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Cara energia
Gas, mercato in ansia sulle forniture russe e il prezzo sfiora 200 euro/MWh
Il petrolio Brent intanto si spinge a un soffio da 120 dollari al barile e il carbone non è mai stato così caro. Una tempesta perfetta per i mercati dell’energia. E per ora non si intravvedono schiarite
Il gas non manca. Dalla Russia arrivano anzi forniture più alte che a dicembre, prima che infuriasse la guerra in Ucraina. Ma l’apprensione sul mercato è alta, così come la speculazione. E i prezzi continuano ad accelerare la corsa: fino a sfiorare 200 euro per Megawattora al Ttf nella seduta di giovedì 3, salvo poi attestarsi intorno a 160 euro.
La volatilità – già elevata da mesi – si sta addirittura accentuando, forse legata anche a prese di beneficio oltre che a un ulteriore calo della liquidità. Molti operatori stanno infatti chiudendo posizioni e tra loro probabilmente c’è Gazprom o meglio la sua controllata che opera sui mercati, Gazprom Marketing & Trading, oggi in serie difficoltà: la prestigiosa sede di Londra, di fronte a Regent's Park, ha ricevuto lo sfratto. E i clienti britannici, che se ne servivano come grossista e shipper, le stanno voltando le spalle, riferisce Bloomberg.
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Il livello raggiunto dai prezzi del gas – che segna un raddoppio del valore del combustibile in meno di una settimana – è senza precedenti e ancora più impressionante se si considera che il picco equivale a un prezzo del petrolio di 360 dollari al barile: il triplo delle attuali, elevatissime, quotazioni del Brent.
I chiarimenti del Tesoro Usa
Il petrolio stesso, ad accentuare la crisi energetica, è sempre più caro: il Brent si è spinto a un soffio da 120 dollari al barile nella seduta di giovedì 3, ai massimi da un decennio, anche se poi ha ripiegato intorno a 113 dollari. Il rally minaccia comunque di riaccendersi, almeno finché Mosca non riuscirà a trovare un approdo per le sue petroliere, sempre più difficili da piazzare sul mercato.
Il crollo dell’export russo è stato così repentino da preoccupare forse persino l’amministrazione Usa: il dipartimento del Tesoro ha diramato una nota per ribadire che il pagamento di prodotti energetici alla Russia «può e deve continuare», ricordando che per evitare problemi con le banche escluse dallo Swift la General License 8A consente di inoltrarli «attraverso istituzioni finanziarie non sanzionate di Paesi terzi»
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Tempesta perfetta
A preoccupare non sono soltanto i rincari di gas e petrolio. Mentre i Governi europei di fronte all’emergenza accantonano le aspirazioni “verdi” e riaccendono le centrali a carbone, anche il combustibile più sporco ha raggiunto prezzi mai visti: la Russia anche in questo caso è tra i maggiori fornitori, con quasi un quinto dell’export mondiale. E a completare il quadro produce anche il 35% dell’uranio arricchito usato nelle centrali nucleari. Davvero una tempesta perfetta per il settore energetico.
Ma non basta. Mosca è tra i maggiori produttori anche di metalli, compresi alcuni di quelli più ricercati per la transizione energetica, come il nickel che serve nelle batterie. E anche i prezzi dei metalli non smettono di correre: iiovedì 3 eri un nuovo massimo storico per l’alluminio (3.741 dollari per tonnellata), mentre il nickel si spingeva a 27.976 dollari, massimo dal 2011 e lo zinco volava sopra 4mila dollari per la prima volta da 15 anni.
La Russia ormai fatica ad esportare qualsiasi materia prima, non solo in Occidente ma anche in Asia: difficoltà che hanno scatenato una caccia senza quartiere a fornitori alternativi, la quale a sua volta alimenta rincari record. E in Europa il gas – che oggi paghiamo dieci volte più di un anno fa – è la preoccupazione numero uno, perché non siamo ancora pronti a voltare le spalle a Gazprom, anche se mai come oggi vorremmo farlo.
Occhi puntati sui gasdotti
I flussi dalla Russia vengono scrutati con ansia: quelli sulla Yamal-Europe, tornati intermittenti, hanno sollevato allarme. Così come un primo danno da guerra su gasdotti ucraini (limitato però alla rete locale). Per ora in realtà via Ucraina i flussi sono ai massimi e Gazprom – i cui contratti di lungo termine sono tornati convenienti – ci invia volumi superiori a quelli di dicembre.
Se il gas russo venisse a mancare del tutto l’Europa non potrebbe fare altro che affidarsi a soluzioni emergenziali di breve durata, come dare fondo alle scorte (con il dubbio di non riuscire a ricostituirle nella stagione estiva) e sperare che tutti gli altri produttori continuino a inondarci di gas come e più di oggi. Anche questo però rischia di non essere facile. Anzi, rischiamo addirittura di perdere altri fornitori.
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In Libia – da cui l’Italia ricava il 7% delle importazioni di gas attraverso il Greenstream – la tensione è di nuovo alle stelle, con due governi rivali che si sfidano apertamente e un riaccendersi delle violenze che sta già provocando un impatto sull’industria degli idrocarburi: il maggior giacimento di petrolio, Sharara, ha sospeso la produzione.
Quanto ai carichi di Gnl, gli attuali volumi record potrebbero non durare a lungo. Anche in Asia presto comincerà la fase del ristoccaggio e il Governo cinese – spaventato come chiunque altro dalle ricadute delle sanzioni contro la Russia – ha ordinato di accelerare i rifornimenti di qualsiasi materia prima, senza badare ai prezzi.