Il vertice in Brasile

Parolin alla Cop30: «Il climate change genera più sfollati dei conflitti»

Il segretario di Stato vaticano richiama l’attenzione sui rifugiati climatici, che secondo la Banca mondiale potrebbero superare quota 200 milioni entro il 2050. Il premier spagnolo Sanchez: «Il clima è il pane che manca quando c’è una siccità o la casa distrutta da un’esondazione»

di Gianluca Di Donfrancesco

Una tavola rotonda durante la COP30 delle Nazioni Unite a Belem (AP)

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Il riscaldamento causa «più sfollati» dei conflitti: tocca al segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, mettere l’accento sulla dimensione umanitaria della crisi climatica. Lo fa dal pulpito di Belem, nella seconda giornata del vertice politico che anticipa la Cop30.

Parlando ai media vaticani, Parolin ha così ricordato che i disastri naturali scacciano dai loro luoghi d’origine milioni di persone, soprattutto nei Paesi poveri e meno capaci di rispondere alle sfide dell’adattamento. Sono i rifugiati climatici, in fuga dalla povertà generata non dalla guerra, ma dagli effetti del global warming.

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200 milioni di rifugiati climatici

Già nel 2021, la Banca Mondiale stimava che questa sorte potrebbe toccare a oltre 200 milioni di persone entro il 2050. Un esempio: la nazione insulare di Tuvalu, nel Pacifico meridionale, è candidata a diventare il primo Stato inabitabile, a causa dell’innalzamento del livello del mare. Dal 2023, il Governo australiano offre ogni anno permessi di soggiorno illimitati a 280 tuvaluani, con la prospettiva di reinsediare tutti gli 11mila abitanti in 40 anni.

Sempre la Banca Mondiale, nel 2024, avvisava che quasi un individuo su cinque, a livello globale, rischia di subire nel corso della propria vita un grave shock meteorologico, da cui faticherà a riprendersi economicamente.

L’Agenzia Onu per i rifugiati, sempre nel 2024, calcolava che tre quarti dei 120 milioni di persone già sfollate in tutto il mondo vivono in Paesi gravemente colpiti dai cambiamenti climatici, che si sommano a crisi di altra natura, come Etiopia, Haiti, Myanmar, Somalia, Sudan e Siria. Non solo. La competizione per il controllo di risorse primarie sempre più scarse, come acqua e terre coltivabili, rischia di moltiplicare e inasprire i conflitti.

Raggiunto il palco del vertice sul clima, dove giovedì 6 e venerdì 7 novembre si sono alternati leader politici di quasi tutto il mondo, Parolin ha letto un messaggio del Papa, che ha sottolineato come la pace sia minacciata «anche dalla mancanza del dovuto rispetto per il creato, dal saccheggio delle risorse naturali e da un progressivo declino della qualità della vita a causa dei cambiamenti climatici».

Proprio venerdì 7, il Servizio europeo per il clima, Copernicus, ha affermato che il 2025 «sarà quasi certamente il secondo o il terzo anno» più caldo di sempre, confermando le previsioni della World Meteorological Organization (Wmo). Il mese scorso, si è registrata una temperatura media di 1,55 gradi superiore a quella del periodo preindustriale. Tutti gli ultimi 12 mesi hanno oltrepassato il tetto di 1,5 gradi, fissato dall’Accordo di Parigi. Sebbene il 2025 potrebbe restare sotto la soglia, è probabile che la temperatura media globale per il periodo 2023-2025 lo faccia: sarebbe l’ennesima “prima volta”.

Sanchez: il climate change uccide

A Belem, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ricordato cosa significa il riscaldamento globale nella vita reale delle persone, anche nei Paesi avanzati. «Il cambiamento climatico - ha detto - uccide sempre di più. In Spagna è costato oltre 20mila vite in 5 anni». Nel 2024, la comunità valenziana è stata colpita «dalla terribile tempesta Dana» e questa estate, gli incendi hanno devastato mezzo milione di ettari di territorio. Sanchez ha sottolineato che nei sette anni del suo Governo, la Spagna ha aumentato del 140% la capacità installata di energia solare ed eolica e moltiplicato la capacità di autoconsumo. La Spagna è al tempo stesso uno dei Paesi avanzati a più alta crescita ormai da anni.

«Il clima - ha concluso il premier spagnolo - è molto più di una statistica. È il pane che manca quando c’è una siccità o la casa che si perde quando arriva un’esondazione».

Sanchez ha anche annunciato piani per tassare voli commerciali e jet privati. «Stiamo collaborando con altri Paesi: è corretto che chi ha di più e inquina di più, paghi la giusta quota».

Nel suo intervento, il cancelliere tedesco e leader dei cristiano-democratici, Friedrich Merz, che ha un approccio molto più conservativo sulla transizione energetica, ha messo l’accento sul ruolo dell’innovazione e sulle esigenze dell’economia.

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