Wine Pills

Perché quell’ottimo vino bevuto in vacanza delude a casa

Dalla Retsina all’Ansonica, molto spesso il contesto di relax in cui beviamo un vino ne esalta le caratteristiche, ma le stesse bottiglie stappate altrove perdono il loro fascino

di Cristiana Lauro

Attenti ai vini delle vacanze. Come mai bevuti a casa non hanno più lo stesso fascino?

3' di lettura

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Quanto incide il contesto nel determinare il fascino di un vino? Capita di innamorarsi di vini assaggiati nella loro zona d’origine, tornare a casa e riprovarli senza trovarci più lo stesso appeal. In quante occasioni siete usciti entusiasti da una cantina - magari visitata in vacanza - convinti di aver trovato il vino della vita, la bottiglia da sposare per sempre? Poi una volta rientrati a casa lo stesso vino - va’ a capire come mai - diventa improvvisamente qualcos’altro (e non è colpa del trasporto che lo ha sballottato e compromesso i sentori). Ecco, non è il tragitto il problema, bensì il contesto in cui lo avete provato che è cambiato.

Per quietare la fregola ficcanaso di sapere dove sia stato uno in vacanza senza doverglielo chiedere, basta buttare un occhio alle richieste che rivolge agli enotecari o agli osti nel mese di settembre, quando ripartono le attività. Un folto numero di clienti, infatti, brama di riassaporare i gusti nuovi e inebrianti sperimentati durante le ferie estive. Ma scendiamo insieme nei particolari.

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Vince la classifica per distacco la Retsina, quasi sempre un vino pessimo che, tuttavia, se bevuto al tramonto su un’isola greca accanto al nuovo flirt dell’estate (vero amore o quel che sarà), può ricordare un Montrachet di Drc. Mi si passi l’iperbole gioconda. Seguono a ruota le richieste di Vermentini di alta concentrazione stile sciroppo d’acero, richiamato anche dalla nuance del colore che - così su due piedi - mi sovviene di suggerirvi di spalmare sui pancake la mattina a colazione, se non fosse per il grado alcolico che lo avvicina al Vermouth bianco. E a questo punto scatta la dritta: provatelo come base per una variante del Martini cocktail, ma non ditemi che non eravate in ferie in Costa Smeralda.

Quando la richiesta cade sull’Ansonica, andate a colpo sicuro: la persona si trovava in vacanza tra l’Isola d’Elba e il Giglio. Anche in questo caso la maggior parte delle volte non si tratta di un bianco indimenticabile, ma che se bevuto a Capoliveri o al tramonto di Campese può evocare un grande Loira.

Che bella la Liguria! Costa Paradiso, Camogli, Punta Chiappa, San Fruttuoso e non solo. Verdi angoli di paradiso con ottimi Pigato e Rossese di Dolceacqua molto richiesti al ritorno dalle vacanze. Poi però per il resto dell’anno non se li fila più nessuno.

La Puglia anche quest’anno è stata molto gettonata con un flusso di presenze notevole del quale dobbiamo essere fieri. Come si fa a non apprezzare dunque i grandi rosati che sono vini tradizionali e molto rappresentativi del Salento? Poi però da ottobre in poi - soprattutto nelle grandi città e nei locali alla moda - torniamo nei ranghi e preferiamo la nuance “petalo di rosa” (che in Italia però chiamiamo “buccia di cipolla”) di marchi francesi molto noti, qualitativamente sopravvalutati quindi decisamente fuori mercato coi prezzi.

Dire che un vino ha una sua personalità significa assimilarlo a una persona ed è innegabile che ogni individuo sia percepito nel suo contesto. Le persone sono legate a un insieme e a uno stato di cose; ma anche a un luogo, a una terra, così come i vini. In fondo vale anche per le opere d’arte, fatta eccezione per i veri capolavori. Tiepolo sta benissimo a New York, ma è solo entrando in un museo che una merda diventa arte (Piero Manzoni docet).

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