Perché la gerarchia è un dissipatore naturale di conoscenza
Ogni livello dell’organigramma filtra, distorce e rallenta il flusso informativo. Il risultato? Decisioni prese su una frazione della realtà
di Emiliano Pecis*
4' di lettura
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Nella rubrica Ripensare l’impresa ci chiediamo spesso quando il management, per come lo conosciamo, è funzionale allo scopo che si è preposto. Una prospettiva interessante è capire quanto liberamente circolano le informazioni nell’organigramma gerarchico per dare al top management i dati necessari per decidere. Le nostre analisi partono sempre dallo scenario migliore, perché come amava ripetere Deming, il 94% dei problemi in un’azienda è causato dal sistema, non dalle persone.
Abbiamo già definito la gerarchia come un ansiolitico organizzativo: questo perché promette chiarezza e coordinamento ma raramente li garantisce. In pratica, più l’informazione attraversa livelli gerarchici, più viene distorta per omissioni e reinterpretazioni. Paradossalmente, il management funziona come un telefono senza fili, producendo versioni dei fatti plausibili ma spesso lontane dalla realtà.
Cinque filtri che deformano la realtà
Ogni organizzazione funziona come un circuito informativo imperfetto, attraversato da cinque filtri strutturali.
Il primo è cognitivo: nessuno comprende davvero l’intero dominio di ciò che gestisce. Il secondo è interpretativo: come ricordava Karl Weick, le persone non trasmettono informazioni, ma costruiscono senso, traducendo i fatti in narrazioni coerenti con la loro esperienza. Il terzo è di ruolo: come notava James March, ogni individuo agisce secondo ciò che “ci si aspetta da uno come lui”, restando coerente col proprio ruolo anche quando sa di più.
A questi si aggiungono due ulteriori filtri: quello politico, perché ogni manager protegge la propria area e manipola, anche inconsapevolmente, ciò che comunica; e quello culturale, perché le aziende respingono ciò che contraddice la loro narrativa interna. Questi cinque filtri operano in entrambe le direzioni: deformano sia ciò che scende (strategie, direttive, priorità) sia ciò che risale (report, feedback, segnalazioni). Il risultato è un circuito chiuso di conoscenza alterata, che si autoconferma e si autoassolve.








