Verso la manovra

Pensioni, si apre il cantiere. Fava: la sostenibilità non è in discussione

Allo studio una nuova spinta alla previdenza complementare. Da decidere le sorti di Quota 103 e Opzione donna. Il presidente dell’Inps assicura: «I giovani andranno in pensione, lanceremo campagna di educazione previdenziale a scuola».

di Redazione Roma

Gabriele Fava

3' di lettura

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In vista della prossima legge di Bilancio si apre il cantiere pensioni. Mentre il presidente dell’Inps, il giuslavorista Gabriele Fava, assicura: «la sostenibilità del sistema previdenziale oggi non è in discussione. Lo dicono i numeri, non le opinioni: nel 2024 abbiamo registrato 400mila nuovi assicurati, raggiungendo 27 milioni di lavoratori attivi, di cui oltre 7 milioni giovani. È un record storico, che dimostra la vitalità del nostro tessuto sociale e produttivo».

In crescita la spesa pensionistica

In una intervista a ilSussidiario.net, il presidente dell’Inps, ospite del Meeting di Rimini, spiega che la spesa pensionistica italiana crescerà fino al 17,3% del Pil nel 2036 per poi ridursi: «Una curva impegnativa - ha detto - ma governabile. Nel 2024 l’Istituto, per la prima volta negli ultimi anni, ha registrato un saldo positivo di 15 miliardi di euro, - ha osservato - patrimonio netto in crescita e contributi a +5,5%. Naturalmente, il contesto demografico resta complesso, ma non è una sfida solo italiana: riguarda tutta l’Europa».

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I giovani avranno la pensione

Fava ha poi evidenziato come In Italia, malgrado il calo demografico, «i giovani avranno la pensione. E lo voglio dire con chiarezza: la vera sfida non è la sostenibilità in sé, ma la fiducia. Troppi ragazzi oggi vivono la previdenza come un’illusione lontana. Per questo stiamo lavorando al conto previdenziale unificato, che offrirà a ogni cittadino una visione unica e completa della propria posizione, con proiezioni affidabili sul futuro».

Lanceremo educazione previdenziale nelle scuole

Dal nuovo anno scolastico poi, ha annunciato Fava, «lanceremo una campagna nazionale di educazione previdenziale: scuole, università, forze dell’ordine, fiere di orientamento al lavoro, eventi culturali. Perché la consapevolezza si costruisce presto. E lo faremo con i linguaggi dei ragazzi: social network, creator, podcast».

Il cantiere pensioni

Governo e maggioranza guardano alla prossima legge di Bilancio. Per ora sono al lavoro i tecnici. Eppoi molto dipenderà dalle risorse a disposizione, che “certificherà” il Mef in vista della sessione di bilancio autunnale. Da quanto si apprende, l’attenzione si starebbe focalizzando su una operazione di rilancio delle forme integrative, con l’obiettivo di aumentare gli iscritti al cosiddetto “secondo pilastro”, vale a dire alla previdenza complementare.

Il rilancio della previdenza complementare

Un primo assaggio di intervento c’è stato nella scorsa manovra che ha aperto alla possibilità, per i lavoratori interamente “contributivi”, di uscire dal lavoro a 64 anni d’età attraverso il cumulo della previdenza obbligatoria con quella complementare. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di consentire questa possibilità anche a coloro che sono in una contribuzione con il sistema misto e che abbiano almeno 25 anni di contributi. A premere è soprattutto la Lega che, come più volte ripetuto dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, vuole che i 64 anni d’età diventino «la vera soglia di libertà pensionistica». Nei mesi scorsi è stato anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a parlare di “rilancio” delle pensioni integrative. Giorgetti, compatibilmente con i rigidi vincoli di finanza pubblica, aveva pure indicato una possibile rotta d’azione: miglioramento dei meccanismi di adesione, incremento della contribuzione, anche se con modalità compatibili con i vincoli stringenti di finanza pubblica, introduzione di stimoli per competizione e ricerca di soluzioni d’investimento maggiormente efficienti. Un ruolo potrebbe giocarlo anche il Tfr.

I numeri sul “secondo pilastro”

Il punto è che oggi meno di due lavoratori su cinque risultano iscritti al cosiddetto “secondo pilastro”. Dall’ultimo rapporto annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, emerge che in rapporto alle forze di lavoro il tasso di partecipazione, al netto dei minori di 15 anni, è del 38,3%, in leggera crescita sul 2023 (36,9%). E ad aderire alle pensioni integrative è non più del 29,9% degli occupati “under 35”, con un aumento sensibile, comunque, dell’8,4% rispetto al 2019.

Da decidere le sorti di Quota 103 e Opzione donna

A fine 2025 si dovrebbe esaurire la corsa di Quota 103 in versione “contributiva”, ovvero della possibilità di uscire anticipatamente con almeno 41 anni di versamenti e 62 anni d’età ma appunto con l’aggancio al metodo contributivo. Ed è previsto anche lo stop di altri canali di uscita, come Opzione donna, nell’attuale versione ristretta, o Ape sociale. Il governo dovrà quindi decidere la strategia da adottare per il 2026. Al momento la strada per confermare queste misure è in salita. Soprattutto Quota 103 e Opzione donna sono in bilico.

Il nodo dell’aumento dell’aspettativa di vita

L’esecutivo dovrà anche prendere una decisione sull’aumento di tre mesi dal 2027 dei requisiti pensionistici per effetto dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita. L’orientamento del governo è di “congelare” questo meccanismo per un biennio. In questo caso dovranno essere trovate le necessarie coperture finanziarie e misure compensative.

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