Manovra, salta tutto il pacchetto pensioni. Crisi evitata di un soffio
Nella norma il Governo decide di ritirare l’emendamento con il silenzio assenso sul Tfr e il prolungamento delle finestre d’uscita
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Salta nella notte l’intero pacchetto previdenziale presentato mercoledì dal Governo nell’emendamento alla legge di bilancio. Il “niet” della Lega ferma tutto l’impianto costruito al ministero dell’Economia, con il silenzio assenso sul Tfr e i due interventi su riscatti di laurea e allungamento delle finestre per coprire le potenziali spese future per le maggiori uscite rese possibili dall’integrazione del secondo pilastro. “Vittoria”, esultano anche le opposizioni con Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, dopo che i Dem si erano detti disposti a votare l’emendamento del Carroccio che chiedeva la soppressione delle norme con l’allungamento della permanenza al lavoro.
L’Esecutivo presenta quindi un nuovo emendamento, depurato dal capitolo previdenza, e limitato agli interventi su rimodulazione del Pnrr, estensione dell’iperammortamento al 30 settembre 2028 e rifinanziamento degli incentivi fiscali di Transizione 4.0 per le imprese. Tutti gli altri interventi del correttivo, al netto della previdenza, troveranno posto in un nuovo decreto legge che sarà approvato in consiglio dei ministri la prossima settimana, come annunciato dal ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.
La decisione è arrivata dopo la mezzanotte, e soprattutto dopo che una sorta di stallo alla messicana aveva opposto il Governo alla Lega, con la concreta possibilità di mandare sotto l’Esecutivo in Parlamento sulla manovra. Tutto era nato dalle coperture, quasi due miliardi all’anno nella loro massima estensione al 2035, trovate con il taglio ai riscatti di laurea e il raddoppio progressivo delle finestre d’attesa fra la maturazione dei requisiti per il pensionamento anticipato e la possibilità effettiva di uscire dal lavoro. Queste norme servivano, come detto, a finanziare le possibili maggiori spese generate dalla spinta del Tfr verso la previdenza integrativa, con il rischio di aumentare le possibili uscite anticipate (64 anni di età e 25 di contributi, 30 dal 2030) con il ricalcolo contributivo.
La guerra tutta interna al Carroccio sulla previdenza finisce qui. Al netto degli strascichi politici nel Carroccio e nella maggioranza, con ferite ancora tutte da rimarginare.



