Pur indicando una percentuale superiore alla media registrata negli ultimi 20 trimestri (che si attesta attorno al 46%), il primo valore è anche in declino rispetto a quanto rilevato in precedenza e rappresenta quindi un potenziale segnale di inversione di tendenza, se non proprio di allarme.
L’andamento dei settori
Ulteriori considerazioni si possono trarre dalla lettura dello spaccato settoriale delle performance, che offre un quadro non certo uniforme. A fare la parte del leone, come era lecito attendersi vista la fiammata registrata dalle materie prime, sono stati i titoli legati all’energia.
«Società esposte ai prezzi dei prodotti petroliferi come Eni e Tenaris hanno conseguito ottimi risultati nel trimestre, ma sono arrivate buone indicazioni anche dalle banche, dal risparmio gestito e dalle assicurazioni», osserva Alberto Villa, responsabile dell’Ufficio Studi di Intermonte, sottolineando come al contrario vi siano stati segnali meno positivi nel settore delle telecomunicazioni e dal tono misto nell’ambito degli industriali.
In cerca di conferme
Anche escludendo dal computo l’exploit legato al mondo dell’energy, le revisioni al rialzo dei profitti che gli analisti hanno operato da inizio anno sulle società di Piazza Affari valgono comunque il 24,7% per l’esercizio 2021 e il 16,9% per il 2022 e rappresentano per il momento un’indicazione confortante, che necessita però di una conferma.
«Dopo un anno da incorniciare i segnali di rallentamento iniziano a essere evidenti, soprattutto fuori dall’Italia», avverte Villa, puntando in particolare l’attenzione sul tema più dibattuto del momento, quello che ruota attorno alla natura più o meno temporanea dell’impennata dell’inflazione che ha seguito la ripresa delle attività post-Covid.