Il grano tenero da macina a Parigi si è spinto fino a 450 euro per tonnellata, ennesimo record storico. Al London Metal Exchange il nickel è arrivato a guadagnare il 90% in un giorno, con un picco a 55mila dollari per tonnellata, mai raggiunto nemmeno nel 2008, mentre l’alluminio per la prima volta ha superato 4mila dollari.
Anche il rame, che si è unito più di recente al rally, ha intanto aggiornato il massimo storico a 10.845 dollari per tonnellata: per il metallo rosso c’è una discreta diversificazione dei produttori, ma la Russia è comunque responsabile del 3,5% dell’offerta.
Il palladio, che invece arriva per il 40% da Mosca, si sta apprezzando molto più rapidamente: è arrivato a valere più di 3400 dollari l’oncia ora che il blocco dei voli ostacola gli approvvigionamenti.
Petrolio, difficile l’addio alla Russia
Anche per il petrolio è difficile rinunciare alla Russia. Il Paese è il terzo produttore al mondo, alle spalle di Arabia Saudita e Usa, e addirittura il primo per esportazioni, se alle vendite di greggio (circa 5 mbg, diretti per metà in Europa) si sommano quelle di prodotti raffinati: altri 2,5-2,8 mbg tra gasolio, benzina, nafta e quant’altro.
I barili russi sono già diventati molto difficili da piazzare sul mercato, per via delle sanzioni e non solo: esemplare il caso di Shell, che si è attirata critiche feroci dopo aver ammesso nei giorni scorsi che stava continuando a comprare idrocarburi da Mosca. TotalEnergie (che pure non abbandona gli investimenti in Russia) lunedì 7 ha dichiarato – prima tra le Major – che eviterà di acquistare greggio russo.