Notai

Patto di famiglia verticale per facilitare i passaggi d’azienda tra generazioni

Focus anche sulle nuove regole per la circolazione dei beni di provenienza donativa

di Camilla Colombo e Camilla Curcio

Pagina Facebook del Consiglio nazionale del Notariato

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Il patto di famiglia e la disciplina relativa alla circolazione dei beni di provenienza donativa sono stati i temi più dibattuti nel corso del 61° Congresso nazionale del Notariato, che si è svolto a Roma dal 16 al 18 ottobre.

Il patto di famiglia, istituto introdotto nel 2006, intendeva stimolare il passaggio generazionale nelle imprese. Ma oggi ha bisogno di essere perfezionato per avere successo. «Perché finora non ha funzionato secondo le aspettative? Perché oggi è concepito in orizzontale: al figlio spetta liquidare gli altri eredi e spesso non ha la capacità economica di farlo», ha spiegato Vito Pace, presidente del Consiglio nazionale del Notariato. «Per questo, come categoria chiediamo di introdurre un patto verticale, così da allargare la platea dei beneficiari».

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Una modifica che potrebbe soddisfare anche le esigenze dei giovani imprenditori se affiancata da personalizzazione, flessibilità e dialogo tra le generazioni. «Da una nostra ricerca condotta a maggio 2025, emerge che per il 30% dei giovani imprenditori è importante rinnovare e trasformare l’azienda per essere competitivi, allargare il business e aprirsi a nuovi mercati», ha illustrato Alice Pretto, vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria. «Il 54%, inoltre, vorrebbe mettere in pratica una governance più inclusiva perché più sensibile ai temi della diversity».

Il ddl Semplificazioni

Sul tavolo delle proposte rivolte alle istituzioni i notai hanno messo anche la necessità di affrontare la riforma dei patti successori, almeno di quello rinunciativo, per chiudere il cerchio vista l’approvazione in Senato del ddl Semplificazioni, che modifica le regole sulla circolazione dei beni di provenienza donativa.

«La riforma serve a snellire e rendere fluido il trasferimento dei beni e non è una modifica nell’interesse dei notai ma dei cittadini», ha commentato Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia. «Da oltre dieci anni il Notariato proponeva al Legislatore di intervenire su questa normativa, divenuta oramai anacronistica», ha aggiunto Pace, ricordando che ogni anno in Italia si contano oltre 200mila donazioni immobiliari. Tuttavia, di molti di questi beni i legittimari possono richiedere la restituzione in caso di lesione della legittima. Un meccanismo che impatta sul mercato immobiliare, rendendo difficili le transazioni e l’accesso al credito.

La proposta del Notariato mira a superare questo nodo, stabilendo che i legittimari non possano più chiedere la restituzione di un immobile donato a un terzo acquirente, avendo quindi la certezza che il bene non potrà essere rivendicato. Questo approccio tutela il principio di equità, assicurando che gli eredi ricevano una compensazione adeguata.

La formazione di genere

Affrontare i cambiamenti della società significa anche saper riconoscere che al raggiungimento di un’effettiva parità tra i sessi mancano ancora dei tasselli, tra cui il riconoscimento della violenza economica di genere. «Se andiamo a guardare i casi di violenza domestica, tutto parte da una discriminazione economica», ha chiosato Paola Di Nicola Travaglini, magistrata e consigliera di Corte di cassazione. «Prima si crea l’incapacità economica della donna nel contesto familiare, poi la si depotenzia rispetto agli strumenti che la renderebbero autonoma. Non è un caso che un terzo dei femminicidi avvengono nel corso di una separazione o in contesti in cui la donna vuole interrompere la relazione».

Serve, per questo, una formazione specifica dei professionisti. Soprattutto dei notai, che possono farsi «garanti della prevenzione». L’appello è stato accolto dal presidente Pace che ha annunciato l’impegno di inserire, nel programma della Scuola del Notariato, corsi ad hoc sul tema.

Si conferma così il ruolo attivo del notaio nel farsi interprete dei cambiamenti della società e della famiglia. Come è stato nel 1975 con la riforma del diritto familiare, così oggi la categoria si apre al dialogo con il legislatore per tutelare la dignità dei soggetti fragili, garantendo da una parte l’autonomia privata e dall’altra preservando la loro funzione pubblica.

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