Una revoca delle sanzioni contro Mosca è inimmaginabile nel breve termine: non c’è ancora nemmeno un’intesa per il cessate il fuoco in Ucraina. Se le trattative proseguiranno in modo costruttivo dovrebbe però fermarsi l’escalation delle misure punitive, che minacciava di condurre anche l’Unione europea verso un embargo al petrolio russo, sull’esempio degli Usa ma con impatti molto più pesanti visto che fino a poco tempo fa il Vecchio continente riceveva ogni giorno da Mosca 2,7 milioni di barili di greggio e 1,5 milioni di barili di prodotti raffinati (dati S&P Global Platts riferiti al 2021).
È forse questa valutazione ad aver innescato le vendite sui mercati petroliferi, spingendo ad accantonare il timore di carenze. Ma i problemi non sono affatto risolti.
La Russia ormai riesce a esportare solo 3,6 milioni di barili al giorno di greggio, invece di 5 mbg circa, secondo dati di fonte industriale riferiti da Bloomberg. E in Europa in particolare le vendite sono crollate, anche senza un embargo ufficiale.
L’India, la Cina (Covid permettendo) e qualche altro Paese stanno comprando qualche carico extra, attirati dai prezzi super scontati. Ma non basta.
Più di una dozzina di carichi di greggio Ural offerti per marzo sono stati snobbati, scrive Reuters, e Mosca ha dovuto cancellare o rinviare la vendita. Alcune compagnie minori, come Surgutneftegaz e Zarubezhneft, hanno evitato di effettuare vendite spot questo mese.