Olimpiadi Parigi 2024

Pallanuoto donne, perché la «piscina» del Setterosa si sta prosciugando

La sconfitta con l’Olanda per 11-8 costata all’Italia l’eliminazione certifica la crisi di un movimento. Che è innanzitutto crisi di vocazioni

di Dario Ricci

2' di lettura

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L’allarme lo aveva lanciato già qualche mese fa, in una chiacchierata poi andata in onda a Olympia, su Radio24: «Siamo un movimento in crisi di vocazioni, la nostra generazione dorata, quella che ci ha regalato medaglie tra Atene 2004 e Rio 2016, fatica a trovare ricambi adeguati, e non parlo tanto di qualità, ma di quantità. Difficile avvicinare nuove ragazze a questo sport meraviglioso». Così ci aveva detto allora Roberta Bianconi, argento olimpico proprio a Rio 2016, stella del Rapallo ed eletta anche quest’anno (per la terza volta in carriera) miglior giocatrice d’Europa.
Fa un certo effetto sentirla, oggi, ripetere gli stessi concetti nei momenti in cui lacrime e acqua si confondono, pochi minuti dopo l’eliminazione delle azzurre per mano dei Paesi Bassi per 11 a 8.

A 35 anni Bianconi preannuncia una pausa di riflessione in merito al continuo della sua carriera, ma intanto ribadisce la fotografia del movimento fatta in quella chiacchierata: «Abbiamo giocato con il cuore ma in queste partite i dettagli fanno la differenza. L’Olanda è stata più cinica e più lucida. Abbiamo dato tutto e sono contenta di questo. L’obiettivo di base è quello di portare in alto il nostro sport. La speranza è quella di invogliare le ragazze a iniziare a giocare a pallanuoto. Nel mio piccolo cerco di entrare in acqua provando a trasmettere alle più giovani la voglia di dare tutto in acqua».

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Un canto d’amore e malinconia per una disciplina che oggi fatica tremendamente ad allargare la base delle praticanti. E che non sia una fotografia scattata solo sulla base del risultato o dell’impulso del momento, lo testimoniano le parole di una giovane della nostra spedizione, Dafne Bettini, 21 anni, che manda giù due bei groppi in gola prima di pronunciare la sua analisi lucida e consapevole: «Usciamo dall’acqua con la consapevolezza di aver dato tutto. Siamo cresciute molto nel corso del torneo. Siamo partite malissimo con la Francia e siamo andate in crescendo con la vittoria sulla Grecia e la grande prova con la Spagna. Sono alla mia prima Olimpiade e avevo i brividi ad entrare in acqua. Ora onoriamo il torneo e ci giocheremo il quinto posto al massimo delle nostre possibilità. Il settore della pallanuoto femminile è in grande difficoltà. La maschile ha un grande seguito, mentre dal nostro lato mancano certezze».
A saldare le riflessioni di una veterana e di un’esordiente, il parere di uno che un club di punta di questo movimento è chiamato a gestirlo, mantenerlo, svilupparlo: «Abbiamo un campionato che d’abitudine ha qualche centinaio di spettatori per partita, che aumentano poi nelle fasi decisive del torneo – ci dice Enrico Antonucci, patron proprio del Rapallo Pallanuoto – ma mancano impianti adeguati, e all’estero ci sono investimenti sia a livello di club che di nazionali, e quindi qui da noi si fa molta fatica a mantenere il passo. Senza trascurare che le giovani si avvicinano più facilmente al nuoto e all’artistico, che alla calottina».
Un quadro difficile, su cui urgono interventi strutturali, per non offuscare la leggenda di una squadra che anche al femminile ha scritto pagine leggendarie dello sport azzurro.

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