La riunione di marzo

Perché la Bce non vuole ancora tagliare i tassi

Le pressioni sui prezzi, soprattutto nel cruciale settore dei servizi, sono ancora troppo elevate, mentre la disoccupazione è ai minimi

di Riccardo Sorrentino

La presidente della banca centrale europea Christine Lagarde

3' di lettura

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L’illusione, perché altro non era, è svanita da tempo. Nessuno si aspetta più che la Banca centrale europea apra la stagione dei tagli dei tassi nella sua riunione di marzo. Anzi, le proiezioni trimestrali potrebbero rivelare uno scenario ancora troppo lontano dal desiderato. Gli analisti più ottimisti puntano ora ad aprile, la maggior parte continua a scommettere su giugno, ma l’ultimo chilometro (il last mile, lo chiamano gli americani) si sta rivelando molto accidentato.

Inflazione in calo

L’INFLAZIONE IN EUROLANDIA

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L’inflazione complessiva è stata pari, a febbraio, al 2,6%: un livello ormai relativamente soddisfacente, anche tenuto conto del fatto che il massimo di ottobre 2022 era il 10,6%. È un dato che risente però di alcuni fattori puramente “aritmetici” relativi alla componente energia che tendono a sottovalutarlo. L’inflazione core, più direttamente controllabile dalla politica monetaria, resta al 3,3% e continua a scendere a una velocità stabile.

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Servizi ancora surriscaldati

LE COMPONENTI DELL’INFLAZIONE CORE

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La politica monetaria non guarda però all’inflazione passata - se non nei limiti in cui incide sulle aspettative - ma su quella futura. Sono quindi i dettagli che contano e l’osservatore esterno non ha purtroppo i dati a disposizione della Bce. L’esame degli ultimi dati disponibili già mostra però che la componente dei servizi, che maggiormente esprime l’inflazione generata internamente - i beni manifatturieri sono aperti alla concorrenza internazionale - fa molta fatica a scendere. È calata a febbraio al 3,9%, dopo essere rimasta a lungo al 4%: sono dati che non possono tranquillizzare la Bce.

Tendenza ancora al rialzo

INFLAZIONE TRIMESTRALE ANNUALIZZATA - TENDENZA

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Anche la tendenza più recente - l’inflazione trimestrale - non è del tutto tranquillizzante. Sono dati molto soggetti a stagionalità: scendono tipicamente ai minimi a novembre per poi risalire. Non sorprende che a febbraio sia piuttosto elevata né, tenuto conto della fase di alta inflazione, che sia la più alta registrata dopo quella di febbraio 2023. La tendenza che è estrapolabile dai dati non mostra però alcun segnale di rallentamento dei prezzi e tantomeno un punto di svolta. Una decomposizione più articolata - ma meno leggibile - che si limiti a cancellare i fattori stagionali, mostra per i servizi una flessione dai massimi ma il trend si ferma comunque al 4%.

Retribuzioni in forte aumento

SALARI NEGOZIATI

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I veri indicatori di riferimento di questa fase, per la Bce come per le altre banche centrali, sono però le retribuzioni. Soprattutto ora che la disoccupazione di Eurolandia è ai minimi storici (6,4%) con un’occupazione ai massimi. La Banca centrale è ben consapevole del fatto che il potere d’acquisto deve recuperare terreno, ma a scapito dei margini di profitto, molto cresciuti durante la fase di più alta inflazione. I salari negoziati, che in Eurolandia costituiscono una buona approssimazione delle pressioni derivanti dalle retribuzioni - e si proiettano nel futuro - risultavano a fine 2023 ancora in rialzo del 4,46%, dopo l’aumento del 3,09% di fine 2022.

Rendimenti a breve ai massimi

I RENDIMENTI DAL 2023

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La Bce può non avere fretta, anche perché le componenti principali delle condizioni finanziarie - diverse dalle condizioni di finanziamento di cui la Bce, più spesso parla, senza però fornire dati sintetici che le riassumano - indicano che i mercati hanno ora ben chiara la sua strategia: la parte a brevissimo, che esprime e realizza la politica monetaria, è ora ai massimi. La parte a medio termine, pur in rialzo rispetto alle settimane precedenti, è però a livelli più bassi rispetto a giugno,e potrebbe presto incidere su tutta la struttura dei tassi.

Prestiti in moderata flessione

LA CORSA DEI PRESTITI ALLE AZIENDE

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Gli ultimi dati sui prestiti alle imprese non finanziarie segnalano una lenta flessione e sono ormai ai livelli di luglio-agosto 2022: è un calo (1,6% in 15 mesi) neanche lontanamente comparabile a quello registrato nel 2009 durante la grande recessione (-4,2% in 19 mesi) o, ancor più, dopo la crisi fiscale del 2011 (-10,1% in 35 mesi). La politica monetaria sta dunque funzionando ma Eurolandia, tenuto conto anche dei dati su occupazione e salari, non è in recessione. Non è azzardata allora la scelta della Bce: quella di considerare i rischi di un taglio in anticipo - la ripresa di un’inflazione più ostinata - più elevati di quello di un taglio in ritardo.

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