Pichetto Fratin: «Decreto aree idonee ai primi di luglio su modifiche rinnovabili»
L’intervento del ministro dell’Ambiente insieme alla ceo di Terna, Giuseppina Di Foggia. «Investire nelle reti per tenere il passo sulla transizione green»
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I punti chiave
- Pichetto Fratin: il Tar intervenuto per dire che Regioni hanno tanto spazio
- Di Foggia: al lavoro con Mase, distributori e operatori per soluzione condivisa
- Pichetto Fratin: su energy release accordo raggiunto con la Ue
- Di Foggia: 2,3 miliardi di investimenti per la sicurezza della rete
- Pichetto Fratin: per il nucleare occorre lavorare su più fronti
- Di Foggia: non rinunciare a rinnovabili, diversificazione garantisce sicurezza
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Sul nodo delle aree idonee, dopo la bocciatura dei giudici amministrativi, confida di «riuscire ad avere un dibattito entro metà giugno per arrivare al mio decreto ai primi di luglio anche perché devo firmare prima del 12 luglio». Mentre, sul tema della saturazione virtuale della rete, la deadline è molto più stretta («il provvedimento è pronto e sarà inserito nel primo veicolo utile»), come pure sul nucleare dove il disegno di legge delega dovrebbe approdare a breve alle Camere. «è maturo a giorni il passaggio in Parlamento che poi si detta i tempi da solo e su questo il governo non può intervenire». Davanti alla platea del Festival dell’economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore e da Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, detta l’agenda prossima ventura del governo intervenendo insieme all’amministratrice delegata di Terna, Giuseppina Di Foggia.
Pichetto Fratin: il Tar intervenuto per dire che Regioni hanno tanto spazio
La stringente attualità, con le recenti pronunce del Tar del Lazio, impone subito una riflessione sui prossimi sviluppi delle rinnovabili con un decreto da riscrivere e il rischio, come paventato dallo stesso ministro, che le Regioni vadano in ordine sparso rispetto al percorso che consentirà di centrare i target green. «In genere le Regioni protestano perché non hanno tanto spazio e stavolta il Tar è intervenuto per dire che abbiamo dato troppo spazio», osserva il ministro. «Il richiamo è ad essere più stringenti e dal giorno successivo siamo al lavoro per redigere il primo documento di adeguamento, ho contatti con le Regioni per vederci tutti e trovare le soluzioni».
Insomma, i tempi devono essere necessariamente stretti anche perché la strada da fare è lunga e tortuosa. Il Pniec ci impone di di installare altri 64 GW di impianti fotovoltaici ed eolici rispetto ai 43 GW del 2023 e, quindi, scandisce la ceo di Terna, Giuseppina Di Foggia, occorre accelerare. «Negli ultimi tre anni abbiamo osservato un deciso incremento delle fonti di energia rinnovabile. Tra il 2014 e il 2021, la potenza installata era stata di circa 1 GW l’anno, a partire dal 2022 è stata registrata una notevole progressione: sono stati installati 3 GW nel 2022 e abbiamo poi raddoppiato l’asticella nel 2023, raggiungendo i 5,7 GW nel 2023 e nel 2024 quasi 8 GW. Da gennaio 2022 a oggi, quindi, l’aumento della capacità installata di rinnovabile è pari al 54%. Sono numeri significativi - osserva la top manager - che danno la dimensione di quello che abbiamo messo in campo e ci danno fiducia di poter raggiungere gli obiettivi ambiziosi».
Di Foggia: al lavoro con Mase, distributori e operatori per soluzione condivisa
Di Foggia ricorda, poi, anche l’elevato numero di richieste di connessione alla rete (354 GW ai quali si aggiungono 42 GW dai data center) che ripropongono il tema della saturazione virtuale della rete con Terna che, come noto, aveva proposto un cambio di approccio per gestire in modo più efficiente tali istanze. «Stiamo lavorando con il Mase, con i distributori e con gli operatori per trovare una soluzione condivisa alla saturazione virtuale della rete», precisa la ceo di Terna che torna poi sull’approccio proposto dal gestore della rete elettrica e basato sulla divisione del territorio in 76 microzone. «Siamo convinti che sia un valido strumento per assicurare efficienza nella realizzazione delle opere abilitanti la connessione delle nuove risorse, minimizzando i costi per il sistema e l’impatto delle infrastrutture sul territorio», chiarisce la top manager.
Un cambio di rotta sostanziale che rientrerà, come precisa poi Pichetto Fratin, sarà recepito nel provvedimento di prossima emanazione. «L’approccio microzonale non cambia - spiega il ministro -. Il fermo dell’emendamento è avvenuto perché riguardava solo la rete in alta tensione ed era necessario sentire il parere della media e bassa». E il tavolo da lui stesso voluto ha lavorato a una soluzione che salvaguarda la proposta avanzata da Terna.



