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Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
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Rincari e volatilità esasperati, prezzi ai massimi da almeno un decennio, se non addirittura a livelli mai visti, come nel caso del gas, che venerdì 4 ha di nuovo aggiornato il record storico a 208 euro per Megawattora al Ttf. Per le materie prime è stata una settimana nera, addirittura una delle peggiori nella storia.
La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia – fornitore chiave di combustibili, metalli e prodotti agricoli – hanno scosso il mercato più dell’esplodere della pandemia da Covid nel 2020 o prima ancora, nel 2007-2008, quando una vertiginosa salita dei prezzi si schiantò con il collasso di Lehman Brothers e la Grande recessione globale.
I maggiori indici di materie prime sono ai massimi da 14 anni, dopo aver guadagnato oltre il 10% in una settimana: un balzo così forte e rapido secondo Bloomberg non si era verificato nemmeno all’apice dello shock petrolifero dei primi anni ’70.
Se qualche investitore brinda ad eccezionali plusvalenze, il mondo intero è tornato a temere lo spettro della stagflazione: l’inflazione, che è già alle stelle, rischia un’ulteriore impennata mentre l’economia minaccia di frenare, a causa del costo esorbitante dell’energia, aggravato da rincari e possibili carenze di ogni genere di materiale.
L’allarme suona più forte in Europa, vicina dal punto di vista geografico e commerciale alla Russia, da cui dipende soprattutto ma non solo per le forniture di gas. L’euro peraltro si è indebolito, scendendo ai minimi da due anni sul dollaro, valuta in cui è quotata la maggior parte delle materie prime: per l’effetto cambio spenderemo ancora di più.