Per l’industria il quarto trimestre è a luci e ombre, dopo un terzo trimestre appena positivo, +0,2. Metà dei settori è in calo (tessile -11,3% tendenziale), metà cresce (farmaceutica +10,4), recupera la fiducia delle imprese.

La frenata dei consumi nel quarto trimestre

Il lavoro non spinge i consumi: nel 2023 per il monte retributivo privato si stima una crescita del 5,8, grazie all’espansione di occupazione e salari nel quarto trimestre. Il settore pubblico, in mancanza di rinnovi contrattuali, frena la crescita del monte retributivo. I consumi delle famiglie, robusti nel terzo trimestre, +0,7, sembrano aver frenato nel quarto.

In difficoltà la ripresa dell’export

Faticosa la ripresa dell’export: le prospettive per gli ultimi mesi 2023 restano deboli, la domanda di beni manifatturieri italiani all’estero diminuisce, anche se in misura minore, a novembre ancora negative le attese sul commercio mondiale. Nell’Eurozona i consumi sono in fragile ripresa: nel terzo trimestre sono tornati a crescere, +0,3%, dopo un fermo di sei mesi, ma la fiducia a ottobre e novembre e ottobre peggiora, specie per le aspettative sulla situazione economica.

Gli Usa in buona salute

In buona salute gli Usa: il pil è rivisto al rialzo nel terzo trimestre, +1,3 da +1,2, in forte miglioramento la fiducia dei consumatori. Gli emergenti sono quasi tutti in crescita, solo in Brasile l’industria si continua a contrarre.

Il focus del Csc sui flussi turistici

Decisivo per il pil italiano di quest’anno è il turismo, al quale il Csc dedica un focus, con un boom degli stranieri. La loro spesa ha segnato +11,8% sul 2022, a prezzi correnti, con un record a luglio. A fine 2023 gli introiti del turismo straniero arriveranno a oltre 50 miliardi di euro, superando i 30 degli italiani all’estero. Secondo il Barometro di Booking il 41% degli albergatori prevede che il 2023 sarà l’anno con il fatturato più alto di sempre. Inoltre c’è un margine di crescita. Le prospettive possono essere rese incerte dalla fase di stagnazione dell’economia italiana e mondiale. Sarà cruciale cogliere i cambiamenti in atto, che le imprese italiane sembrano aver individuato: più esperienze di lusso (+57% nell’ultimo decennio gli alberghi a 5 stelle), nuove destinazioni e cambiamento climatico, nuove tecnologie virtuali per preparare i viaggi in presenza.


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