Pannelli solari sui terreni agricoli, braccio di ferro tra Lollobrigida e Pichetto Fratin
Il provvedimento in rampa di lancio sembra entrare a gamba tesa nel delicato tema della individuazione delle aree idonee
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È braccio di ferro nel governo sui pannelli solari sui terreni agricoli tra il responsabile dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e quello dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Nella bozza del decreto del ministero dell’Agricoltura. guidato dal primo, che sarà portato in consiglio dei ministri lunedì 6 maggio viene sbarrata la strada all’installazione degli impianti fotovoltaici a terra, il cui sviluppo è ormai al palo da quasi due anni. Il Ministero dell’Ambiente fa sapere che «la proposta non risulta condivisa». Insorgono le associazioni di impresa dell’energia, con Elettricità Futura e Utilitalia che scrivono ai ministri di «riconsiderare» la decisione. Mentre Coldiretti, da sempre contraria ai pannelli solari nei campi, difende il provvedimento. Nel tardo pomeriggio, Pichetto getta acqua sul fuoco: i due ministeri, scrive, «stanno interloquendo per trovare la migliore formulazione».
La stretta: i terreni agricoli non sono aree idonee
L’articolo del provvedimento in rampa di lancio sembra dunque entrare a gamba tesa nel delicato tema della individuazione delle aree idonee, i cui criteri di definizione sono contenuti in un decreto interministeriale del ministero dell’Ambiente (in collaborazione con ministero per la Cultura e ministero dell’Agricoltura) che è a bagnomaria da due anni. L’intento sembra quello di voler superare tutte le discussioni in corso da mesi tra ministeri e regioni per arrivare a stabilire che i terreni agricoli sono da considerare aree non idonee. Ma è un intento, perché nella sostanza la norma non sembra scritta benissimo. L’articolo 6 stabilisce che «le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici sono aree non idonee all’istallazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b) del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28. I procedimenti di autorizzazione in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto sono conclusi ai sensi della normativa previgente». Non è molto chiaro se gli impianti in oggetto siano già costruiti, perché il riferimento alla legge del 2011 riguarda impianti che hanno già ottenuto la Dila, dichiarazione di inizio lavori asseverata, dunque che sono già stati realizzati.
Lo stop di Pichetto Fratin: la proposta non è stata condivisa
«La proposta non risulta condivisa»: così fonti del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica hanno commentato il divieto ai pannelli solari sui terreni agricoli contenuto nella bozza del decreto del ministero dell’Agricoltura che sarà portato in consiglio dei ministri lunedì 6 maggio. A febbraio il ministero dell’Ambiente aveva varato un decreto di incentivi ventennali all’agrivoltaico.
Coldiretti: stop al fotovoltaico selvaggio tutela agricoltura
Per tutelare l’agricoltura nazionale occorre un deciso stop al fotovoltaico selvaggio, con la copertura di intere aree agricole produttive con distese di ettari di pannelli a terra. È quanto chiede Coldiretti, in una nota, nell’osservare che si tratta di «impianti spesso realizzati da fondi di investimento speculativi e resi possibili da un far west normativo che deriva dall’assenza di regole di governo del territorio». Coldiretti ha aggiunto di non essere «contro le rinnovabili, come dimostra anche la forte partecipazione alla misura del Pnnr per gli impianti fotovoltaici sui tetti di stalle e cascine».
Elettricità Futura/Utilitalia, rivedere no ad agrivoltaico
Di posizione diversa Elettricità Futura, l’associazione delle imprese elettriche, e Utilitalia, la Federazione delle utilities: hanno scritto una lettera congiunta ai ministri Lollobrigida e Pichetto chiedendo di «riconsiderare» il divieto all’agrivoltaico contenuto in un Decreto del Ministero dell’Agricoltura che sarà portato lunedì in Cdm. La norma, scrivono nella missiva, «determinerebbe una battuta d’arresto per gli investimenti necessari a conseguire gli obiettivi di transizione energetica fissati dal Governo stesso e le relative ricadute positive di carattere economico ed occupazionale».








