Perdiamo in campo, vinciamo fuori. Con umiltà e una nuova governance tecnica
La Nazionale è una cosa seria ed è un veicolo promozionale potentissimo per proiettare attrattività, capacità organizzativa e di programmazione, nonché serietà
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Alea iacta est: Luciano Spalletti dunque resta, almeno fino ai prossimi mondiali.
Denotando una leadership che i giocatori in campo non hanno dimostrato di possedere, Il Presidente della Federcalcio Gravina ha ufficializzato la prosecuzione del mandato di Luciano Spalletti, insediatosi meno di un anno fa, tacitando immediatamente chi pretendeva le dimissioni del commissario tecnico toscano.
Si tratta di una decisione di buon senso, pragmatica e tempestiva, che consente di dare continuità al progetto in corso ma, al contempo, rimescola le carte anche affidando programmaticamente a un collegio di 5 tecnici della Serie A (da individuare) la responsabilità di instaurare un confronto piu’ serrato con i Club della massima serie anche per individuare i giovani di interesse nazionale da valorizzare. Se l’uomo solo al comando non ha funzionato a dovere, non bisogna gettare il bambino con l’acqua sporca, ripartendo daccapo e vanificando quel poco di buono che e’ stato fatto sin qui: occorre portare vicini al Club Italia piu’ competenza tecnica, che sappia ritrovare, energicamente e senza indugio, il bandolo della matassa, medicando le debolezze e le vulnerabilità della gestione “spallettiana”, cosi’ come si sono manifestate in Germania.
Politicamente, un arrocco geniale, sportivamente, lo vedremo.
Proviamo, quindi, a riassumere alcuni principi di base a cui il nuovo corso dovrà ispirarsi, partendo dalle lacune più clamorosamente evidenziate nelle quattro recenti uscite dei nostri “eroi”.
Anzitutto la scelta dei giocatori
Occorre certamente selezionare un gruppo che costituisca l’ossatura principale della squadra (il “Blocco” da cui partire) e ovviamente si sceglierà il gruppo dominante del momento, quello che ha, da ultimo, dimostrato coesione, affiatamento e mentalita’ vincente (il bene piu’ prezioso).
Una volta fatta questa scelta preliminare, tale blocco non bisogna mai “toccarlo”, se non per infortuni dei suoi componenti. Non bisognerebbe mai “pasticciare” col “sacro” Blocco e soprattutto mai cadere nella tentazione di presupporre di poterlo migliorare. Quello e’. E’ un blocco: granitico e intoccabile. E’ come la formula chimica del cloruro di sodio (39,337% di sodio e 60,663% di cloro in peso) non modificabile, neanche minimamente, pena un disatro. Non si cambia lo schema con cui il blocco e’ abituato a giuocare, non si modificano i ruoli, non si riscrivono i compiti. “If it ain’t broken don’t fix it”, recita un antico adagio popolare americano. Vale anche nello sport. Nel calcio tale saggezza si declina, grosso modo, con “(pezzo di) squadra che vince non si cambia” e non si tocca.


