Immobili

Piano casa, dall’edilizia popolare ai fondi immobiliari: come saranno realizzati 100mila alloggi

Il Piano casa del Governo decollerà il primo maggio. Tutte le misure previste e quelle sulle quali si lavorerà nelle prossime settimane

di Giuseppe Latour

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Arriverà il primo maggio, in una data simbolo, il Piano casa del Governo Meloni. Dopo gli annunci fatti in estate al Meeting di Rimini e qualche rinvio nel corso dell’anno, il programma che dovrà portare alla realizzazione di 100mila alloggi in dieci anni si prepara finalmente a vedere la luce. Ruoterà attorno a un decreto unico che conterrà interventi su case popolari ed edilizia sociale. Ecco gli elementi noti finora:

Le risorse: dalla manovra alla politica di coesione

La legge di Bilancio ha ricondotto in un quadro unitario le risorse già stanziate con le precedenti manovre, quantificando in 970 milioni di euro le risorse immediatamente disponibili per il piano. A questo si aggiungeranno altri fondi: al momento il conteggio secondo il Governo arriverebbe a 6 miliardi, che potrebbero anche aumentare ancora e superare gli 8 miliardi. A questo proposito bisogna ricordare che, poche settimane fa, nella revisione intermedia della politica di coesione 1,1 miliardi sono stati destinati proprio agli alloggi sostenibili.

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Le case popolari: la manutenzione

Il capitolo più definito riguarda le case popolari. Qui si punta a un vasto intervento di manutenzione. Gli alloggi da ristrutturare, perché attualmente inagibili, sono circa 63mila. Al momento, però, esistono varie linee di finanziamento che puntano nella stessa direzione, soprattutto a livello regionale, anticipando quello che ha intenzione di fare il Governo: il fabbisogno reale, allora, potrebbe viaggiare intorno ai 50-55mila alloggi da riqualificare. Il costo medio di una ristrutturazione, attualmente, è di circa 18.500 euro. Arrotondando a 20mila euro, si calcola che la misura dovrà pesare circa 1,1 miliardi di euro, per completare il lavoro e assegnare questi immobili ad altrettante famiglie in lista di attesa. Per questi interventi ci sarà uno strumento finanziario che metterà a disposizione risorse a fondo perduto.

Tempi rapidi per gli alloggi

I tempi di questa operazione potrebbero non essere lunghissimi. I lavori, pur riguardando migliaia di immobili, sono nella maggior parte dei casi piccoli interventi di manutenzione straordinaria (soprattutto, di adeguamento della parte impiantistica) per i quali serve qualche mese. Molti ex Iacp potrebbero essere in grado di muoversi nella cornice degli accordi quadro di manutenzione che hanno già appaltato, tagliando i tempi per l’affidamento degli interventi. In altri casi servirà affidare alle imprese nuovi lotti per la manutenzione: qualche azienda dell’edilizia residenziale pubblica si sta già muovendo in questa direzione. Le riqualificazioni, comunque, saranno concentrate soprattutto al Nord, dove sono più presenti gli immobili inagibili.

Decreto unico per l’edilizia sociale

Rispetto alle prime ipotesi del Governo non ci saranno più provvedimenti separati, ma un unico intervento che conterrà anche altri elementi, oltre alla manutenzione delle case popolari. A quella delle case popolari, sarà abbinata una seconda linea di interventi: riguardano l’edilizia residenziale sociale. Si tratta di alloggi a canone calmierato o di residenze per studenti, che quindi non accedono al mercato privato. Saranno realizzati attraverso la sistemazione di immobili pubblici. Il modello di finanziamento, però, sarà diverso rispetto alla manutenzione delle case popolari: non solo contributi a fondo perduto ma anche finanziamenti agevolati.

L’affordable housing

Ci sarà, poi, anche una parte privata del piano, sulla quale sta lavorando in queste settimane Palazzo Chigi. Questa avrà al centro la realizzazione di immobili nuovi per il cosiddetto «affordable housing»: cioè, case a prezzi accessibili per la fascia grigia del mercato, che non ha i requisiti per le case popolari ma non può permettersi di rivolgersi al mercato libero. Avranno a disposizione strumenti come il rent to buy. Il perno di questa gamba del piano dovrebbe essere un fondo immobiliare che andrà a raccogliere capitali sul mercato: agli investitori sarà garantito un ritorno costante, anche se non altissimo, da questi interventi. Probabile il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti nell’operazione.

Le misure sugli affitti

Sul tavolo poi ci sono diverse misure di semplificazione. In primo luogo sul mercato privato. Ne ha parlato Confedilizia, attraverso il suo presidente Giorgio Spaziani Testa: «Confidiamo che le norme in procinto di essere varate siano articolate e comprendano, oltre agli interventi per i centomila alloggi a prezzi calmierati e popolari, anche misure per sfruttare le enormi potenzialità dell’affitto privato, che può dare risposte rapide, e diffuse sul territorio, alle esigenze abitative. Da questo punto di vista, auspichiamo un’azione su tre fronti: incentivi fiscali per i proprietari, contributi mirati per gli inquilini in difficoltà e miglioramento dei procedimenti di sfratto. Si creerebbero così le condizioni per rafforzare l’offerta di case in locazione e per una possibile riduzione dei canoni». Possibile che queste norme confluiscano in un disegno di legge.

Le semplificazioni

Infine, c’è il capitolo delle semplificazioni edilizie e urbanistiche. Molti dei progetti inseriti nel piano casa, infatti, rischiano di naufragare senza un sistema di regole che consenta di realizzare i lavori in modo rapido. Su questo fronte lo stesso Governo ha già inserito delle norme in diversi provvedimenti recenti. Ad esempio, in materia di studentati e di staff housing. Quelle semplificazioni potrebbero essere allargate, toccando tra gli altri il tema dei cambi di destinazione d’uso. Anche se potrebbero alla fine confluire in un altro provvedimento: la riforma dell’edilizia in discussione alla Camera.

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