Prodotti tutelati

Pani e dolci: piccole Dop in grande espansione

Oltre i big molto noti, si distinguono per la crescita a doppia cifra di alcune specialità del made in Italy come il Cioccolato di Modica, i Cantuccini Toscani, la Piadina Romagnola e Focaccia di Recco e molti altri prodotti con fatturati minori ma in buona salute

di Manuela Soressi

Ricciarelli di Siena Igp

3' di lettura

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Di cosa parliamo quando parliamo dei 324 prodotti alimentari italiani Dop o Igp? Sicuramente di formaggi, salumi, oli di oliva, aceti balsamici e ortofrutta, che rappresentano il grosso della Dop economy nazionale, con i suoi 9,1 miliardi di euro alla produzione e 4,6 miliardi di euro di export (fonte Rapporto Qualivita).

Ma dietro i “soliti” e ben noti colossi del made in Italy (come Grana Padano e Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Mozzarella di Bufala Campana, Pecorino Romano e Gorgonzola), ci sono prodotti di altre categorie merceologiche, come il dolciario o la panetteria, a testimoniare la ricchezza del menu tradizionale italiano. Dop e Igp minori rispetto alla “prima linea” ma, che vivono una fase di espansione e registrano crescite a doppia cifra. Come il Cioccolato di Modica, che ha superato i 6 milioni di euro di valore alla produzione (+10,5% annuo), e i Cantuccini Toscani Igp, che, grazie a un balzo annuo del +18,2%, hanno toccato i 42,5 milioni di euro, confermandosi la prima Igp dolciaria italiana per giro d’affari. Una crescita andata di pari passo con quella della produzione (+970% in sei anni) e con quella dell’export, che tra 2016 e 2023 è salito dal 35% al 51% delle vendite totali. Il mercato di riferimento è quello statunitense, che però ha un andamento oscillante (da 1,2 e 3,4 milioni di euro annui) a causa dell’imperfetta conoscenza dell’Igp e del suo mancato riconoscimento.

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Oggi su quest’altalenante mercato pesa l’incognita di nuovi dazi. «Sarebbero un danno per la denominazione e per i nostri sforzi di promuoverla negli Usa, andando ad aggravare una situazione già complessa” commenta Daniele Scapigliati, presidente di Assocantuccini, che comunque continua a puntare sul valore dell’Ig e sui mercati esteri, compresi quelli europei a cui è rivolto il progetto di comunicazione “In viaggio con i Cantuccini Toscani Igp” in corso sino al 2026.

Altri prodotti identitari della tradizione toscana sono il panforte e ricciarelli, primi prodotti dolciari italiani ad aver ottenuto la Igp, nel 2010. «Abbiamo scelto questa certificazione perché garantisce il rispetto dell’autenticità della ricetta originale e la qualità degli ingredienti, come canditi di prima scelta e mandorle pure», spiega Massimiliano Arnecchi, presidente dei Comitati per la promozione delle Igp Ricciarelli di Siena e Panforte di Siena, gli unici che possono legittimamente usare la dizione “di Siena”. Una filiera certificata importante per l’economia locale: 2 milioni di euro alla produzione e 170 tonnellate per il Panforte, 2,3 milioni di euro e 157 tonnellate per i Ricciarelli. Tra 2016 e 2023 sia volumi che ricavi sono raddoppiati e la crescita continua.

Andamento positivo anche il Pane Toscano Dop (10mila tonnellate per 2,6 milioni di euro), che l’anno scorso ha inserito nel disciplinare anche la possibilità di utilizzare farine integrali o semi-integrali. Una novità introdotta per andare incontro ai consumatori che preferiscono il pane “scuro” e aprire nuove opportunità di mercato. Un obiettivo a cui è rivolto anche il progetto in atto con l’università di Pisa finalizzato ad aumentare la shelf life del pane confezionato in atmosfera modificata, usando soli mezzi fisici, per poter così raggiungere anche mercati più lontani, in particolare quelli internazionali.

Quegli stessi su cui si sta tutelando (è riconosciuta e protetta in una decina di Stati extra-europei) un altro prodotto tipico della tradizione italiana: la Piadina Romagnola, che, da quando nel 2014 ha ottenuto la Igp, ha visto lievitare del 280% la produzione, arrivata oggi a 25.675 tonnellate per un controvalore di 62 milioni di euro (+17% nel triennio). Ma il valore del bollino Ue non si misura solo coi numeri. “Grazie alla protezione dell’Igp, siamo riusciti a tutelare le radici artigianali del prodotto, garantendo ai consumatori qualità e autenticità della Piadina Romagnola che è vero e proprio simbolo della nostra terra e della nostra tradizione” sottolinea il presidente del Consorzio di tutela e promozione, Alfio Biagini.

Territorio e tradizione sono i valori su cui si è focalizzato il disciplinare della Igp della Focaccia di Recco col formaggio, che ha fatto una scelta controcorrente: escludere ogni trattamento di precottura, surgelazione, congelazione o altra tecnica di conservazione, escludendo quindi la Gdo nazionale o l’export. Chi vuole gustare o acquistare questo tradizionale prodotto deve recarsi a Recco, oppure nei vicini Comuni di Sori, Camogli e Avegno, dove si trovano gli 16 produttori (otto ristoranti, sei tra panifici e gastronomie e due focaccerie d’asporto) autorizzati a realizzare la Focaccia di Recco Igp. Un progetto di marketing territoriale che ha creato una filiera produttiva locale da 2 milioni di euro, in continua crescita e che ha portato Recco sui media internazionali come imperdibile tappa del “grand tour gastronomico” in Italia.

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