La giornalista rientrata ieri in Italia

Cecilia Sala liberata: il ruolo chiave del capo dell'intelligence italiana, Gianni Caravelli

La giornalista italiana Cecilia Sala è stata liberata dopo l'arresto in Iran. Il generale Gianni Caravelli, direttore dell'Aise, ha svolto un ruolo fondamentale nella sua liberazione. Grazie al suo rapporto con l’omologo iraniano

di Carlo Marroni

L'arrivo di Cecilia Sala nella sua casa a Roma

3' di lettura

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Era a bordo del Falcon 900 che ha riportato da Teheran a Roma Cecilia Sala. Il generale Gianni Caravelli, direttore dell’Aise, l’agenzia dell’intelligence nazionale per l’estero, è certamente il principale protagonista della liberazione della giornalista italiana arrestata il 19 dicembre. Dal giorno dell’arresto le autorità italiane si sono mosse su due livelli: i contatti diplomatici e quelli dei servizi di informazione e sicurezza.

Per questi ultimi il dossier su Sala è stato gestito sempre in prima persona da Caravelli, che ha costantemente riferito alla premier Giorgia Meloni e al sottosegretario Alfredo Mantovano, ma il suo nome non è mai apparso.

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Infatti, nella nota di palazzo Chigi del 2 gennaio relativa alla riunione sull’arresto figuravano i nomi di Meloni, Antonio Tajani, Carlo Nordio, il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio e lo stesso Mantovano. Ma è probabile ci fosse anche Caravelli (forse collegato).

Caravelli direttore Aise dal 2020

Il generale era stato nominato direttore Aise nel 2020 e confermato nel 2022. Nel settembre scorso è stato promosso a prefetto dopo le polemiche su presunte critiche al servizio. Da subito è stato escluso che possa passare al Dis, dopo le dimissioni di Elisabetta Belloni.

Il generale negli ultimi 20 giorni ha passato molto tempo a Teheran e oggi è chiaro che è stato fondamentale il suo lungo rapporto personale e di reciproca stima con il suo omologo dei servizi iraniani che fanno capo al Vezarat-e Ettela’at va Amniat-e Keshvar (Vevak), struttura ben distinta dai servizi di informazione che fanno capo al corpo dei Guardiani della rivoluzioni.

La liberazione di Sala è sganciata ufficialmente dalla vicenda dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi, su cui la magistratura italiana si pronuncerà a breve, anche se ormai è data per scontato che non sarà concessa l’estradizione in Usa.

«L’Iran ha da sempre un legame molto forte con l’Italia, e di profonda considerazione, che travalica le contingenze degli scenari geopolitici» afferma un esperto di intelligence già consulente dei nostri apparati, e questo filo diretto è stato l’elemento chiave per chiudere la vicenda.

Una vicenda che tra l’altro è scoppiata in un momento particolarmente delicato visto che il passaggio di poteri in Usa, ormai imminente, rende meno efficaci le interlocuzioni con l’intelligence americana. Di questa operazione e delle sue implicazioni forse si parlerà a margine della riunione di oggi a Roma dei ministri degli esteri del formato “Quint” sulla Siria, presente il segretario di Stato Usa Anthony Blinken, ormai a fine mandato.

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«Sono confusa e felicissima, sto bene»

«Sono confusa e felicissima, mi devo riabituare, devo riposare, questa notte non ho dormito per l’eccitazione e la gioia. Quella precedente per l’angoscia, sto bene, sono molto contenta». Con queste parole Cecilia Sala, ha risposto alla domanda di Mario Calabresi nel podcast sulla sua detenzione pubblicato da Choramedia che si intitola: ’i miei giorni a Evin, tra interrogatori e isolamento.

«Non mi è stato spiegato perché io sia finita in una cella di isolamento nel carcere di Evin. Questa storia comincia col fatto che l’Iran è il Paese nel quale più volevo tornare, dove ci sono le persone a cui più mi sono affezionata. Si cerca di avere uno scudo dalla sofferenza degli altri che accumuli e qualche volta volta delle fonti che incontri per lavoro diventano amici, persone che vuoi sapere come stanno e l’Iran è uno di questi posti», ha detto ancora Cecilia Sala.

Ti interrogavano? «Si». Tutti i giorni? «Quasi. Per le prime due settimane tutti i giorni». «Ho preso in considerazione di essere accusata di reati che loro chiamano ’pubblicità contro la Repubblica islamica’», ma anche di cose più gravi. «Quando ho chiesto mi hanno detto che ero accusata di tante azioni illecite, compiute in tanti luoghi diversi». «Come ho saputo che sarei uscita? ’Me lo ha detto una guardia con cui avevo un rapporto, difficile e di poche parole, ma che mi parlava. Lì per lì non ci ho creduto. Erano le 9 di mattina del giorno in cui sono stata liberata. Dal carcere, dopo vari passaggi, sono andata direttamente all’aeroporto».

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Il legale di Abedini deposita un’altra richiesta di arresti domiciliari

Intanto il legale di Mohammad Abedini Najafabadi, l’iraniano fermato a Malpensa lo scorso 16 dicembre su richiesta degli Stati Uniti, e ora detenuto a Opera, ha modificato la richiesta di arresti domiciliari dopo parere negativo della procuratrice Generale di Milano Francesca Nanni all’istanza depositata a fine 2024. Ora la richiesta prevede che Abedini indossi il braccialetto elettronico e rimanga in un appartamento di Milano diverso da quello proposto in precedenza. La precedente richiesta non contemplava il braccialetto elettronico.

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