Politica monetaria

Eurolandia: l’inflazione cala ma per la Bce non è abbastanza

A febbraio l’indice rallenta, ma meno delle previsioni: la componente servizi segnala anzi un surriscaldamento inatteso

di Riccardo Sorrentino

3' di lettura

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È calata, ma meno del previsto. È stata una piccola delusione, per le “colombe” della Banca centrale europea, l’inflazione di febbraio. Insieme ad altri dati sembra confermare l’idea che l’”ultimo chilometro”, da qui all’obiettivo del 2% - da raggiungere in modo sostenibile - sia davvero una strada accidentata, che sarà percorsa molto lentamente.

Inflazione superiore alle attese

I numeri parlano chiaro. L’inflazione complessiva è stata pari al 2,6%, dal 2,8% di gennaio, grazie soprattutto a una flessione dei prezzi dell’energia (-3,7%) che è soprattutto un effetto aritmetico: il rialzo mensile è stato sensibile, e pari all’1,5 per cento. Gli analisti si aspettavano un 2,5% annuo. L’inflazione core, che esclude i prezzi non controllabili dalla politica monetaria, è stata del 3,1%, dal 3,3% di gennaio. Le attese puntavano al 2,9 per cento.

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La sorpresa dei servizi

A stupire davvero sono stati però i servizi. L’inflazione del settore è scesa al 3,9% annuo, dopo essere stata ferma al 4% per tre mesi consecutivi. Nel solo mese di febbraio, però, i prezzi - che sono i più vischiosi, e i più legati alle condizioni interne dell’economia - sono saliti dello 0,8%. È molto. Se, per ipotesi, l’inflazione salisse allo stesso ritmo non per un mese, ma per dodici, l’inflazione annuale si porterebbe al 9,6%.

Un settore surriscaldato

Non è verosimile. Se però, come è più corretto calcolare, l’inflazione dei servizi degli ultimi tre mesi continuasse allo stesso ritmo per dodici, il sottoindice dei servizi tornerebbe alla fine del periodo al 5,8 per cento annuo. I dati trimestrali annualizzati sono molto variabili, e soggetti a forte stagionalità: ogni anno segnano un minimo a novembre, poi risalgono. Il rialzo di questo febbraio risulta però molto veloce, molto vicino ai ritmi di febbraio 2023, e più intenso di quelli prevalenti in un passato anche lontano. Non è chiaro dunque come possa evolvere. È vero che l’inflazione dei beni manifatturieri - in genere esposti alla concorrenza internazionale - è ormai all’1,6%, dal 2%, ma non è qui l’infiammazione che la politica monetaria vuole ora curare.

Il gioco di salari e margini di profitto

La Banca centrale europea ha bisogno di vedere un’inflazione davvero sotto controllo non solo nei dati complessivi, ma anche in quelli “sottostanti”. La presidente Christine Lagarde e il capoeconomista Philip Lane invitano a guardare - oltre che alle aspettative - a salari e margini di profitto che in queste fasi, se si muovono in tandem, possono sostenere l’inflazione. La Bce ha elaborato un wage tracker, per individuare i “punti di svolta”, che però non sono all’orizzonte. Più semplicemente, il classico indice dei salari negoziati, molto importanti in Eurolandia, segnalava ancora, a fine 2023, un incremento annuo del 4,5%.

Mercato del lavoro “osservato speciale”

La Bce non a caso ha chiesto nelle ultime conferenze stampa che continui una tendenza già in parte evidente, che vede un aumento dei salari - importante perché le famiglie recuperino potere d’acquisto - assorbito da una riduzione di margini di profitto che sono molto saliti nella prima fase dell’inflazione. Il mercato del lavoro resta un “osservato speciale”. È sempre così nelle fasi di elevata inflazione, ma in quella attuale, in cui la disoccupazione di Eurolandia è scesa a gennaio ai minimi storici del 6,4%, l’attenzione è ancora maggiore.

Il rischio di tagliare i tassi troppo presto

I mercati hanno già abbandonato l’idea che nella riunione del 7 marzo i tassi possano scendere. Non manca chi punta ancora ad aprile, anche se per molti analisti giugno è da tempo la data più probabile. Non è detto che la Bce sia d’accordo. L’istituto di Francoforte è ben consapevole del fatto che i rischi legati a un taglio troppo anticipato sono superiori - e le ricerche storico-statistiche lo confermano - a quelli di un taglio troppo ritardato. In gioco c’è la possibilità che l’inflazione riprenda, e in modo più aggressivo.

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