Calcio, europei 2024: nessuno si dimette ma l’Italia è sempre di più nel pallone
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E se la smettessimo di prendercela così tanto per il calcio? E per i destini della nostra nazionale? Con queste facce lunghe, con questi processi al vetriolo che arrivano sempre dopo, con questa pesante cappa di lutto collettivo che ci avvolge tutti, come ci fosse morto qualcuno di cui non possiamo fare a meno?
“Niente scuse”, titolano i giornali. “Serve una riflessione corale “ ammonisce il Corriere della sera come se parlassimo della minaccia nucleare o del declino dell’America e dell’Europa. “Una disfatta, chiediamo scusa…” dicono i conduttori nei telegiornali con facce a lutto che nemmeno Caporetto o i danni del maltempo in Val d’Aosta.
Quanto a Luciano Spalletti, da audace salvatore della patria che aveva rimesso in sicurezza la nazionale, ora è giustamente nella centrifuga: e se prima gli perdonavamo le sue stravaganze lessicali, con quelle sue funamboliche analisi da cui si usciva con un forte mal di testa, ora tutto gli si ritorce contro.
E anche se fa autocritica (“Ho sbagliato, sono il primo responsabile. Ma resto e voglio ringiovanire l’Italia”), Spalletti appare come uno dei tanti che, dopo il malfatto, s’aggrappa alla poltrona, anzi alla panchina, per non farsi travolgere dallo bufera. Non proprio come il presidente Gravina, tutto proteso ad andare avanti comunque, ma insomma come uno sconfitto che dopo aver sprecato il suo giro di giostra chiede, nonostante tutto, di poterne fare un altro.
Non sarà facile ricominciare, dopo questo tonfo. Ci vorrebbe un progetto serio, radicale, ma sono in grado Gravina e Spalletti da qui al prossimo Mondiale di realizzarlo? Al momento non si direbbe.










