Edilizia

Piano casa in Gazzetta: ecco cosa cambia per ristrutturazioni e bonus

Decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale ma senza l’iter accelerato dopo le frizioni nel governo. Taglio di 18 milioni sul fondo morosità

di Flavia Landolfi e Giuseppe Latour

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È atterrato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge (n. 66/2026) sul Piano casa targato Meloni. Ma il testo definitivo, che ha incassato semaforo verde dalla Ragioneria, porta qualche novità rispetto a quello entrato in Consiglio dei ministri: ha assorbito, infatti, le modifiche nate dopo le frizioni tra i ministri Salvini e Giuli, proprio nel Consiglio dei ministri di giovedi 30 aprile. Oggetto del contendere, il ruolo delle soprintendenze, che il primo testo approdato sul tavolo del Cdm aveva fortemente ridimensionato nel capitolo della gestione degli investimenti di edilizia residenziale pubblica e sociale.

La mediazione

Al suono di «io le soprintendenze le raderei al suolo», il vicepremier e leader del Carroccio aveva tentato di difendere il testo dalle ire del ministro della Cultura che aveva protestato: «Non le processeremo!». Risultato: tutto rinviato a una riunione tecnica post-Consiglio dove i funzionari di Palazzo Chigi insieme a quelli del Mit hanno lavorato di lima, portando a casa un compromesso. Che suona così: no alla corsia veloce per il commissario nelle procedure autorizzative sugli immobili da riqualificare, sì a una Conferenza di servizi semplificata, alla quale è demandata la decisione, lasciando però alle amministrazioni competenti per la tutela dei beni culturali la possibilità di opporsi ai progetti.

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Un cambio di passo che non passerà inosservato, visto che a frenare sulle procedure è proprio la pesante macchina burocratica che accompagna le autorizzazioni edilizie. È in particolare l'articolo 8 comma 1 ad essere stato modificato nel testo finale. Da un lato, viene confermata la prima parte del comma: quindi, gli interventi di ristrutturazione urbanistica, edilizia o di demolizione e ricostruzione saranno sempre consentiti con Scia. Quindi, non servirà il permesso di costruire.

Cancellata la corsia veloce

Salta, invece, la seconda parte, relativa proprio alle soprintendenze. Qui si prevedeva che, al posto della richiesta di autorizzazione paesaggistica, sarebbe stato necessario inviare una semplice segnalazione alla soprintendenza. Questa «in caso di accertata carenza dei requisiti, nel termine di trenta giorni dal ricevimento della segnalazione, adotta i motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa». Insomma, una procedura accelerata, nata per limitare il ruolo delle soprintendenze.

Questa corsia veloce viene cancellata. E il nuovo comma 2, riscritto di sana pianta, introduce una conferenza di servizi semplificata per «gli interventi di ristrutturazione urbanistica, edilizia o di demolizione e ricostruzione», senza però corsie preferenziali e senza deroghe alle procedure di autorizzazione. A questa conferenza, che dovrà chiudersi entro quaranta giorni al massimo, parteciperanno «le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, del patrimonio culturale, del paesaggio e della salute», che potranno opporre il loro dissenso motivato ai progetti.

L’impatto sull’intervento dei privati

Una partita quest'ultima destinata, allora, a rendere meno liscio l'intervento dei privati nella complessa architettura delle iniziative di riconversione degli immobili «senza consumo di suolo» o addirittura nella realizzazione di nuovi edifici. E la mancata semplificazione potrebbe avere impatto, oltre che sulle norme, anche sul rendimento dei progetti. Procedure più lunghe, infatti, potrebbero tradursi in ritardi nella realizzazione delle opere e, di conseguenza, in una riduzione della redditività degli investimenti. Non stupirebbe, quindi, se il dibattito parlamentare nell'iter di conversione, che a quanto si apprende dovrebbe iniziare il suo cammino alla Camera, si concentrasse anche su questo tema con un tentativo, per esempio, di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta.

Ridotto il fondo per la morosità incolpevole

L’altra novità di rilievo che spunta dal nuovo testo del decreto legge riguarda il Fondo per la morosità incolpevole riservato alle case popolari, che subisce una sforbiciata poderosa, quasi della metà degli stanziamenti. Il nuovo testo conferma 22 milioni di euro per il 2026 ma taglia di netto lo stanziamento per il 2027 che passa da 20 a 2 milioni. Il nodo delle coperture attraverserà il Piano casa anche in futuro, quando si attende la messa a terra di tutti i finanziamenti, inclusi quelli europei provenienti dalla rimodulazione del Pnrr. Sarà questa la prima prova del fuoco del Piano casa targato Meloni

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