Sbagliando si impara

Perché la speranza generativa può aiutarti a realizzare i tuoi obiettivi

La speranza generativa, a differenza dell’ottimismo, riconosce le difficoltà e stimola azioni concrete per superarle, migliorando la resilienza e il successo personale

di Giulio Xhaet*

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Durante la guerra in Vietnam, il viceammiraglio USA James Stockdale venne rinchiuso per sette anni in una prigione vietnamita. Tra i suoi compagni detenuti, con il trascorrere del tempo, notò una tendenza che lo sorprese.

Alcuni di loro sopravvissero a condizioni terribili, altri no. Il motivo era legato all’ottimismo.

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Infatti… i più ottimisti furono quelli che NON riuscirono a sopravvivere.

Può sembrare paradossale, ma non lo è affatto se stiamo parlando di ottimismo ingenuo.

I prigionieri ottimisti dicevano: “Vedrete, per Natale saremo fuori”.

Poi Natale arrivava, e la loro condizione era immutata, sempre dietro le sbarre, in condizioni igieniche misere, con i crampi della fame.

“Saremo fuori per Pasqua!” E la Pasqua arrivava… poi il Ringraziamento, poi di nuovo Natale. Gli anni passavano, e i prigionieri più ottimisti, sentendosi “traditi” dalle circostanze, si lasciavano andare e morivano, spesso di inedia o di crepacuore.

L’ottimismo infonde fiducia sul futuro, sulle persone e sul mondo, ma spesso (almeno in parte) è sconnesso dalla realtà. Quando un ottimista si sente tradito dalla realtà, si blocca, la sua motivazione si disperde come foglie al vento e può diventare il più cinico tra i cinici.

Per affrontare le sfide più grandi non basta l’ottimismo. Serve qualcos’altro.

Secondo diverse ricerche condotte negli ultimi decenni, ci serve la speranza. In particolare, quella che mi piace chiamare “speranza generativa”.

Il concetto è stato introdotto dallo psicologo Rick Snyder: a differenza dell’ottimismo, ci mostra i lati oscuri della situazione e poi li connette a ciò che possiamo fare noi. A volte in piccolo, a volte in grande.

In questo modo, invece di attendere fiducioso, posso leggere il contesto con realismo e provare a fare qualcosa che è dentro la mia sfera di influenza.

Sotto questo punto di vista, gli speranzosi possono essere ottimisti, ma anche pessimisti.

Un pessimista speranzoso può capire un futuro nefasto, tuttavia ha fiducia nel fatto di poter migliorare la sua vita e quella degli altri.

La speranza generativa è composta da 2 ingredienti: la Agency (credo di potere far accadere qualcosa e incanalo l’energia in quella direzione) e i Pathways (riesco a immaginare e intraprendere strade e piani alternativi per superare degli ostacoli).

Quanto incide la speranza generativa sull’effettiva capacità di raggiungere dei Goal, i nostri obiettivi? Esiste uno studio interessante a riguardo.

Nel 2010 un’equipe di ricerca studiò per anni la speranza generativa degli universitari.

Emerse che saper sperare concretamente nel loro percorso (Agency), e muoversi speranzosi su diverse strade (Pathways), prevedeva i risultati accademici meglio della loro intelligenza, della personalità e dei risultati passati.

La speranza generativa è schietta (non ti dice “andrà tutto bene”) e ti pone al centro dell’azione (non ti induce ad attendere, bensì a fare), e si può allenare.

Per capire come, riprendiamone gli elementi costitutivi. Goal: l’obiettivo, cosa spero accada. Agency, l’energia, cosa credo di poter fare. Pathway: i percorsi, come penso di muovermi.

Come allenare l’attitudine al Goal?

Strappandolo dalla vacuità. Rendendolo specifico, e affrontabile. Se è così enorme che non sai dove iniziare, non è un buon goal. Dopodiché, strappandolo dalla dipendenza. Se dipende tutto o quasi tutto da altre persone, riconfigura il contesto, oppure cambia obiettivo.

Vi riporto un esempio personale: voglio lanciare un festival sulla crescita personale. Il goal della mia speranza generativa sarà: trova gli sponsor!

Passiamo all’Agency. Per esprimerla al meglio, dobbiamo incanalare l’energia in una direzione, salvaguardandola quando si abbasserà, a causa degli ostacoli che quasi sicuramente incontreremo.

Per riuscirci, spezziamo il goal in piccoli passi da intraprendere rapidamente. Chiediamoci: “Qual è il primo/ il prossimo passo che posso compiere?”

Tornando all’esempio: crea un deck di presentazione, e poi un sito ufficiale che chiarisca perché un’azienda dovrebbe investirci.

Infine, alleniamo l’attitudine ai Pathways.

Abituiamoci a pensare: se così non funziona, quali alternative posso generare?

Invece di ripeterci che andrà tutto bene (ottimismo ingenuo), immaginate che qualcosa non stia andando in porto.

Chiediamoci: “Come raggiungere alcuni goal con un’altra strada?”

Tornando all’esempio, poniamo che per diversi motivi tutte, o quasi tutte, le realtà che sembravano interessate e convinte, mi dicano alla fine che quest’anno non riescono. Che fare, in questo futuro prossimo nefasto?

Potrei allargare il bacino di contatti tramite il mio network di Partner in Crime. Loro potranno aiutarmi.

Come ricorda Snyder: siamo a corto di agency quando fatichiamo ad andare avanti, a mantenere il ritmo, e siamo a corto di pathways quando davanti a un ostacolo ci sentiamo in un vicolo cieco.

Se siete curiosi e volete scoprire i vostri attuali livelli di agency e pathways, e quindi quanta speranza generativa alberghi in voi, esiste un test: l’Adult Hope Scale. Io l’ho fatto, e ho scoperto che ad agency sono messo bene, mentre sui pathways… ci devo lavorare.

Buon raggiungimento di obiettivi: che la speranza generativa sia con noi!

*Partner & Head of Communication, Newton SpA

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