Bonomi a Landini: un patto per un’operazione verità sui salari
Il presidente di Confindustria e il segretario generale della Cgil sono intervenuti a SkyTg24
5' di lettura
I punti chiave
- Il rinnovo dei contratti prossimo banco di prova
- Bonomi: lavorare insieme sulla transizione e sul futuro
- Il presidente di Confindustria: sulle pensioni spendiamo male le risorse
- Ddl bilancio, Landini: a lavoratori non cambia nulla su cuneo contributivo
- Industria, il leader della Cgil: manca politica, siamo in situazione pericolosa
- «Per salari rinnovare contratti e fare legge su rappresentanza»
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«Lancio la proposta di un grande patto con il segretario della Cgil per fare una operazione verità in Italia e dire insieme al sindacato chi sono quelli che non pagano, quelli che sono fuori dalle regole. E poi scopriremo che non è l’industria ma altri settori. Serve un grande patto di equità sociale da fare noi con il sindacato e dire chi sono quelli che pagano poco. Chi sono? Cooperative, finte cooperative, commercio e servizi». Così il presidente di Confindustria Carlo Bonomi durante il confronto con il leader Cgil Maurizio Landini su SkyTg24.
Bonomi ha rilevato che «oggi c’è un interesse comune a discutere quali saranno le transizioni, come le dobbiamo agganciare, quale sarà il futuro dell’industria, i cambiamenti del mondo del lavoro ed è una battaglia credo che dobbiamo portare avanti insieme nell’interesse del Paese».
Il rinnovo dei contratti prossimo banco di prova
A proposito del rinnovo dei contratti il numero uno di Confindustria ha detto che «sarà il prossimo banco di prova e non solo per la piattaforma relativa alla parte monetaria. Confindustria e sindacato devono discutere di politica industriale. Bisogna alzare lo sguardo e insieme costruire un contratto collettivo nazionale moderno, inclusivo, sostenibile perché in gioco è il futuro dell’industria e senza industria non c’è Italia», ha rilevato Bonomi. Più in dettaglio sui contratti, il presidente di Confindustria ha ribadito la disponibilità al confronto visto che sono state fatte delle «misurazioni empiriche su due contratti più importanti del nostro settore metalmeccanici e chimici, nei metalmeccanici il 95% dei lavoratori italiani applica il contratto metalmeccanico dell’industria quindi è evidente che è il contratto di riferimento, mi stupisco che ce ne siano altri 43 registrati e mi stupisco di chi li ha firmati. Sarebbe bello capire da chi sono stati firmati, da quali associazioni datoriali e che numero rappresentano. Noi non abbiamo mai avuto problemi a misurarci e a contarci però, ribadisco, io sono d’accordo e lancio di nuovo la proposta: lavoriamo insieme con il sindacato per dire chi sono quelli che non pagano, chi sono quelli fuori dalle regole perché sennò continuiamo a parlare in maniera generica».
Bonomi: lavorare insieme sulla transizione e sul futuro
«Oggi - ha affermato il presidente di Confindustria - c’è un interesse comune su quali saranno le transizioni e come le dobbiamo agganciare, su quale sarà l’industria del futuro e come il mercato del lavoro. Dobbiamo lavorare insieme. Se sono qui - ha aggiunto - è anche per questo». Bonomi ha ribadito le critiche alla Legge di Bilancio. Il fatto che il taglio del cuneo è temporaneo e che «la manovra è considerata incompleta perché tralascia l’offerta, non ci sono stimoli agli investimenti. Se non investiamo non agganciato la transizione».
Il presidente di Confindustria: sulle pensioni spendiamo male le risorse
Bonomi ha affrontato anche il tema della spesa pensionistica. Il peccato del nostro sistema previdenziale è che «spendiamo male - ha detto - . Da imprenditore io guardo i numeri: tra sanità, pensioni e assistenza spendiamo 517 miliardi l’anno, un terzo del nostro Pil, la metà della spesa sociale totale in Italia. Non è che non ci sono risorse, noi le stiamo spendendo male». Bonomi ha aggiunto tuttavia «è un sistema di welfare che ci invidia tutto il mondo ma dobbiamo essere nelle condizioni di sostenere questo welfare e se non creiamo le risorse finanziarie per sostenerlo e se andiamo avanti con questo trend non lo sosterremo perché stiamo tornando a tassi di crescita zero virgola». Bonomi ha quindi rilevato che «dobbiamo fare in modo che cresca la ricchezza del Paese. Un tasso di crescita zero virgola con l’inflazione al 2% vuol dire che stiamo arretrando. Non è colpa di questo governo, non ne faccio una questione politica, noi stiamo tornado a tassi di crescita che sono quelli dei 20 anni precedenti il Covid, tra il 2000 e il 2019, segno evidente che abbiamo dei problemi strutturali in questo paese. È da 20 anni che lo stiamo dicendo, dobbiamo fare le riforme necessarie, lo ha detto Papa Francesco, la migliore forma di ridistribuzione di ricchezza è creare posti di lavoro».







