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Pannelli fotovoltaici, così il governo frena lo sviluppo degli impianti sui terreni agricoli

L’ultimo segnale contraddittorio, rispetto agli annunci di voler correre sulla strada della sostenibilità e dell’indipendenza energetica, è un articolo inserito nella bozza del decreto sulle emergenze del settore agroalimentare predisposta dal dicastero per l’Agricoltura.

di Laura Serafini

3' di lettura

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Il governo si impegna a triplicare i target di fonti rinnovabili in Italia al G7 sull’energia appena concluso alla Reggia di Venaria di Torino. E contestualmente compie un nuovo passo per sbarrare la strada all’installazione degli impianti fotovoltaici a terra, il cui sviluppo è ormai al palo da quasi due anni. L’ultimo segnale contraddittorio, rispetto agli annunci di voler correre sulla strada della sostenibilità e dell’indipendenza energetica, è un articolo inserito nella bozza del decreto sulle emergenze del settore agroalimentare predisposta dal dicastero per l’Agricoltura.

La bozza del Dl Agroalimentare: i terreni agricoli non sono aree idonee

L’articolo sembra entrare a gamba tesa nel delicato tema della individuazione delle aree idonee, i cui criteri di definizione sono contenuti in un decreto interministeriale del ministero dell’Ambiente (in collaborazione con ministero per la Cultura e ministero dell’Agricoltura) che è a bagnomaria da due anni. L’intento sembra quello di voler superare tutte le discussioni in corso da mesi tra ministeri e regioni per arrivare a stabilire che i terreni agricoli sono da considerare aree non idonee. Ma è un intento, perché nella sostanza la norma non sembra scritta benissimo. L’articolo 6 stabilisce che «le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici sono aree non idonee all’istallazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b) del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28. I procedimenti di autorizzazione in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto sono conclusi ai sensi della normativa previgente». Non è molto chiaro se gli impianti in oggetto siano già costruiti, perché il riferimento alla legge del 2011 riguarda impianti che hanno già ottenuto la Dila, dichiarazione di inizio lavori asseverata, dunque che sono già stati realizzati.

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Decreto aree idonee fermo da due anni, le regioni bloccano gli impianti

In ogni caso la norma fa discutere perché a stabilire la necessità di fissare criteri per individuare aree idonee in un decreto interministeriale era stato il decreto legislativo 199 del 2021 che attuava una direttiva europea volta ad accelerare il permitting degli impianti rinnovabili. Sono quasi tre anni che si discute su come individuare quei criteri, con le regioni (le quali sono chiamate a dare un parere sul decreto) che non trovano una quadra. Tanto da spingerle a varare, a partire dalla Sardegna, moratorie fino a 18 mesi sull’autorizzazione di nuovi impianti. Il decreto del ministero dell’Agricoltura passa sopra a tutto questo e introduce una modifica al decreto legislativo del 2021, la quale sembra stabilire per legge che sui terreni agricoli gli impianti fotovoltaici non possono essere installati. Nei fatti non è esattamente così: perché le aree idonee sono semplicemente zone nelle quali ottenere i permessi è più semplice e veloce, non aree dove si può installare ed in altre no.

Bozza decreto legge in Cdm entro metà maggio

Peraltro il decreto Energia del febbraio scorso per la prima volta aveva ammesso alle aste per gli incentivi gli impianti fotovoltaici realizzati sui terreni ad uso agricolo. Dunque, o la mano destra non sa cosa fa la sinistra, oppure gli interessi delle varie parti coinvolte cercano di attecchire nel dicastero più sensibile. Peraltro in un periodo di campagna elettorale. Secondo indiscrezioni la bozza di decreto legge dovrebbe andare all’esame del Consiglio dei ministri entro metà maggio, ma non si sa se l’articolo 6 alla fine verrà confermato. Anche perché sembra che al ministero per l’Ambiente non sia visto di buon occhio.

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